Dopo la decisione di Banco Bpm di interrompere le consultazioni con Mps, l'unica certezza resta l'offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro messa in campo da Intesa Sanpaolo per conquistare Siena. Lovaglio: "Eccessiva concentrazione può ostacolare crescita Pmi". Unicredit tra Germania e incognita Italia. Cda in calendario la prossima settimana
L'articolo Risiko, Intesa Sanpaolo più vicina a Mps. Messina: “Noi un approdo sicuro”. Su Banco Bpm le mosse dell’Agricole proviene da FIRSTonline.
Dopo la decisione di Banco Bpm di interrompere le consultazioni con Mps, l’unica certezza resta l’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro messa in campo da Intesa Sanpaolo per conquistare Siena. Lovaglio: “Eccessiva concentrazione può ostacolare crescita Pmi”. Unicredit tra Germania e incognita Italia. Cda in calendario la prossima settimana
Risiko bancario: scenario ancora estremamente fluido e possibili colpi di scena dietro l’angolo. Dopo gli sviluppi delle scorse ore, con la decisione di Banco Bpm di interrompere le consultazioni con il Monte Paschi di Siena, l’unica certezza resta l’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro messa in campo da Intesa Sanpaolo per conquistare Mps. Una operazione per la quale il ceo Intesa, Carlo Messina, in un’intervista a Cnbc, citando la celebre frase “Whatever it takes” di Mario Draghi, si è già detto pronto a fare tutto ciò che serve per portarla a termine. E in effetti l’interruzione dei colloqui tra Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio sembra spianare la strada proprio a Intesa Sanpaolo: un’operazione che, se andasse in porto, consentirà di dar vita al secondo gruppo in Europa per capitalizzazione di Borsa, con una forte presenza di azionisti italiani, 2.000 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela e un utile netto superiore a 16 miliardi di euro al 2029.
Indicazioni a breve? Due date sono segnate in calendario, con ulteriori novità che potrebbero arrivare sia da Piazza Meda sia da Siena la settimana prossima, quando le due banche – rispettivamente il 5 e il 7 agosto – presenteranno i conti del primo semestre 2026.
Banco Bpm: quale futuro? Il ruolo di UnicreditE Banco Bpm? Due le ipotesi che circolano in modo insistente. La prima, secondo quanto viene ricostruito in ambienti finanziari, sarebbe quella di un’aggregazione con Crédit Agricole Italia. Un’operazione che sarebbe di gran lunga gradita ai vertici della Banque Verte che detiene il 29,3% di Bpm e che vede il mercato italiano come strategico. Ad oggi però i francesi, secondo le parole della cfo, Clotilde L’Angevin, in occasione dei risultati semestrali, non hanno ancora richiesto alla Bce l’autorizzazione per il controllo di Banco Bpm. Lo “scenario preferibile” sarebbe una fusione tra Banco Bpm con Crédit Agricole Italia.
La seconda ipotesi che circola è quella di una mossa di Unicredit, ma il ceo del gruppo, Andrea Orcel, ha più volte ribadito che, per il momento, nel risiko italiano “siamo osservatori”. Sul ruolo di Unicredit in Italia non vanno trascurate le parole di apertura di Messina, guardando a possibili collaborazioni in futuro su diversi fronti. Tra gli addetti ai lavori c’è pure chi osserva che le cooperazioni prossime venture potrebbero riguardare la presenza in Generali, con Unicredit che è già azionista e Intesa che acquisirà la quota di Mediobanca una volta completata l’opas su Mps. Inoltre, sempre sul fronte Unicredit, dalla Germania arrivano le parole della ceo di Commerzbank, Bettina Orlopp, che spiega: “Sia io sia Orcel puntiamo a massimizzare il valore per gli azionisti. La mia ipotesi di base è che alla fine troveremo una soluzione amichevole”.
Mps: cosa ha detto Lovaglio“Mi preoccupa un’eccessiva concentrazione e il fatto che questa possa ostacolare la crescita delle piccole e medie imprese”. Così il ceo di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, in un articolo pubblicato sul sito del New York Times nel quale si ripercorre la storia degli ultimi anni e le vicende recenti della banca più antica del mondo. Nell’articolo, uscito con il titolo In Italy, the Knives Are Out for the World’s Oldest bank, si ripercorrono le fasi del risanamento della banca messe in atto da Lovaglio ed il percorso di crescita degli ultimi anni. Si arriva poi alla fase attuale con l’offerta pubblica di acquisto e scambio lancia da Intesa Sanpaolo e la proposta di “fusione alla pari” avanza da Banco Bpm.
“Il Monte non è solo una banca. È storia, è cultura ed è economia”, afferma inoltre Claudio Marignani, dipendente in pensione del Monte dei Paschi, nel medesimo articolo, ricordando che gli enti locali hanno chiesto un incontro al governo per discutere sul destino della banca. “C’è il timore – aggiunge – per i posti di lavoro e per l’identità di Siena“. Dal canto suo l’amministratore delegato di Mps si interroga sul come si “può avanzare un’offerta per smantellare la banca più antica del mondo, una banca che era nel pieno di una fase di risanamento?”. Fino a venerdì sera, si ricorda nell’articolo, Banco Bpm sembrava il partner preferito da Monte dei Paschi. Anche se riuscissero a rimettere in carreggiata il confronto, c’è un altro grande attore che potrebbe pretendere un posto al tavolo delle trattative: il principale investitore di Banco Bpm è infatti l’istituto di credito francese Crédit Agricole. E su quanto potrà accadere, Lovaglio non “vuole svelare le prossime mosse della banca”, conclude il Nyt.
Intesa Sanpaolo: cosa ha detto Messina“Riteniamo che l’acquisizione possa creare valore sia per gli azionisti di Intesa Sanpaolo sia per quelli di Mps”. Lo afferma il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, nell’intervista esclusiva a Cnbc dei giorni scorsi subito ripresa dai media (qui l’articolo di FIRSTonline) e pubblicata anche in versione integrale sabato da Milano Finanza. Nell’intervista, Messina ha citato la celebre frase di Mario Draghi “Whatever it takes”, “costi quel che costi. Vogliamo portare a termine l’operazione e faremo tutto il possibile per riuscirci. E molto importante perché consentirebbe di accelerare il nostro piano industriale, anticipandone di circa tre anni gli obiettivi. Con l’acquisizione arriveremo a 2.000 miliardi di patrimoni in gestione. E potremo potenziare le sinergie che già abbiamo nel gruppo”.
Dal punto di vista finanziario, l’amministratore delegato ha difeso la valuta dell’offerta (1,6 azioni Intesa e 1 euro in contanti per ciascun titolo Mps), evidenziando che la valutazione implicita attribuisce a Siena un multiplo P/E pari a 15 volte, superiore alle valutazioni correnti del settore e paragonabile a quello dei colossi statunitensi. Tra i vantaggi dell’operazione, viene citata l’assenza di rischi di integrazione e la gestione degli esuberi (circa 5.000 uscite volontarie previste per favorire il ricambio generazionale). In altre parole: “Un approdo sicuro per gli azionisti di Mps”.
Commentando poi il contesto europeo e le recenti mosse di Unicredit su Commerzbank, Messina ha apprezzato l’iniziativa della banca guidata da Andrea Orcel, definendola “un’ottima scelta, coerente con il proprio business model”. I due gruppi bancari saranno in competizione, ma l’ad ha precisato come i rapporti istituzionali e personali “sono buoni”. Sul tema delle grandi fusioni transfrontaliere in Europa, il ceo è stato netto: “Il consolidamento transfrontaliero è l’elemento che ancora manca nel panorama bancario europeo”, ma per portarlo a compimento servono progressi sul fronte dell’integrazione politica e istituzionale della zona euro. “A mio avviso la priorità è costruire una governance realmente europea. L’Europa dovrebbe dotarsi di un ministero dell’Economia comune, iniziare con gli eurobond. Solo allora avrebbe senso parlare seriamente di consolidamento transfrontaliero, altrimenti rischiamo che sia solo uno slogan”.