Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper superano 15 miliardi di utili nel primo semestre 2026, +3,7%. Crescono commissioni e assicurazioni, mentre calano filiali e occupazione
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Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper superano 15 miliardi di utili nel primo semestre 2026, +3,7%. Crescono commissioni e assicurazioni, mentre calano filiali e occupazione
Un altro semestre da record per le grandi banche italiane. Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper hanno chiuso i primi sei mesi del 2026 con utili netti complessivi superiori a 15 miliardi di euro, in crescita del 3,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A sostenere i risultati sono soprattutto commissioni e attività assicurativa, mentre continuano a diminuire sportelli e occupazione.
È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl sui conti dei cinque maggiori gruppi bancari italiani. La crescita della redditività arriva nonostante la sostanziale stabilità degli interessi netti, in calo dello 0,2%, confermando come il modello di business delle banche stia progressivamente spostando il proprio baricentro verso servizi a maggiore componente commissionale.
Commissioni e assicurazioni diventano il nuovo motore dei ricaviA fare la differenza nel semestre sono state soprattutto le commissioni nette, aumentate del 6,3%, e il risultato dell’attività assicurativa, balzato del 24,2%. Insieme queste componenti rappresentano ormai il 39% dei ricavi complessivi dei cinque grandi gruppi. Il dato certifica il crescente peso del risparmio gestito, della consulenza e del wealth management nelle strategie delle banche italiane, sempre meno dipendenti esclusivamente dall’andamento del margine di interesse.
La raccolta diretta è aumentata del 3,6%, mentre quella indiretta ha registrato un progresso del 3,1%. All’interno di quest’ultima, il risparmio gestito è salito del 4,6%, sostenuto anche dall’andamento favorevole dei mercati finanziari.
Dopo una lunga fase di debolezza tornano inoltre a crescere gli impieghi, aumentati del 6,3% rispetto al primo semestre del 2025. Resta elevata la qualità del credito, con il rapporto tra crediti deteriorati e impieghi fermo all’1,1% e un costo del rischio contenuto a 22 punti base.
Efficienza ai massimi, il cost income scende al 37,2%Accanto alla crescita degli utili migliora ulteriormente anche l’efficienza operativa. Nei primi sei mesi dell’anno i costi operativi sono diminuiti dell’1,1%, mentre il costo del personale è rimasto sostanzialmente stabile. Il cost/income ratio è sceso al 37,2%, dal 39,6% dello stesso periodo del 2025, un livello nettamente inferiore al 50,7% stimato per i principali concorrenti europei.
Continua inoltre a ridursi il peso del costo del lavoro sui proventi operativi. L’incidenza è passata dal 24,3% al 23,1% e, rispetto al 31,8% registrato alla fine del 2022, la flessione raggiunge gli 8,7 punti percentuali.
In crescita anche la produttività. Il risultato di gestione per dipendente è aumentato del 12,4%, le commissioni per lavoratore del 9,2% e i proventi operativi per addetto dell’8,1%. La redditività resta così su livelli particolarmente elevati. Al 30 giugno il Roe delle cinque grandi banche si attesta al 15,1%, contro una media del 10,02% registrata a fine marzo per le banche europee considerate “significant”.
Sul fronte patrimoniale il Cet1 ratio resta solido al 14,1%, nonostante le distribuzioni di dividendi e le operazioni di riacquisto di azioni proprie.
Meno dipendenti e filiali, First Cisl chiede di redistribuire il valoreAlla crescita dei risultati economici continua però ad accompagnarsi il ridimensionamento della rete fisica. Rispetto al primo semestre del 2025, i cinque gruppi hanno ridotto il numero degli sportelli di 333 unità, mentre gli occupati sono diminuiti di 5.621 persone.
Per il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, i numeri “confermano l’eccellente redditività del sistema bancario italiano e livelli di efficienza che collocano il settore ai vertici europei”.
Secondo Colombani, la riduzione del rapporto tra costo del lavoro e ricavi al 23,1% rappresenta “un livello davvero molto basso che attesta che l’efficienza è ai massimi livelli”. Il sindacato chiede quindi che una parte maggiore del valore prodotto venga riconosciuta ai lavoratori, anche attraverso il prossimo rinnovo del contratto nazionale.
“Col risiko che impazza, le pressioni al risultato sono sempre più forti perché nessuno vuol rimanere indietro”, osserva Colombani, sottolineando come il settore stia vivendo “una prova di forza permanente per accaparrarsi quote di mercato e aumentare la profittabilità”.
Per First Cisl, inoltre, le profonde riorganizzazioni legate al riassetto del sistema bancario e alla diffusione dell’intelligenza artificiale rendono necessarie nuove tutele. “È arrivato il momento di dare valore al lavoro”, conclude Colombani.
I profitti record potrebbero intanto riaccendere anche il confronto politico sul contributo delle banche alla finanza pubblica. Il vicepremier Matteo Salvini ha già annunciato che una proposta in questo senso sarà avanzata dalla Lega nella prossima Legge di Bilancio. “Le banche italiane stanno facendo guadagni come mai nella storia della Repubblica italiana”, ha affermato, sostenendo che una parte dei profitti dovrebbe essere reinvestita per sostenere famiglie e imprese in difficoltà.