Ma che bipolarismo è, anzi chiamiamolo bipopulismo, quello che a destra innalza come bandiera ideologica Roggero e a sinistra rende Fakir l?idolo della resistenza al presunto...
Ma che bipolarismo è, anzi chiamiamolo bipopulismo, quello che a destra innalza come bandiera ideologica Roggero e a sinistra rende Fakir l’idolo della resistenza al presunto Stato criminogeno, anche se la vicenda di Bologna è tutta ancora da chiarire? Ognuno, in questo schema muscolare, sventola il proprio idolo, facendo di tragedie vere pretesti per combattersi meglio. Roggero è un santo per la destra e un mostro per la sinistra. Fakir è un santo per la sinistra e un mostro per la destra. Se si va avanti così, non sarà una bella campagna elettorale quella che si svolgerà da qui al prossimo anno.
La buona politica è etica della responsabilità, misura, senso del limite e non è creare miti, feticci, martiri, da usare contro gli avversari. Se tutto è propaganda, tutto è anti-politica anche quando si pensa di fare politica. Qui siamo alla giustizia a furor di popolo e alla giustizia a furor di partiti (non tutti per fortuna). Se si procede tra santi e mostri, e ognuno ha i suoi, non si va lontano. Si trasforma il confronto politico in un rito di santificazione e di demonizzazione che è l’opposto della laicità che serve a un Paese secolarizzato e bisognoso di soluzioni pratiche che si prendono, per quanto è possibile, insieme.
E c’è un problema, appunto, politico in tutto ciò e un problema di civiltà giuridica. Che sembra diventata un lusso e un cammino troppo sottile per la comunicazione da talk show permanenti e da social contundenti di cui anche la cosiddetta classe dirigente - non la migliore - si fa follower invece di condurre operazioni di pedagogia democratica nella quale non ci sono né santi né mostri. Tra il caso Roggero e il caso Fakir, nel bipolarismo sbagliato ognuno
ritaglia il proprio frammento di realtà, lo chiama verità e lo sbatte contro gli avversari. In questo frastuono, si rischia di non captare gli spiragli di dialogo che possono esistere - uno di questi sono le aperture di Meloni ieri sull’emergenza energetica - e invece, da parte di tutti, l’esercizio dovrebbe essere anzitutto quello dell’ascolto e dell’interesse nazionale. In cui non possono esistere vessilli da sventolare gli uni contro gli altri (oltretutto vessilli improvvisati e buoni forse per le circostanze e non per le prospettive) e devono esserci, viceversa approcci, costruttivi e comuni. Gli unici tramite i quali ci si potrà poi presentare agli elettori ed essere presi sul serio.
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