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L'analisi/ Le scelte difficili di Zelensky

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

Governare significa scegliere e le scelte possono essere difficili, specie in tempo di guerra. Ne sa qualcosa il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che da quattro anni e mezzo resiste...

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Governare significa scegliere e le scelte possono essere difficili, specie in tempo di guerra. Ne sa qualcosa il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che da quattro anni e mezzo resiste coraggiosamente con il suo esercito e il suo popolo alla aggressione russa. Soprattutto la difesa del Paese impone decisioni complicate, come si è visto negli ultimi giorni. Da tempo occorreva superare il forte contrasto creatosi tra il giovane ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, e il capo delle Forze armate, Oleksandr Syrsky, sulla strategia di difesa più opportuna.  Il dissidio tra il brillante ministro e l’esperto generale si è rivelato insanabile: il primo puntava sul ricorso massiccio a nuove tecnologie (droni, digitalizzazione) e a una maggiore trasparenza negli approvvigionamenti; l’altro, più anziano, di scuola moscovita, a un più consistente impegno di fanteria e carri e a una gestione meno condivisa.

Zelensky ha inizialmente rimosso il ministro e confermato Syrsky, già distintosi nella difesa di Kyiv e di Kharkiv ma criticato per le enormi perdite subite a Bakhmut. Ne sono scaturite imponenti manifestazioni di piazza a Kyiv e in altre città per opporsi alla decisione del presidente e per reclamare la reintegrazione di Fedorov, che gode di una vasta popolarità nel Paese. A quel punto, dopo ripetute proteste, il presidente ha sollevato Syrsky dall’incarico e nominato a capo delle Forze armate un generale più giovane, Mikhailo Drapaty, molto apprezzato per la sua competenza e allineato in pieno alla visione del ministro Fedorov. 

E’ significativo che il terremoto al vertice dell’apparato militare avvenga in una fase in cui l’Ucraina pure sta dimostrando notevoli capacità militari. Ma lo è ancora di più il fatto che ancora una volta Zelensky corregga alla radice una sua decisione, sulla base di pesanti critiche e di un movimento di opinione che evidentemente ritiene di dover ascoltare. Era già successo l’estate scorsa, allorché una legge che riduceva le garanzie anti-corruzione era stata contestata con grandi manifestazioni di piazza fino a quando, poco dopo, il presidente non corresse il provvedimento, rafforzando l’indipendenza degli organi di contrasto della corruzione.  

Nella ampia platea mobilitatasi a sostegno di Fedorov, il cui destino professionale è ancora incerto, spiccano molti giovani, sensibili alla priorità data dal ministro all’uso di tecnologie innovative rispetto al ben più rischioso dispiegamento di uomini sul terreno. Zelensky ha mediato fin dove ha potuto, ha deciso e poi è tornato sui suoi passi, per recepire sostanzialmente le istanze della piazza. Quest’ultima ha avuto in parte soddisfazione con la rimozione del generale Syrsky e confida ora in un ripescaggio di Fedorov, con buona pace dei russi che avevano salutato con giubilo la sua rimozione. E’ infatti grazie alle tecniche adottate dall’ex ministro della Difesa che gli ucraini sono riusciti a contenere negli ultimi sei mesi l’avanzata delle truppe russe in Donbass e a rispondere ai missili di Mosca, che martellano incessantemente i civili in Ucraina, con qualche duro colpo a infrastrutture militari e energetiche russe anche distanti dal confine.

Sicché l’eventuale ritorno di Fedorov sulla scena non sarebbe una buona notizia per Vladimir Putin. Ancora più amara per il Cremlino deve essere la constatazione dell’esistenza in Ucraina di un’opinione pubblica in grado di esprimere pubblicamente e con forza la sua critica all’operato del presidente e di far valere i propri argomenti fino a incidere su decisioni del vertice. Certo, in questo quadro rientrano la duttilità di Volodymyr Zelensky, una certa tendenza ad assecondare gli umori della base (come reagirebbe a un’ipotesi di resa?), l’attenzione agli indici di popolarità. Ma soprattutto non va sottovalutata una società civile consapevole dello stato di guerra e dei suoi condizionamenti e tuttavia pronta a sollevare la propria voce nel segno della libertà e del pluralismo. Succede nell’Ucraina che si sente diversa e lontana da chi pensa di poterle negare il diritto di esistere e di scegliere il suo destino. Succede nell’Ucraina che guarda all’Europa.

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