Cosa sta accadendo alle superpotenze e alle grandi potenze in genere? Impegnate in violentissime guerre, ad esempio, sia Washington che Mosca infliggono gravissimi danni ai loro nemici, ma non...
Cosa sta accadendo alle superpotenze e alle grandi potenze in genere? Impegnate in violentissime guerre, ad esempio, sia Washington che Mosca infliggono gravissimi danni ai loro nemici, ma non riescono a chiudere le operazioni ottenendo i risultati ricercati. Si potrebbe dire che vincono, ma non convincono. O forse meglio, che i loro avversari riescono comunque a sopravvivere e persino a rispondere, a volte con un qualche successo.
Questo ad esempio è il caso dell’Ucraina che, in questa fase, sembra capace di infliggere alla Russia perdite equivalenti (e talvolta militarmente più significative) di quelle che subisce a causa dell’aggressione di Vladimir Putin.
Un po’ diverso il caso di Teheran. L’Iran ha a che fare con un nemico molto più sofisticato e meglio armato, e soprattutto troppo lontano dal campo di battaglia per essere colpito direttamente. Per cui gli iraniani attuano una sorta di triangolazione, mentre subiscono i colpi americani, rispondono sì contro le installazioni e le forze USA presenti nel Golfo (ma sono obiettivi difficili e molto ben protetti), ma soprattutto si concentrano contro i paesi alleati o comunque vicini agli USA (che peraltro non sparano un colpo contro l’Iran): Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Giordania eccetera. Persino Cipro.
Su un terreno politicamente connesso, ma militarmente differenziato, si giocano le guerre di Israele contro Hamas ed Hezbollah, che mietono vittime e distruzioni nelle terre dei palestinesi (Gaza, Cisgiordania) e in Libano.
La cosa anomala rispetto al passato è che nessuna di queste guerre sembra avviata ad una qualche conclusione. In tempi che sembrano ormai lontani le guerre si vincevano o si perdevano e poi si ripartiva da questo nuovo punto fermo. In tempi più recenti, durante la Guerra Fredda, spesso le guerre venivano congelate o comunque circoscritte e tenute al guinzaglio per evitare che avessero conseguenze nocive sull’equilibrio del terrore.
Adesso anche una tale prudenza (che pure, dal punto di vista delle capacità nucleari esistenti, dovrebbe continuare ad essere apprezzata) sembra dimenticata e ci si affida solo in modo generico al buon senso dei maggiori protagonisti. Tra Russia e Ucraina non si riesce ad aprire nessun tavolo negoziale. In compenso se ne sono aperti svariati tra USA ed Iran, tra Israele e Libano, tra Israele e Hamas e con Hezbollah, spesso senza incontri diretti tra le parti, ma comunque con svariati accordi consensuali. Tuttavia all’atto pratico anche in questo caso il risultato è praticamente nullo. Gli accordi sembrano buoni solo per essere violati accusando il nemico di infame doppiezza.
Analiticamente dobbiamo riconoscere che si tratta di guerre molto diverse tra loro, anche se condividono un uso intensissimo di mezzi missilistici, di droni e di tecnologie cyber. Ma questa loro evidente diversità non modifica il risultato finale che sembra essere quello di guerre tutte ancora da combattere. Anche perché la ragione di ciò è solo marginalmente militare mentre è fortemente politica: nessun governo vuole perdere la faccia.
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