Вход на сайт

Просмотр новости

Найдите то, что Вас интересует

L'editoriale/ Europa, tecnologia e politica industriale

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

Il mondo si evolve rapidamente, tanto che oggi è ormai diffusa convinzione che, se lo sviluppo economico del ventesimo secolo è stato alimentato dal petrolio e dall'acciaio,...

Основное содержимое страницы с новостью.

Il mondo si evolve rapidamente, tanto che oggi è ormai diffusa convinzione che, se lo sviluppo economico del ventesimo secolo è stato alimentato dal petrolio e dall'acciaio, quello del ventunesimo sarà alimentato dall'innovazione e dai minerali che la renderanno possibile. Ci troviamo, dunque, di fronte ad uno scenario, che forse non era stato adeguatamente avvertito anche nel recente passato, ma che oggi, soprattutto in conseguenza della guerra nel Golfo, si è insediato al primo posto nell’agenda delle scelte economiche e geopolitiche.
Non a caso, gli Stati Uniti si sono fatti promotori di un accordo internazionale, la cosiddetta Pax Silica, che si propone di dar corpo agli interessi dei Paesi che tuttora dipendono dalle importazioni, attraverso un vero e proprio partenariato strategico. Unire gli interventi pubblici all’iniziativa privata, per garantire un adeguato livello di resilienza nei confronti dei possibili shock geopolitici, creando riserve di capitale condivise, alleanze produttive e meccanismi di ripartizione dei rischi lungo tutta la catena degli approvvigionamenti strategici. Un accordo che sembra avere generato una sorta di “cortina di silicio”, con vaghe somiglianze con quella “cortina di ferro” che nella mente di Winston Churchill avrebbe dovuto separare l’occidente dai regimi comunisti.
Fino ad oggi, l’accordo, che prevede investimenti per mille miliardi di dollari, è stato sottoscritto da quindici Paesi e vede l’Unione Europea esclusivamente in veste di osservatore. Incapace probabilmente, almeno agli occhi degli americani, di assumere una posizione unitaria in una materia così complessa, dove, al suo interno, insistono atteggiamenti differenziati nei rapporti tra i singoli Stati e la Cina, che detiene attualmente il monopolio in questo delicato settore.
Tutto ciò non implica l’insensibilità dell’Europa rispetto a questo tema. Piuttosto individua un approccio di tipo verticale: si occupa di singoli comparti industriali e si disinteressa del quadro di riferimento generale. Ancora una volta, la politica comunitaria si pone “a valle” del problema principale, ovvero sulle caratteristiche e le modalità di erogazione del servizio che potrà essere offerto ai cittadini europei.
In questo scenario, è nata la recente proposta di regolamento denominata CADA (Cloud and AI Development Act), con lo specifico obiettivo di assicurare la sovranità digitale attraverso un quadro normativo unificato: semplificare le procedure per la costruzione di data center sostenibili e creare un ecosistema più competitivo per ridurre la dipendenza dai grandi fornitori tecnologici extra europei.
A prima vista sembrerebbe andare tutto bene, tuttavia aleggia il fantasma della nefasta politica comunitaria dell’automotive: la determinazione della tecnologia a cui applicare gli incentivi svincolata dalle reali capacità delle singole industrie nazionali. Così si è immaginato un sostegno alla ricerca e allo sviluppo delle innovazioni destinate alla creazione di un cloud europeo, che prevede l’istallazione di centri-dati in tutta Europa, concentrati in strutture di carattere pubblico. Il tutto coordinato con la normativa in materia di chip e di open source e finalizzato, come si propone il regolamento AI Act, a fare dell’Europa un leader globale nell’intelligenza artificiale.
Attualmente la nuova direttiva è nella fase di consultazione pubblica con gli operatori del settore, fase che precede il suo esame da parte del parlamento europeo e la sua approvazione finale. Se il suo fine risulta condivisibile, non è così per i mezzi che si propone di usare.
In particolare, entrando nel merito dell'attività di sviluppo dell'intelligenza artificiale, la normativa subordina gli incentivi previsti al raggiungimento di alcuni obiettivi di carattere etico, quali la protezione delle diversità culturale ed il riferimento ai valori democratici. Come sempre, quando si mischiano obiettivi economici con valori etici si commette un errore fondamentale: quello di subordinare a giudizi di carattere soggettivo, che possono tranquillamente variare nel tempo ed essere considerati secondo parametri anche molto differenti tra loro, gli obiettivi di carattere economico.
Ma, anche senza inoltrarci in complessi problemi di etica pubblica, non si può fare a meno di osservare che in questo modo l’Europa, anziché limitarsi a una essenziale funzione di regolatore della concorrenza e di garante della libertà di ciascun cittadino e di ciascun operatore economico, si trasforma in un soggetto che fissa gli obiettivi delle politiche industriali dei singoli Paesi. Nel nostro caso, impegnare tutti gli sforzi per creare un cloud europeo può avere senso oggi, ma domani potrebbe essere inutile. Perché il mondo della tecnologia cambia più rapidamente della mente dei legislatori. Sarebbe un po’ come disporre della più bella fabbrica di carrozze, il giorno prima dell’invenzione del motore a scoppio.
La politica industriale deve essere lasciata ai singoli Stati, ognuno dei quali meglio conosce le proprie potenzialità e che, complessivamente, in un sistema concorrenziale, fornirà il prodotto migliore al prezzo più basso. L'Europa deve solo garantire la libertà economica e la concorrenza.
In conclusione, un approccio che guarda al prodotto finale e non agli strumenti per poterlo realizzare e che si concentra su una specifica tecnologia, dimenticandosi che anche le più raffinate sono destinate al declino, priva le industrie nazionali della indispensabile capacità di innovare e quindi le condanna ad un ruolo marginale.

Схожие новости

#Наименование новостиТональностьИнформативностьДата публикации
1 Mercato Bev, la Cina rallenta e l'Europa accelera sull'elettrico: ecco come cambia la mappa della crescita globale 0501-01-1970
2 L'editoriale/ La politica che non deve parlare alla pancia 07.901-01-1970
3 L'editoriale/Un barlume di risveglio per lo spirito europeo 07.0901-01-1970
4 Orgoglio Italia: i dati, la verità e i rischi che ignoriamo 07.1901-01-1970
5 Metano e petrolio ancora sull?altalena. Dall?Europa ok agli aiuti per 3,6 miliardi 0501-01-1970
6 Se la vendetta annienta noi stessi 08.4401-01-1970
7 Due guerre in stallo 07.7201-01-1970
8Meccatronica, aziende chiamate a “federare” i dati0502-07-2026
9Filiere più corte e flussi più frequenti: la nuova centralità del road europeo0505-06-2026
10Ferragosto 2026 da tutto esaurito: le mete italiane più gettonate e sature dell’estate0711-07-2026

Классификация: Мнения. Схожих патентов: 0. Схожих новостей: 10. Тональность: 0. Информативность: 8.26. Источник: www.ilmessaggero.it.