Il momento immediatamente dopo la nascita del bambino, quando la neomamma torna a casa, è sempre il più delicato. Ritrovarsi a casa propria, con il nascituro, in una nuova quotidianità dai ritmi diversi può avere un forte impatto sulla madre […]
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Il momento immediatamente dopo la nascita del bambino, quando la neomamma torna a casa, è sempre il più delicato. Ritrovarsi a casa propria, con il nascituro, in una nuova quotidianità dai ritmi diversi può avere un forte impatto sulla madre e, più in generale, sulla famiglia. Per questo, la regione Lombardia ha allargato a tutto il territorio l’assistenza ostetrica domiciliare, un supporto fondamentale non soltanto a livello pratico ma anche psicologico. Un importante passo avanti per le neo-mamme e tutte le famiglie.
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«Il rientro a casa dopo il parto è un momento molto delicato, perché segna il passaggio da un ambiente protetto alla gestione quotidiana del neonato e di tutte le nuove esigenze familiari. È un momento di grande gioia ma anche di cambiamento, nel quale possono emergere dubbi, insicurezze e difficoltà che non sempre vengono espresse durante il ricovero. Per questo ritengo fondamentale garantire una continuità assistenziale tra l’ospedale e il territorio. La visita ostetrica domiciliare permette di incontrare la mamma nel suo ambiente quotidiano, ascoltarla, valutare le sue condizioni di salute e quelle del neonato e offrire indicazioni personalizzate. Spesso, infatti, è proprio a casa che emergono le domande più concrete, quelle legate all’allattamento, al sonno, alla cura del cordone ombelicale o alla gestione del pianto» spiega il dottor Luca Zurzolo, ginecologo, ostetrico e senologo, disponibile anche su Mio Dottore, che sottolinea l’importanza dell’iniziativa portata avanti dalla regione Lombardia.
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Come sottolinea il medico, l’estensione di questo servizio di assistenza a tutto il territorio regionale garantisce di sostenere in maniera adeguata la neomamma, indipendentemente dal luogo in cui vive e dalle risorse familiare su cui può contare. «Le difficoltà nei primi giorni infatti sono differenti e non devono essere sottovalutate, né dal punto di vista fisico né da quello psicologico. Anche perché fisicamente la mamma deve recuperare dopo la gravidanza e il parto, affrontando eventuali dolori, perdite ematiche, fastidi legati ai punti di sutura, difficoltà nella mobilità o problemi del pavimento pelvico. Anche la stanchezza e la mancanza di sonno possono incidere notevolmente sul benessere generale».
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Un aspetto fondamentale del servizio è proprio quello di imparare a conoscere il proprio bambino. Avere infatti accanto una figura esperta aiuta i genitori a imparare a conoscere le necessità reali dell’infante, a come comportarsi davanti a determinate situazioni, per esempio se il bambino non dorme, a riconoscere i tipi di pianto e se ci sono eventuali segnali di malessere. Tutto questo permette alla mamma, ma anche al papà, di acquisire maggiore sicurezza nel loro nuovo ruolo.
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E che offre anche un sostegno pratico, per esempio nell’allattamento e nelle ipotetiche difficoltà che si possono incontrare, nella cura dell’igiene come la medicazione del cordone ombelicale o nel cambio del pannolino, nell’affrontare tutti i problemi e i dubbi che possono nascere.
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Fondamentale anche il sostegno psicologico. L’ostetrica a domicilio non solo offre consigli pratici ma è in grado anche di valutare a livello emotivo come sta la mamma: «Sul piano emotivo, nei primi giorni possono comparire pianto facile, irritabilità, sensibilità accentuata e momenti di tristezza, fenomeni spesso transitori conosciuti come baby blues. È però importante non liquidare ogni manifestazione emotiva come una conseguenza normale del parto. Se la tristezza persiste, l’ansia diventa intensa, la donna perde interesse per le attività quotidiane, si sente profondamente inadeguata o incontra difficoltà significative nel prendersi cura di sé e del bambino, è necessario approfondire la situazione» spiega il medico.
«Particolare attenzione dev’essere riservata anche all’insonnia marcata, soprattutto quando la donna non riesce a dormire nemmeno quando ne avrebbe la possibilità, ai pensieri intrusivi molto angoscianti e a un senso di disperazione che non accenna a migliorare. Pensieri di farsi del male o di fare del male al bambino, confusione importante, convinzioni non aderenti alla realtà o percezioni insolite richiedono un intervento immediato. L’ostetrica non deve necessariamente formulare una diagnosi psicologica: il suo ruolo è anche quello di riconoscere i segnali di allarme, accogliere la donna senza giudicarla e favorire l’accesso tempestivo a un supporto specialistico. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un modo per proteggere la salute della madre e del bambino».
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La Lombardia non è l’unica regione che offre questo tipo di assistenza: «In Italia esistono già esperienze di assistenza ostetrica territoriale, l’organizzazione e la disponibilità dei servizi possono variare sensibilmente da una Regione all’altra e anche tra territori della stessa Regione. In alcune realtà il collegamento tra ospedale, consultorio e servizi territoriali è più strutturato; in altre, invece, le famiglie possono incontrare maggiori difficoltà. Il punto, quindi, non è soltanto introdurre un servizio, ma renderlo realmente accessibile, organizzato e integrato con il resto del percorso nascita» precisa il dottor Zurzolo.
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Ma questo tipo di supporto è molto presente anche all’estero. Nei Paesi Bassi si chiama kraamzorg ed è un’assistenza professionale a domicilio che comprende l’osservazione della madre e del nascituro, ma anche un supporto all’educazione della famiglia e un accompagnamento alla creazione di una nuova organizzazione familiare. Anche nel Regno Unito è presente questo tipo di assistenza.
«Da queste esperienze possiamo ricavare alcuni principi importanti: iniziare presto l’assistenza dopo la dimissione, garantire più contatti quando necessario, valorizzare le competenze delle ostetriche, individuare tempestivamente le situazioni di fragilità e assicurare un collegamento efficace con medici, pediatri e servizi specialistici. Si tratta piuttosto di individuare le pratiche più efficaci e adattarle al contesto italiano, evitando che l’accesso a un’assistenza di qualità dipenda eccessivamente dal luogo di residenza o dalle possibilità economiche della famiglia».
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Cosa si potrebbe fare ulteriormente per migliorare questo servizio? «Il primo intervento necessario è rafforzare i servizi territoriali, in particolare i consultori familiari, garantendo personale adeguato, accessibilità e tempi di risposta compatibili con i bisogni delle famiglie. Si dovrebbe anche aggiungere la possibilità di ulteriori controlli, consulenze e contatti nei momenti in cui emergono nuove necessità. È importante che ostetriche, ginecologi, pediatri, medici di medicina generale e professionisti della salute mentale possano collaborare secondo procedure condivise. Occorre inoltre investire nella prevenzione e nell’individuazione precoce delle difficoltà psicologiche. Il benessere emotivo della madre dovrebbe essere valutato con attenzione durante il post-partum, senza aspettare che il disagio diventi grave.
Non meno importante è garantire un sostegno concreto all’allattamento, alla salute del pavimento pelvico, al recupero fisico dopo il parto e all’educazione alla genitorialità. Anche le famiglie che vivono situazioni di maggiore fragilità sociale, economica o relazionale devono poter ricevere un supporto adeguato, senza ostacoli legati alla residenza, alla lingua o alla disponibilità di una rete familiare. Infine, ritengo essenziale ascoltare le donne e le famiglie e valutare nel tempo la qualità dei servizi attraverso dati e riscontri concreti» conclude il dottore.