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Emicrania, dolori articolari e pelvici: la presidente dell'International Menopause Society spiega perché il dolore femminile viene sottovalutato

Дата публикации: 16-10-2026 10:39:52

Un dolore che persiste da mesi, un’emicrania che torna più spesso, articolazioni doloranti che disturbano il sonno. E magari, dopo diverse visite, la sensazione che quei disturbi vengano considerati una conseguenza inevitabile dell’età. Per molte donne, la menopausa è anche […]
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Un dolore che persiste da mesi, un’emicrania che torna più spesso, articolazioni doloranti che disturbano il sonno. E magari, dopo diverse visite, la sensazione che quei disturbi vengano considerati una conseguenza inevitabile dell’età. Per molte donne, la menopausa è anche questo: convivere con dolori che interferiscono con il lavoro, le relazioni e la vita quotidiana, senza ricevere sempre risposte adeguate. Ma il dolore cronico non è un destino da accettare. È il messaggio al centro della Giornata mondiale della menopausa 2026, che si celebra il 18 ottobre e che quest’anno l’International Menopause Society (IMS) dedica proprio al dolore cronico nella mezza età. Un tema ancora troppo spesso trascurato, nonostante le sue conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita delle donne. A guidare la società scientifica internazionale è un’italiana, la professoressa Rossella Nappi, tra le figure di riferimento della ginecologia e della medicina della menopausa a livello internazionale. Docente all’Università di Pavia e responsabile dell’Unità di Medicina della Riproduzione, Endocrinologia Ginecologica e Menopausa dell’IRCCS Policlinico San Matteo, Nappi è presidente dell’International Menopause Society, impegnata nella promozione della ricerca, della formazione e di una migliore assistenza alle donne durante la transizione menopausale.

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Proprio al dolore cronico femminile ha dedicato un recente editoriale pubblicato sulla rivista scientifica Climacteric, nel quale richiama l’attenzione sulle disuguaglianze nella ricerca, sugli stereotipi che ancora condizionano il riconoscimento dei sintomi e sulla necessità di ripensare i percorsi di cura. Perché il dolore delle donne continua a essere sottovalutato? Quale ruolo hanno i cambiamenti ormonali e perché è così difficile ottenere una diagnosi e una cura adeguate? Ne abbiamo parlato con la professoressa Nappi, che indica anche le priorità per migliorare concretamente la salute delle donne in menopausa.

Perché il dolore delle donne viene ancora sottovalutato

Il rapporto tra donne e dolore comincia spesso molto prima della menopausa. Dalla prima mestruazione al parto, quando presente, fino agli anni della maturità, possono comparire condizioni dolorose differenti, che talvolta coesistono e si potenziano reciprocamente. È proprio questa continuità, osserva Nappi, a rendere necessario uno sguardo più ampio sulla salute femminile.

Dai dolori mestruali all’emicrania, dal dolore durante i rapporti sessuali alla fibromialgia, le donne possono confrontarsi nel corso della vita con condizioni dolorose differenti. Disturbi che talvolta coesistono e si influenzano reciprocamente. «Dolori mestruali, cefalee soprattutto emicrania, dolori nel rapporto sessuale inclusa la vulvodinia, ma anche la fibromialgia e i dolori muscolo-scheletrici sono molto comuni e modulati dalle fluttuazioni ormonali, soprattutto degli estrogeni», spiega Nappi. Eppure, questa maggiore esposizione a diverse condizioni dolorose non sempre trova un riconoscimento adeguato. «Le donne hanno più dolori rispetto agli uomini e questa differenza non viene sempre affrontata in modo adeguato sul versante della ricerca, diagnosi e cura».

Il problema riguarda anche il modo in cui i sintomi vengono ascoltati e interpretati. «Spesso i medici sottostimano il reale impatto che il dolore cronico ha nella quotidianità della vita perché pensano che le donne sono esagerate nel riportare frequenza e intensità delle esperienze dolorose e non sempre le prendono sul serio».

È una delle disuguaglianze che la medicina di genere sta cercando di affrontare: riconoscere che il dolore può avere caratteristiche differenti nelle donne e negli uomini, senza attribuire automaticamente queste differenze alla sfera emotiva.

Menopausa: i dolori articolari non sono sempre una questione di età

La menopausa introduce ulteriori elementi di complessità. Le fluttuazioni e la successiva riduzione degli estrogeni possono influenzare alcune condizioni dolorose, ma non spiegano necessariamente tutti i sintomi che compaiono nella mezza età.

«La medicina di genere ha fatto dei passi da gigante nello studio del dolore, ma ancora c’è molto da fare sul versante della menopausa», osserva Nappi. Secondo la specialista, uno dei problemi è la convinzione che alcuni disturbi debbano risolversi spontaneamente con la fine delle mestruazioni. «Molti disturbi dolorosi assai comuni vengono poco considerati perché con la fine della mestruazione esiste il convincimento che il dolore pelvico e la cefalea andranno a scomparire».

Anche i dolori muscolari e articolari possono essere minimizzati. «I dolori muscolo-scheletrici sono considerati normali e connessi all’età mentre per alcune donne soprattutto in alcune aree del mondo come l’Asia rappresentano il primo sintomo della menopausa». La loro frequenza è documentata anche dalla letteratura scientifica. Nell’editoriale pubblicato su Climacteric, Nappi richiama dati secondo cui i dolori muscolari o articolari sono riferiti dal 57% delle donne in perimenopausa e dal 59% di quelle in postmenopausa.

Sono percentuali che mostrano quanto questi disturbi siano comuni, ma non significano che siano tutti provocati dalla menopausa. Proprio per questo, un dolore persistente merita di essere valutato, anziché essere liquidato come un normale segno dell’età.

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Rossella Nappi sfondo color

La professoressa Rossella Nappi, tra le figure di riferimento della ginecologia e della medicina della menopausa a livello internazionale. Docente all’Università di Pavia e responsabile dell’Unità di Medicina della Riproduzione, Endocrinologia Ginecologica e Menopausa dell’IRCCS Policlinico San Matteo, Nappi è presidente dell’International Menopause Society.

Il legame tra dolore cronico, vampate, sonno e umore

Il dolore cronico può influenzare anche altri aspetti del benessere durante la menopausa. Dormire male, sentirsi stanche o convivere con sintomi vasomotori può rendere più difficile affrontare una condizione dolorosa persistente. «L’importanza del dolore cronico per il benessere della donna di mezza età è enorme perché la sua presenza può da un lato amplificare gli altri sintomi della menopausa come le vampate, le alterazioni del ritmo del sonno, l’umore in un legame bidirezionale dove l’infiammazione cronica gioca un ruolo fondamentale», spiega Nappi.

Il rapporto è complesso e può funzionare in entrambe le direzioni: il dolore interferisce con il riposo e il benessere emotivo, mentre le alterazioni del sonno e dell’umore possono contribuire a modificare l’esperienza dolorosa. «Dall’altro, il dolore cronico esercita un forte impatto sulle performances femminili a casa e al lavoro contribuendo alle difficoltà che le donne in menopausa possono affrontare nella vita quotidiana».

Non è quindi soltanto una questione di intensità del dolore. Contano anche la sua durata e le conseguenze sulla capacità di lavorare, mantenere le proprie abitudini e partecipare alla vita familiare e sociale.

Dolore cronico: perché servono più specialisti che lavorino insieme

Chi convive con dolori persistenti può rivolgersi a diversi specialisti: ginecologo, neurologo, reumatologo, medico di medicina generale o specialista in terapia del dolore. Il rischio è che ciascuno affronti un singolo disturbo, senza una valutazione complessiva. «Il percorso della diagnosi e cura del dolore cronico dovrebbe essere multidisciplinare, ma di fatto al di là della volontaria collaborazione tra specialisti esistono pochi percorsi davvero strutturati per la presa in carico a tutto tondo», sottolinea Nappi.

Secondo la professoressa, il percorso dovrebbe comprendere anche figure professionali capaci di sostenere interventi personalizzati sullo stile di vita. «Le terapie dovrebbero sempre essere integrate nell’unità corpo mente per evitare l’uso eccessivo di analgesici e la cronicizzazione dei disturbi». Questo non significa escludere i farmaci, ma scegliere i trattamenti più appropriati all’interno di una strategia complessiva, costruita sulle cause e sulle caratteristiche del dolore. La ragione è anche legata alla possibilità che diverse condizioni dolorose si sovrappongano nel tempo.

«È importante comprendere che il dolore chiama il dolore. Soffrire per anni di dolore pelvico gestito in ambito ginecologico prima o poi si accompagna con altre comorbidità dolorose fisiche e modifica la percezione del dolore anche sul versante mentale in un circolo vizioso dal quale è difficile uscire soprattutto alle soglie della menopausa quando anche altri sintomi entrano in campo».

Il White Paper 2026 dell’International Menopause Society conferma la necessità di un approccio personalizzato, che tenga conto delle componenti biologiche, psicologiche e sociali del dolore.

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Giornata mondiale della menopausa: che cosa deve cambiare nella cura del dolore

Per Nappi, il primo cambiamento riguarda la consapevolezza delle donne. «Le donne devono essere più consapevoli che la menopausa è il momento giusto per esplorare le cause del dolore cronico e per non subirlo come un destino legato alla biologia femminile e all’età». Ma non basta chiedere alle donne di prestare maggiore attenzione ai sintomi. È necessario intervenire anche sull’organizzazione dell’assistenza. La professoressa indica innanzitutto la necessità di finanziare studi clinici dedicati ai fattori biologici, psicologici e sociali che contribuiscono allo sviluppo e al mantenimento del dolore cronico femminile.

Il lavoro tra specialisti dovrebbe coinvolgere anche figure professionali capaci di sostenere interventi personalizzati sullo stile di vita. Nappi considera infatti la medicina dello stile di vita «il primo baluardo contro il dolore cronico». Un approccio che deve integrarsi con le terapie appropriate, senza sostituirle, e tenere conto della stretta relazione tra corpo e mente.

Occorre poi riconoscerne le conseguenze oltre l’ambito strettamente sanitario, promuovendo il dibattito pubblico sul suo impatto «sull’istruzione, sulla famiglia, sulla carriera professionale e, più in generale, sulle traiettorie di vita delle donne».

Un’altra priorità riguarda la formazione degli operatori sanitari. Dovrebbe essere rafforzata, secondo Nappi, «per migliorare il riconoscimento, la validazione, la diagnosi e la gestione del dolore, favorendo al contempo la consapevolezza delle donne attraverso efficaci strategie di autogestione».

Infine, Nappi richiama la necessità di «promuovere approcci culturalmente sensibili per garantire alle donne di tutto il mondo un accesso inclusivo ed equo a un’assistenza appropriata e globale».

Dolore persistente in menopausa: quando chiedere una valutazione

Un dolore che continua o ritorna per oltre tre mesi rientra generalmente nella definizione di dolore cronico. Non occorre però aspettare questo termine per rivolgersi al medico, soprattutto se il sintomo è intenso, nuovo, peggiora o limita le attività quotidiane. Può essere utile annotare dove compare il dolore, da quanto tempo è presente, con quale frequenza si manifesta e quali circostanze sembrano peggiorarlo o alleviarlo. Anche le conseguenze sul sonno, sul lavoro e sulla vita quotidiana sono informazioni importanti da riferire durante la visita.

Sono indicazioni coerenti con i materiali informativi dell‘International Menopause Society, che invitano a non considerare il dolore persistente una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento.

«È fondamentale destinare risorse a sostegno di studi clinici specificamente disegnati per indagare i marcatori biopsicosociali associati allo sviluppo, alla progressione e al mantenimento del dolore cronico nelle donne», sottolinea Nappi.

La Giornata mondiale della menopausa 2026 richiama così l’attenzione su un problema che non dovrebbe rimanere ai margini delle visite dedicate alla salute femminile. Riconoscere il dolore, cercarne le cause e affrontarlo con un percorso adeguato significa tutelare non soltanto la salute, ma anche l’autonomia e la qualità della vita.

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