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Attentato a Ranucci, indagato Valter Lavitola come presunto mandante

Дата публикации: 07-07-2026 08:29:57

L'imprenditore ed ex giornalista oggetto di una perquisizione. Inquirenti al lavoro sul movente
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L’imprenditore ed ex giornalista oggetto di una perquisizione. Inquirenti al lavoro sul movente

L’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Per i pm di Roma sarebbe lui il mandante dell’azione dinamitarda avvenuta all’esterno della villetta dove il conduttore di Report vive assieme alla famiglia.

In passato già coinvolto in altre vicende giudiziarie, Lavitola – scrivono le agenzie – è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati su mandato dei pm della Dda. Secondo gli elementi raccolti, l’imprenditore – già in passato coinvolto in varie vicende giudiziarie – sarebbe il mandante dell’attentato. Nel corso della perquisizione gli inquirenti hanno acquisito il cellulare e il pc.

Su movente in corso l’indagine

L’iniziativa che punta a cercare elementi relativi al movente che avrebbe spinto Lavitola ad ordinare l’attentato. Al momento infatti non ci sono ‘certezze’ su cosa si celi dietro il blitz messo in atto da una banda composta da quattro persone che la scorsa settimana sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip della Capitale.
Nel 2023 il quotidiano Il Riformista pubblicò una foto che ritraeva Lavitola e Ranucci insieme al ristorante romano dell’imprenditore.

A Lavitola e ai quattro è contestata in concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso.
Secondo quanto ricostruito dai magistrati, la banda sarebbe stata contattata da un intermediario. “Quello” veniva definito dai componenti del gruppo nelle molte intercettazioni ambientali citate dal gip nell’ordinanza avrebbe dato alcune migliaia di euro ai quattro per compiere il blitz. I quattro sono stati fermati tra Napoli e Avellino: si tratta di una giovane coppia residente ad Avella, Pellegrino D’Avino e sua moglie, Marika De Filippi, finita ai domiciliari, e di Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano, ritenuto uno dei capi del gruppo. Stando a quanto scrive il giudice su di loro gravano “elementi gravi, precisi e concordanti” a ritenere che “abbiano preso parte all’azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati”, messi in atto in cambio di denaro. Ad interfacciarsi con l’intermediario era il solo D’Avino.
 Nelle carte si afferma che l’indagato “ha preso contatti con un soggetto terzo, evidentemente il mandante o colui che parlava per suo conto” che dopo l’attentato si è “reso disponibile a garantire un temporaneo allontanamento dal territorio in favore degli esecutori dell’attentato” garantendo “risorse economiche, strumenti di pagamento ricaricabili e modalità operative idonee ad eludere eventuali attività investigative”.

Ranucci: convinto dell’innocenza di Lavitola

“È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento, con Valter abbiamo avuto un rapporto d’amicizia dopo che è stato oggetto di nostre inchieste, è stata anche una fonte importante per alcune inchieste di Report, sono convinto, finché non vedo ovviamente le prove, della sua innocenza. Tuttavia sono convinto che anche se dovessero emergere delle responsabilità, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia”. Così Sigfrido Ranucci ha commentato in un video la notizia che l’imprenditore Valter Lavitola è indagato nel procedimento legato all’attentato al giornalista avvenuto a Pomezia (Roma) nell’ottobre 2025.

“Mi affido completamente alle indagini della procura di Roma – ha aggiunto Ranucci – che ha svolto con il nucleo dei Carabinieri di via In Selci, un nucleo investigativo, un’inchiesta molto rigorosa, anche dal punto di vista etico. Vedremo quali sono gli sviluppi”.
“Valter – ha sottolineato ancora il conduttore di Report – ha avuto sempre rapporti con i giornalisti, non dimentichiamocelo, è stato prima di tutto il direttore dell’Avanti e ha mantenuto rapporti con me e giornalisti anche molto più autorevoli di me, quindi vediamo dove porteranno queste indagini”.

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