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Nuovi palinsesti Rai, nasce Italiana, tornano Benigni e Fiorello. Rossi: Telemeloni è marketing, serve DG editoriale

Дата публикации: 03-07-2026 15:05:50

La Rai presenta i palinsesti 2026-2027. Debuttano il nuovo progetto "Italiana" e il ritorno di Roberto Benigni e Fiorello, mentre vengono confermati i principali volti dell'intrattenimento, e aumentano le ore e i programmi d'inchiesta.
'Rai c'è', rivendica l'ad Giampaolo Rossi, definendo il braodcaster "forte e riconoscibile e orientata al servizio pubblico". "TeleMeloni è un'invenzione, creiamo la Rai del futuro", aggiunge, rimarcando la sua convinzione sulla necessità di ridurre i generi e creare una figura di coordinamento editoriale.
E sulla Vigilanza: un errore non votare Agnes presidente.
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La Rai presenta i palinsesti 2026-2027. Debuttano il nuovo progetto “Italiana” e il ritorno di Roberto Benigni e Fiorello, mentre vengono confermati i principali volti dell’intrattenimento, e aumentano le ore e i programmi d’inchiesta.
‘Rai c’è’, rivendica l’ad Giampaolo Rossi, definendo il braodcaster “forte e riconoscibile e orientata al servizio pubblico”. “TeleMeloni è un’invenzione, creiamo la Rai del futuro”, aggiunge, rimarcando la sua convinzione sulla necessità di ridurre i generi e creare una figura di coordinamento editoriale.
E sulla Vigilanza: un errore non votare Agnes presidente.

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Nuovi canali | Il ritorno di Benigni e Fiorello | I palinsesti | Telemeloni e presidente | DG editoriale | Sciarelli | diritti sportivi | Mondiali e pubblicità | Informazione | Intrattenimento | Prime time

“Rai c’è”. Introdotto da Incoronata Boccia, dopo i saluti del giovane governatore delle Marche di Fratelli d’Italia, Francesco Acquaroli, e del giovane sindaco di Forza Italia di Ancona, Daniele Silvetti (il capoluogo della regione di Raffaello, Rossini e Leopardi, che sarà capitale della cultura nel 2028, hanno ricordato le due presenze istituzionali), Giampaolo Rossi ha aperto la presentazione dei palinsesti del Servizio Pubblico ribadendo il concetto.

Un claim che, ha sottolineato l’ad Rai, “è una presa d’atto, ma anche una dichiarazione di intenti molto chiara”. Un’affermazione che, nel discorso di Rossi, è diventata pure la sintesi di una strategia industriale ed editoriale che non rinuncia al territorio. Si punta a riportare la Rai “nelle piazze, nelle vie, tra le persone”, e a confermarne il ruolo di “ecosistema unico” nel panorama audiovisivo italiano ed europeo. Nasce – proprio con questo compito – una nuova emittente tematica, Italiana. “Siamo una presenza viva nel Paese, capace di restituirne le molteplici identità, attraversandola e abitandola” ha aggiunto il manager.

Centri di produzione moderni e investimenti sui contenuti si tengono

In uno scenario dei media e della fruizione molto cambiato, anche rispetto a cinque anni fa, la tv pubblica ha un ruolo importante di presidio qualitativo. L’innovazione delle sedi e quella tecnologica, gli investimenti sui contenuti sono la faccia della stessa medaglia. Secondo Rossi di fronte alle sfide del cambiamento bisogna reagire alzando la posta, non limitandosi a strategie puramente difensive. La tv pubblica del nostro Paese – ha sottolineato il manager – rappresenta una case history guardata con rispetto e curiosità in tutta Europa e deve mantenere questo primato.

“Rai c’è – ha detto Rossi – nel riassetto dell’offerta sul digitale terrestre, nella trasformazione in digital media company, nella modernizzazione dei centri di produzione, nell’investimento sull’informazione, nello sport, nella fiction, nel cinema, nell’animazione, nel documentario”.

“Il pubblico non scompare, cambia”, ha ricordato l’ad, rivendicando la forza degli eventi aggreganti – dalle Olimpiadi al Mondiale, dall’Eurovision a Sanremo – e annunciando che l’Italia organizzerà l’anno prossimo dopo Sanremo il Latin Grammy.

Marcello Ciannamea Paolo Corsini Paolo Corsini Marco Lollobrigida

Telemeloni? Straordinaria operazione di marketing

“TeleMeloni? Un marchio che ci portiamo appresso e continuo a trovarlo una straordinaria operazione di marketing”, ha risposto ai giornalisti. “Credo che lo sforzo che è stato fatto in Rai non possa essere non riconosciuto da intelligenze libere, e cioè quello di creare un’offerta capace di raccontare la molteplicità delle narrazioni. L’abbiamo fatto aprendo spesso filoni di pensiero che in Rai non avevano forse cittadinanza in passato, cercando anche di investire. TeleMeloni ha fatto rientrare Roberto a Benigni in Rai dopo 12 anni”, ha proseguito. L’innovazione? “Dal 2023 abbiamo rinnovato il 30% tra titoli e talent.”

“Quello su Tele Meloni – ha raccontato Rossi – è un dibattito un po’ minimalista, siamo in una fase storica di stravolgimento del modello televisivo di tutto l’Occidente. Mi piacerebbe che il dibattito in Italia affrontasse un tema più critico. A cosa serve il servizio pubblico? Ha senso una tv che venga finanziata dai cittadini? Io credo assolutamente si”.

L’investimento in informazione, in un contesto di produzione sempre più larga e indiscriminata di fake news e notizie di bassa qualità, è uno dei presidi chiave che la Rai garantisce. Rossi ha rimarcato come la tv pubblica abbia appena assunto con regolare contratto e stabilizzato 127 giornalisti. E questo, in un contesto in cui il prodotto con garanzie editoriali in Europa e nel mondo arretra. L’informazione di approfondimento ha un ruolo sempre più centrale nell’offerta: se le ore prodotte erano 400 nel 2023, sono salite a 700 nel 2025.

Un “errore” non nominare Agnes presidente

In merito alla bagarre scoppiata in Vigilanza, con le dimissioni di tutti i consiglieri Rossi ha detto: “Non sono in grado di commentare, sono scelte autonome”.
Mentre sulla mancata elezione alla presidenza di Simona Agnes, ha commentato il manager “dico una cosa non come ad Rai, ma come Giampaolo Rossi. Credo sia stato un errore – ha sottolineato l’ad – non nominare Agnes come presidente. Conosco questa azienda, la frequento da 25 anni, credo che Simona sarebbe stata e sarebbe ancora una straordinaria presidente di garanzia per la Rai. Ne ho saputo apprezzare negli anni la serietà, l’obiettività e sarebbe stata di gran lunga superiore a molti presidenti di garanzia del passato”, ha rimarcato.
La nomina di Agnes sarebbe stata “una scelta coerente col lavoro incredibile che stiamo facendo in questi anni”. Ma non tutto il lavoro del consiglio di amministrazione è da considerare male. Anzi.
“All’interno del Cda – ha detto Rossi – vivono anime diverse, ma ogni volta che abbiamo dovuto fare scelte strategiche per il bene della Rai il Cda ha votato in compattezza, in estrema coerenza col proprio mandato”.

Su sfida ascolti mi do 10 e lode

“Che voto mi do sulla sfida degli ascolti durante la mia gestione? Dieci e lode, senza modestia”, ha scherzato Rossi. “La sfida degli ascolti è molto complessa. L’ingresso dei grandi player globali, delle piattaforme streaming, che disintermediano i modelli di fruizione tradizionali, è la vera sfida per tutti. Il nostro sforzo non è solo quello di gareggiare per un punto di share, ma dare un’offerta che sia coerente con la narrazione del servizio pubblico”, ha sottolineato Rossi.

Che sul tema ha chiosato: “La sfida con Mediaset è importante forse più per Mediaset che per noi, ma entrambi operiamo in un sistema complesso come quello italiano”.
Oggi “i servizi pubblici in Europa vivono un momento che non è semplice, cioè la contrazione delle risorse”, ha scandito. “L’azienda vive una situazione delicata. Sia perché per legge ha dei tetti pubblicitari severi, ma anche perché ha un canone che è il più basso in Europa. E questo pur producendo la maggior quantità di contenuti in Europa e distribuendo il maggior numero di canali televisivi”.

La Rai, ha aggiunto Rossi, “viene vista molto bene fuori dalla Italia e in maniera molto critica all’interno del Paese. Eppure l’azienda è veramente un fiore all’occhiello di cui dovremmo essere tutti molto orgogliosi”.

Giampaolo Rossi

Declino dei palinsesti? Affermazione azzardata

Tra le lamentazioni dei membri della Vigilanza, invece, c’è stata proprio una valutazione molto negativa sulla proposta editoriale della Rai e i palinsesti del prossimo autunno. “La presentazione che avete visto è la migliore risposta a quesri rilievi. Parlare di declino di fronte a un’offerta così straordinaria in termini di contenuti e di pluralismo mi sembra leggermente azzardato”.

Alla Rai ci vorrebbe una riforma dell’organizzazione per generi (da ridurre a cinque) e un direttore generale editoriale a coordinare

L’ad ha guardato poi all’organizzazione per generi. “Sono stato un fautore della organizzazione per generi, molto diffusa in Europa”, ha spiegato. “Ma andrebbe fatta una modifica, una riforma: invece di una decina, i veri generi, sostenibili, sono al massimo quattro o cinque”, ha aggiunto ripetendo quanto sostenuto già in altre occasioni.
“E poi ci vorrebbe un direttore generale editoriale, un chief content editor”. Tra le domande dei giornalisti anche quella sulla possibilità di accorciare l’access prime time.

“Dobbiamo assolutamente lavorarci”, ha aggiunto Rossi. Si tratta di un tema molto sentito dall’opinione pubblica ma “dobbiamo ovviamente considerare una serie di aspetti che per noi sono fondamentali”. Una via libera di massima arriva anche dall’amministratore delegato di Rai Pubblicità, Luca Poggi, che ha sottolineato il valore della fascia attuale, ma anche la flessibilità data dalla ricchezza dell’offerta Rai.

Dal 2023 investiti oltre 600 mln per diritti sportivi

Un altro tema quello della percezione di un’offerta sportiva della tv pubblica carente. Anche questa idea è stata messa in discussione dall’ad. “Dal 2023 Rai ha investito oltre 600 milioni di euro nell’acquisto dei Diritti Sportivi sia ordinari che legati ai Grandi Eventi -i Mondiali di calcio in questi giorni in svolgimento in America, le Olimpiadi invernali di Milano/Cortina, le Olimpiadi estive di Parigi, gli Europei di Calcio in Germania”.

“Si tratta di costi – ha sottolineato Rossi – a cui vanno aggiunti quelli delle complesse macchine produttive editoriali che servono per mettere in piedi racconti così articolati”.
Tra gli eventi principali della stagione prossima, ha anticipato, “vi segnalo tutto il cammino in Nations League della Nazionale di Calcio, gli Europei di Volley femminile e maschile, la Coppa del mondo di sci alpino, l’America’s Cup, i Mondiali di Ciclismo su strada”.

L’ad di Rai Pubblicità, Poggi, ha fatto una premessa colta sulla parola ‘tempo’ in greco. Che si dice kronos quando scorre in maniera ripetiva, kairos quando in ballo ci sono eventi e fatti memorabili. “Abbiamo dato al pubblico italiano molto ‘kairos’ con le Olimpiadi e i Mondiali e continueremo a darlo anche nei prossimi mesi. Bisogna ricordare in che tempi viviamo, la tv pubblica francese, e tutti conosciamo la forza della loro squadra, non detiene i diritti dei Mondiali.”

Sanremo più internazionale, il ruolo di De Martino, una piccola apertura al rientro di Amadeus

Dopo aver ricordato che con Sanremo Carlo Conti “ha compiuto lo straordinario miracolo di battere record che sembravano imbattibili”, Rossi ha rivendicato la scelta di puntare su Stefano De Martino. “Affidare il Festival di Sanremo a un talento di 36 anni, il più giovane direttore artistico e conduttore degli ultimi 25 anni, significa consegnare le chiavi dell’evento culturale più importante della nazione, e forse d’Europa, a chi la contemporaneità non deve sforzarsi di capirla, perché la vive, la respira, la abita ogni giorno. E questa è francamente una scommessa”, ha detto durante la presentazione.

E quest’anno, “vedrete, avremo un Sanremo ancora più internazionale e globale. È questa la direzione che abbiamo scelto e che Stefano, con la sua squadra, sta perseguendo con grinta ed entusiasmo”. Il direttore prime time William Di Liberatore, chiamato ad un chiarimento sul tema del contratto di De Martino, ha spiegato che l’artista ha un incarico pluriennale sulla conduzione ma un biennale sulla direzione artistica.

Sull’eventuale ritorno di Amadeus, Rossi non ha chiuso le porte tassativamente come in precedenza: “E’ una ipotesi che ha un senso solo se collegata ad una eventuale un’idea editoriale”. “Rifiuto il principio che la Rai sia un’azienda chiusa”, ha detto ancora, spiegando che “l’azienda in questa fase è piena di talent di altissimo livello, tra cui quelli che hanno sostituito Amadeus”, ma aggiungendo pure che in passato, ad esempio nel caso di Pippo Baudo, “la Rai ha saputo accogliere anche chi era andato via tra qualche inevitabile tensione e delusione”.

Intrattenimento e serate evento. Arriva Sal Da Vinci

Guardando in generale all’impostazione dell’offerta, la fiction (‘Senza di noi, che produciamo il 74% del prodotto audiovisivo, il settore andrebbe a rotoli…” ha osservato l’ad) resta pilastro identitario, con grandi ritorni (tra cui ‘Doc – Nelle tue mani 4’) e nuove serie evento come ‘La Famiglia Panini’, ‘177 giorni – Il rapimento di Farouk’ e ‘Livatino – Il giudice e i suoi assassini’.

Rossi ha sottolineato pure come l’intrattenimento si confermi una delle colonne portanti dell’offerta Rai “con volti familiari e di successo consolidato”. Sal Da Vinci, dopo la vittoria al Festival di Sanremo e la partecipazione all’Eurovision Song Contest, sarà “in autunno su Rai1 con ‘Meravigliosamente’: due serate evento per celebrare, sull’onda del successo sanremese e discografico, una carriera lunga cinquant’anni tra musica, teatro, cinema e grandi incontri”.

Confermati i volti simbolo dell’intrattenimento popolare: Fiorello, Antonella Clerici, Carlo Conti, Milly Carlucci, Mara Venier. Rai 2 rafforza l’approfondimento con Salvo Sottile alla guida di ‘Ore 14’ e ‘Ore 14 Sera’, e con il ritorno dell’infotainment del mercoledì affidato a Roberto Inciocchi. Confermati Francesca Fagnani con ‘Belve’ e ‘Belve Crime’, ed Elettra Lamborghini con ‘Boss in Incognito’.

Rai 3 consolida la sua vocazione di “coscienza critica” del servizio pubblico, con i titoli di punta ‘Chi l’ha visto’, ‘Report’, ‘Presa Diretta’, e con nuovi programmi come ‘Le cose che non sai’ di Eleonora Daniele, dal 10 settembre, oltre al ritorno di Carlo Lucarelli, con “Blu Notte. Misteri dimenticati”. Confermata per la quinta stagione “Splendida Cornice” con Geppi Cucciari.

Per Rai Cultura in palinsesto eventi speciali, nuove serie e appuntamenti consolidati, con una particolare attenzione ai grandi anniversari e ai temi dell’attualità. Tra le novità più attese, una serata evento su Rai1 dedicata agli 800 anni dalla morte di San Francesco (4 ottobre), con acclusa performance di Roberto Benigni.
Confermata la presenza di Alberto Angela protagonista di “Lo spettacolo della conoscenza” dal Colosseo (27 settembre), una serata speciale tra storia e musica, una nuova tappa della serie “Stanotte a…” (25 dicembre) e “Ulisse – Il piacere della scoperta”.

Nel corso dell’autunno tornano inoltre appuntamenti di forte valore sociale e culturale, come ‘Una Nessuna Centomila’, con Fiorella Mannoia e Carlo Conti, che fonde spettacolo e sensibilizzazione, in onda il 25 novembre e la settimana ‘Telethon’.

Tra le novità delle reti specializzate, “1N73LL1G3NZ3” (dal 14 novembre) affronta il tema dell’intelligenza artificiale con un approccio divulgativo e partecipativo, mentre “Casa Sapiens” (dal 7 dicembre) vede Mario Tozzi impegnato in nuove puntate dedicate alla scienza. “Saperi e Sapori” (dal 24 ottobre) e “Habitat” (dal 24 ottobre) propongono viaggi tra eccellenze agroalimentari e biodiversità, coinvolgendo studenti e ricercatori.

Angelo Mellone

Italiana e V/be

Sul debutto – accennato in apertura – del canale specializzato ‘Italiana’, l’ad ha detto: “Nasce con l’obiettivo di raccontare l’Italia reale nelle sue dimensioni territoriali, culturali e produttive, sviluppando una narrazione identitaria e allo stesso tempo moderna, capace di valorizzare un patrimonio unico e di renderlo fruibile in forma crossmediale. Siamo i primi in Europa nel racconto del territorio, ci tengo a ricordarlo perché è un valore importante, e dunque questo nuovo canale esalterà la straordinaria ricchezza del nostro Paese con una proposta distintiva e fortemente riconoscibile”, ha rimarcato Rossi.

Nel nome ci sono richiami sovranisti? Al rilievo ha risposto il direttore del day time Angelo Mellone: “Sì – ha detto Mellone – se per sovranista s’intende una identità narrativa in linea con la nostra storia, fatta di racconto nazionale ma anche di provincia e made in Italy. E francamente non riesco a immaginare un nome migliore di Italiana per questa proposta”.

Rossi ha poi spiegato che i nuovi canali tematici della Rai nascono anche dall’esigenza di riorganizzare – sempre nel senso del servizio pubblico – una tipologia di offerta in cui Mediaset può giocare la carta di una maggiore numerosità ed una proposta editoriale più facile e commerciale.

“Rai c’è – ha detto sempre l’ad – anche nella revisione dell’offerta Kids, un passaggio altrettanto radicale, con un nuovo brand, V/BE che nasce con l’obiettivo di coinvolgere direttamente il target della preadolescenza — i ragazzi tra i 10 e i 14 anni — aprendosi allo stesso tempo, in chiave aspirazionale, anche ai più piccoli, a partire dagli 8 anni, e costruendo un’offerta pensata per essere condivisa, capace cioè di parlare all’intera famiglia in una logica che rafforzi il valore relazionale del contenuto”.

Per l’ad “queste non sono delle revisioni. Sono cambi di paradigma e questa stessa visione si ritrova in tutti i segmenti dell’offerta”. Interessante, per V/BE, l’idea che si debba raccogliere prima seguito social per i contenuti, da convogliare successivamente su Raiplay e infine tradurre in pubblico del nuova canale per giovanissimi.

Sul fronte educational, inoltre, la notizia è che arriva ‘RaiPlay Scuola e Learning’, piattaforma integrata del sapere pensata per studenti, famiglie e insegnanti. Marcello Ciannamea, direttore distribuzione, sulle nuove reti in rampa di lancio ha chiarito: “Italiana andrà in onda sul digitale terrestre, sul canale 57, dal 1° ottobre. Mentre V/BE non sostituirà Rai Gulp, ma è un progetto che prevede prima un passaggio su Rai Play e YouTube e successivamente sul canale 42 del digitale terrestre”.

Il grazie a Sciarelli, la scelta di Coletta

Rossi ha dedicato un tributo speciale a Federica Sciarelli che dopo 22 anni, ha lasciato la conduzione di ‘Chi l’ha visto?’.

“È doveroso per me ringraziare e rendere il dovuto omaggio a Federica Sciarelli, dopo 18 anni di TG3 e 22 anni alla conduzione di ‘Chi l’ha Visto?’, programma a cui si è dedicata con passione, maestria e dedizione”, ha dichiarato dal palco di Ancona. “Ovviamente ci mancherà ma noi confidiamo di continuare a lavorare con lei su altri progetti”, ha detto detto l’ad.
Sulla sua sostituzione, Rossi ha detto: “stiamo valutando tanti dati, profili e chiavi di lettura. Non abbiamo ancora un nome, è prematuro farlo, ma è un programma cardine della Rai e Sciarelli ha lasciato un’impronta importante anche nella sua redazione. È un brand storico e ne avremo cura”.

“Vorrei fare Chi l’ha visto? Ma è meglio di no”

Chi si è sfilato ‘dolorosamente dalla corsa per raccoglierne il testimone è stato Stefano Coletta, direttore Coordinamento Generi della Rai, nei giorni scorsi accreditato da più parti proprio come successore di Sciarelli. “Desideravo farlo, ma credo che ognuno, in età tardiva, debba continuare a fare il suo e sono più utile in azienda con la mia esperienza di direzione”, ha detto.
“La questione nasce nella dialettica tra me e l’ad e solo perché per 10 anni ho scritto quel programma e l’ho rilanciato insieme a Federica Sciarelli e ho nel cuore quel patrimonio”.
“Chi l’ha visto? è il programma che mi è rimasto più nel cuore”, ha aggiunto, definendo Sciarelli una “donna straordinaria che tratta la cronaca nera facendo sempre un passo indietro: sono doti uniche”. “Chissà che Sciarelli non possa fare un colpo di testa e tornare, è molto complicato sostituirla. Credo che verrà scelta la strada di conduzione più autentica, ma credo che non potrà essere in continuità con Sciarelli, che è unica…”, ha rimarcato.

Parole chiave saranno aggregazione e distribuzione

“Ricordatevi queste due parole: aggregazione e distribuzione. Saranno davvero le parole chiave del futuro della televisione”, ha detto Coletta, direttore del Coordinamento Generi Rai, alla domanda su come la Rai stia lavorando per rendere più attrattiva la propria offerta. Il direttore ha indicato una trasformazione che va oltre i palinsesti e tocca la struttura stessa del sistema televisivo.

Coletta ha spiegato che il futuro della tv – generalista, lineare, non lineare e anche non generalista – sarà sempre più determinato da come i contenuti vengono distribuiti e da chi li aggrega. “Assisteremo, lo vedete già in tanti Paesi europei, a formule aggregative di grandissimo interesse. Ci sarà una diffrazione dei criteri che ci hanno guidato fino a qui. La televisione non si giudicherà più solo per ciò che mette in onda, ma per la sua capacità di essere parte di un ecosistema distributivo più ampio”.

In questo scenario, la Rai non può sottrarsi al confronto con il mercato. “Rai viene sempre letta con una lente di ingrandimento molto grande. Il confronto quotidiano con Mediaset è argomento costante. È sotto gli occhi di tutti che il nostro diretto competitor, in alcune fasce, ha messo in campo energia e innovazione editoriale. Non possiamo far finta di niente: quando ci vengono rivolti quesiti da parte della gente, Rai deve rispondere”.

La risposta passa da strategie editoriali mirate. Coletta ha rivendicato il lavoro fatto sulla fiction, “portatrice quest’anno di tantissima innovazione”, e ha sottolineato la necessità di intervenire sui generi più fragili. “Abbiamo fortificato l’unica serata debole che l’Ammiraglia aveva da molti anni: il mercoledì. La traslazione dell’offerta cinematografica non ha più la forza trainante di un tempo, dopo la nascita delle piattaforme e dei palinsesti personalizzati. Non potevamo più permettercelo. Così, insieme a Williams Di Liberatore, il mercoledì diventerà il terzo giorno dell’intrattenimento seriale. Una strategia monolitica per essere competitivi”.

Il direttore ha richiamato anche la necessità di sperimentare con saggezza sul piano distributivo, modulando durata e struttura dei prodotti quando la scrittura lo consente. “Alcuni titoli possono essere rimodulati a 50 minuti, altri no. La scrittura non può essere slabbrata. È un lavoro che abbiamo già fatto in primavera e che faremo con gli episodi finali di alcuni titoli”.

Infine, Coletta ha rivendicato la solidità del sabato sera di Rai1, “che con l’intrattenimento di prime time ha tenuto molto in alto il genere, in una sfida che è diventata un derby tra i due gruppi competitor”.
“Le tecniche sono poche ma chiare”, ha concluso. “E hanno il sapore del forte potenziale che la tv avrà nel suo lavoro distributivo e aggregativo. Saranno queste le parole chiave dell’immediato futuro”.

Poggi: 50 milioni dai mondiali. Per adesso siamo a +10%

L’equazione Rai uguale ROI (ritorno dell’investimento) è stata al centro dell’intervento di Luca Poggi, ad di Rai Pubblicità. Che ha parlato di quattro assett chiave in mano alla concessionaria della tv pubblica: l’attenzione speciale al contenuto garantita, la connessione autentica (relazione) con il pubblico, l’ampiezza di un’offerta full funnel (dalla tv lineare agli eventi live), una fiducia conquistata in cento anni di servizio appena celebrati.

Poggi ha ricordato come l’ibridazione tra la fruizione lineare e quella on demand sia già nei fatti. La Rai può sfruttare al meglio la propria offerta multimediale, forte sul digitale con RaiPlay (un italiano su due tra quelli che navigano è registrato sulla piattaforma Rai), sulla radio, ma anche gli eventi live e con un reach settimanale che raggiunge il 98%.

Sull’andamento di Rai Pubblicità, un aggiornamento della situazione, in margine all’evento, è arrivata sempre dall’ad. Nei 7 mesi la concessionaria ha fatto segnare un +10%, a fronte di un mercato che – secondo le ultime stime Nielsen – vede la tv in calo dell’1%. E l’auspicio per Rai Pubblicità così è quello di chiudere l’anno in positivo.
Nel dettaglio dei singoli mesi, Poggi ha parlato di un primo trimestre ottimo, trainato da Olimpiadi e Sanremo, seguito da un aprile e maggio in “forte rallentamento” a causa dell’impatto delle guerre e del clima geopolitico preoccupante e preoccupato. Dai mondiali è arrivato poi un grosso contributo per la ripresa in giugno e luglio.

Luca Poggi

“Fino a qui, sui campionati di calcio sono stati raccolti 50 milioni, come nel 2022, in cui avevamo più partite in esclusiva”, ha spiegato Poggi, non escludendo ritocchi in alto del consuntivo con la vendita nelle fasi finali del torneo che può rendere ancora qualcosa..
Sulla manifestazione che – ha ricordato l’ad, in fatto di ascolti ha avuto e sta continuando ad avere un grande successo complessivo e una forte presa sui più giovani – hanno investito circa 225 clienti. “La risposta del mercato è stata frammentata, un po’ più polverizzata che in altri casi, con tante pianificazioni di media portata rispetto alle Olimpiadi, dove c’erano stati investimenti più grandi e con qualche big spender in più ad impegnarsi. Molti tra energia, Poste e qualche altro lo abbiamo, sono però mancati, ad esempio, gli sponsor degli Azzurri. Abbiamo Stellantis, arriverà Enel, una piacevole sorpresa sono stati i brand cinesi dell’automotive, come Byd, Dong Feng. Una bella case history del torneo è certamente Dorelan”.

Il secondo semestre secondo Poggi è difficile da prevedere. “C’è da augurarsi che la pubblicità, che tende ad anticipare le crisi, nei mesi finali anticipi pure la ripresa. Speriamo in una ripartenza, che le aziende riprendano a investire con fiducia. Non vorremmo vedere bruciato tutto l’abbrivio della raccolta dei primi sette mesi, sarebbe un pessimo segnale per noi ma anche per tutto il mercato”. Sempre dai grandi eventi sportivi – tra Tour de France, europei di nuoto, atletica, mondiali di ginnastica europei di volley maschili e femminili – comunque ora si prospetta una spinta positiva fino a settembre.

I palinsesti Rai per la stagione 2026/2027

Intrattenimento Prime Time

Intrattenimento Day Time

 Rai Fiction

 Cultura ed Educational

 Rai Approfondimento

 RaiPlay

 Rai Kids

 Cinema e Serie Tv

 Rai Documentari

 Contenuti Digitali e Transmediali

Offerta Estero

 Rai Sport

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