La prima settimana di settembre, 1-4, è stata recuperata al volo la baby sitter di quando la remigina era appena nata. La settimana dopo, dal 7 all’11, si è pensato di portarla dai nonni che vivono in Spagna, ma era […]
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di Danda Santini
La prima settimana di settembre, 1-4, è stata recuperata al volo la baby sitter di quando la remigina era appena nata. La settimana dopo, dal 7 all’11, si è pensato di portarla dai nonni che vivono in Spagna, ma era più semplice e conveniente ripiegare sulla studentessa che di solito copre le emergenze serali. Lunedì 14 settembre finalmente ha aperto la scuola primaria, la vecchia elementare, ma con ingresso posticipato alle 9.30, “per permettere un ingresso scaglionato e festoso” (sic). L’uscita, in compenso, è anticipata alle 12, senza servizio mensa. Nei giorni successivi l’orario viene esteso dalle 8.30 alle 12.30 fino ad arrivare a regime col tempo pieno (8.30-16.30) solo ai primi di ottobre.

Finalmente riaprono le scuole. Siamo al primo posto nella UE per sosta estiva più lunga. (illustrazione di Cinzia Zenocchini)
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Da lì in poi si affronteranno febbroni e scioperi giorno per giorno, incastrando il nonno in pensione che però lavora ancora, la nonna bloccata in ufficio, il papà e la mamma che si giocano lo smart working e la rete di genitori assillati dagli stessi problemi. E per fortuna la piccola è stata accolta ai giochi serali (il vecchio doposcuola): mamma e papà potranno recuperarla alle 18, già un’impresa se gli uffici sono lontani, la baby sitter è malata, le riunioni si protraggono o c’è un’emergenza.
Se si considera che le vacanze per i bambini italiani della primaria, quelli tra 6 e 11 anni, 2,6 milioni di faccine sorridenti, sono iniziate a metà giugno e si fanno due conti, le lunghe vacanze dei piccoli diventano una maratona di stanchezza e stress e un salasso economico per troppi genitori.

Danda Santini, direttrice di “iO Donna” (foto di Carlo Furgeri Gilbert).
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Siamo al primo posto nella UE per sosta estiva più lunga: 14 settimane contro il minimo di 6 di Danimarca, Germania e Paesi Bassi, le 8 di francesi e belgi e una media che si assesta intorno alle 10 per gli altri (fonte: Commissione europea). Un intervallo troppo lungo, che impigrisce i cervelli e mette sotto scacco le famiglie. Ogni anno, per tutti gli otto anni della scuola dell’obbligo. Che aumentano se si è avuto il coraggio o la sfrontatezza di avere più di un figlio.

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Per fortuna esiste l’Emilia-Romagna, già nel 1991 sulle pagine dei giornali di tutto il mondo per la scuola dell’infanzia più all’avanguardia e più rispettosa dei bambini. Quest’anno con il progetto pilota “Scuole aperte” la regione ha spalancato i cancelli dal 31 agosto in via sperimentale in 40 comuni. Il calendario scolastico e la didattica non sono stati cambiati, le attività condotte da educatori professionali esterni, l’adesione volontaria, e 8mila bambini hanno trovato un porto sicuro per sport, laboratori e attività culturali. Divertente, formativo, utile. Gratuito. Non un parcheggio, ma un luogo di comunità.
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Dietro c’è, tra gli altri, un’assessora regionale all’istruzione, Isabella Conti, che già da sindaca di San Lazzaro di Savena aveva introdotto i nidi gratuiti. Costo dell’operazione appena conclusa: 3 milioni di euro. Nel 2027 verrà estesa a tutta la regione, si sta lavorando per protrarla nel pomeriggio (per i compiti delle vacanze da finire e le difficoltà da recuperare) e si stimano 10 milioni di spesa corrente finanziabili con la nuova legge per il sostegno alla genitorialità. Si può copiare? Certo: altre regioni si sono dimostrate interessate. Se genitori e bambini contano davvero, è il caso di dimostrarlo. Tutto il resto è propaganda.
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