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Se ogni giorno si riapre la trattativa su quando iniziare o quanto studiare, i compiti diventano inevitabilmente motivo di conflitto. Cosa fare quindi per supportare bambini e ragazzi senza assumere il ruolo di controllori? I consigli dell’esperta

Дата публикации: 13-08-2026 05:11:38

Come ogni estate, puntuale, per tanti genitori si ripresenta la questione dei temutissimi compiti delle vacanze, un tema da sempre molto dibattuto. Secondo “l’Osservatorio sui Compiti delle Vacanze”, realizzato da Skuola.net, 1 famiglia su 3 li vede come una possibile […]
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Come ogni estate, puntuale, per tanti genitori si ripresenta la questione dei temutissimi compiti delle vacanze, un tema da sempre molto dibattuto.

Genitori e figli: perché oggi non si riesce più a dire di “no”?

Secondo “l’Osservatorio sui Compiti delle Vacanze”, realizzato da Skuola.net, 1 famiglia su 3 li vede come una possibile fonte di stress; oltre 2 ragazzi su 3 rientrano a scuola senza aver completato i compiti assegnati per la pausa estiva e sempre più ragazzi ricorrono all’Intelligenza Artificiale per svolgere esercizi, riassunti o traduzioni.

Uno scenario, questo, che raccontala di fatto la crescente distanza tra quella che dovrebbe essere la finalità educativa dei compiti estivi e la reale percezione che ne hanno studenti e famiglie.

Come evitare quindi che pagine e pagine di esercizi si trasformino in un inutile ‘tour de force’ o peggio in un generatore di tensione che rovina l’atmosfera delle vacanze?  Alcuni consigli arrivano dall‘esperta di apprendimento e Dottoressa in psicologia clinica, Floriana Bitto del Centro Studi Lambda.

Compiti delle vacanze: un percorso a tre fasi

«L’obiettivo non è trasformare l’estate in un secondo anno scolastico», chiarisce la dottoressa Bitto. «Non dobbiamo scegliere tra studiare oppure no, ma quanto, come e con quale finalità. Lo studio estivo dovrebbe essere leggero, distribuito nel tempo e orientato a obiettivi chiari». Come trovare allora il giusto equilibrio? Prima di tutto, immaginando l’estate come un percorso composto da tre fasi, suggerisce l’esperta. La prima è quella della decompressione, durante la quale è doveroso staccare realmente dagli impegni scolastici. La seconda è quella di mantenimento, caratterizzata da attività di studio leggere e regolari. Infine, nelle settimane che precedono il ritorno in classe, è utile una graduale riattivazione per prepararsi al nuovo anno scolastico. «Il rischio da evitare è quello degli estremi: un’estate completamente scolastica da una parte e un’estate totalmente disconnessa da qualsiasi responsabilità dall’altra».

Stabilire una routine chiara

Routine e organizzazione, inoltre, fanno la differenza. «Quando ogni giorno si riapre la trattativa su quando iniziare o quanto studiare, i compiti diventano inevitabilmente motivo di conflitto. È preferibile stabilire insieme una routine chiara, con orari e obiettivi definiti. Il calendario dovrebbe essere costruito insieme al ragazzo, non imposto. Si parte dal carico totale, si divide il lavoro per settimane e si stabiliscono pochi momenti fissi, lasciando spazio anche al riposo e agli imprevisti. È importante che gli obiettivi siano concreti: non “studiare matematica”, ma “fare cinque esercizi”. I genitori non devono trasformarsi in controllori permanenti, ma offrire una struttura che favorisca autonomia e responsabilità», continua la dottoressa Bitto.

Compiti delle vacanze: il ruolo dei genitori

Mantenere l’ approccio giusto non è però sempre facile per i genitori. Quale può essere il confine tra supporto e interferenza?

«Il supporto offre strumenti, l’interferenza offre soluzioni», sottolinea ancora l’esperta. «Un genitore può chiedere: “da dove pensi di iniziare?” oppure “come puoi dividere questo lavoro?”. Se invece detta le risposte, corregge ogni passaggio o ricorda continuamente cosa fare, il ragazzo finisce per dipendere dal controllo esterno. L’obiettivo non è ottenere un compito perfetto, ma insegnare al figlio a gestirlo da solo.  Il compito del genitore quindi dovrebbe essere quello di aiutare a chiarire la consegna, organizzare il tempo o suggerire una strategia. Lasciando poi che sia il ragazzo a lavorare, anche commettendo qualche errore. L’autonomia si costruisce proprio attraverso il tentativo».

Quanto studiare durante le vacanze?

Per quanto riguarda il tempo da dedicare allo studio, «la regola è semplice», chiarisce la dottoressa Bitto. «Meglio poco, fatto bene e con continuità, che tanto, fatto male e sotto pressione. In linea generale, per gli studenti senza particolari difficoltà possono essere sufficienti 30-45 minuti al giorno nella scuola primaria e circa 60-90 minuti per studenti delle medie e delle superiori, con una programmazione costante ma flessibile»,

Compiti delle vacanze: come alimentare la motivazione

Che fare però quando ci si scontra con musi lunghi, scarsa attenzione e poca, pochissima voglia di rimettersi sui libri?

«La motivazione estiva difficilmente nasce da sola: va costruita attraverso esperienze di controllo e riuscita», mette in luce la dottoressa Bitto. «Per aumentarla servono obiettivi piccoli, visibili e raggiungibili. Non “devo fare tutti i compiti”, ma “oggi completo queste due pagine”, “oggi ripasso questo argomento”, “oggi faccio dieci esercizi”. Può aiutare usare checklist, segnare i progressi, creare una routine breve al mattino e lasciare il resto della giornata libero».  E se i ragazzi rifiutano categoricamente di aprire i libri durante le vacanze? «Più che insistere continuamente, bisogna capire cosa c’è dietro il rifiuto: stanchezza, difficoltà, paura di non riuscire o semplice bisogno di autonomia. Può aiutare partire da un’attività molto breve e da una materia percepita come più semplice. La motivazione spesso non arriva prima di iniziare, ma cresce quando il ragazzo vede che il compito è affrontabile e riesce a portarlo a termine».

Compiti delle vacanze: come renderli ‘più leggeri’

Un’altra strategia utile può essere quella di trasformare i compiti in un’attività più leggera, magari legandoli alle esperienze del viaggio o del tempo libero. «Si può allenare la matematica calcolando spese e distanze, le lingue leggendo menu o chiedendo informazioni, la scrittura tenendo un piccolo diario di viaggio e ancora la storia e la geografia visitando luoghi nuovi. Non tutto l’apprendimento deve necessariamente passare da un libro. Collegare i compiti alla vita reale li rende più significativi e meno pesanti».

Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale

È innegabile però che, per alleggerire il carico, sempre più ragazzi ricorrono all’Intelligenza Artificiale. «L’IA non è necessariamente un nemico dell’apprendimento», osserva la dottoressa Bitto. «Può diventare uno strumento utile per chiarire concetti, organizzare lo studio o ricevere spiegazioni aggiuntive. Il problema nasce quando viene utilizzata per sostituire completamente il lavoro cognitivo dello studente. I compiti estivi hanno proprio la funzione di mantenere allenate alcune competenze: delegare interamente il compito all’Intelligenza Artificiale significa rinunciare a quell’esercizio mentale che dovrebbe aiutare il ragazzo a ripartire più preparato e sicuro a settembre».

… e se si arriva a fine estate con troppi compiti?

E se poi, a fine estate, ci si ritrova fortemente in ritardo sulla tabella di marcia? «La prima cosa è evitare il panico», conclude l’esperta, «e non cercare di recuperare tutto in pochi giorni. Bisogna rifare il programma, distinguendo ciò che è prioritario da ciò che può essere ridotto o rimandato. Meglio lavorare con costanza su obiettivi realistici, piuttosto che imporre maratone di studio che aumentano stanchezza, conflitti e demotivazione».

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