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Il Vaticano rilancia l'allarme natalità: «L'Italia non rinuncia ai figli, ma non riesce ad averli», a pesare sono ostacoli economici

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

Per il Vaticano non è più soltanto una questione demografica, ma una vera emergenza sociale e politica. Da oltre trent'anni i Pontefici ? da Giovanni Paolo II a...

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Per il Vaticano non è più soltanto una questione demografica, ma una vera emergenza sociale e politica. Da oltre trent'anni i Pontefici – da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, da Francesco fino a Leone XIV – continuano a lanciare lo stesso appello ai governi italiani che si succedono: fermare il declino delle nascite prima che diventi irreversibile. Un richiamo rimasto finora sostanzialmente inascoltato, mentre i numeri continuano a peggiorare.

L'ultimo allarme arriva da Vatican News, che rilancia i dati del Dossier Natalità 2026 – "Volere o Potere", realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con l'Istat. La fotografia è quella di un Paese che continua a perdere figli non perché non li desideri, ma perché sempre più coppie ritengono impossibile realizzare il proprio progetto familiare.

Nel 2025 in Italia sono nati appena 355 mila bambini, il livello più basso mai registrato, con un ulteriore calo del 3,9%rispetto all'anno precedente. Per comprendere la portata del fenomeno basta il confronto con il 2000, quando le nascite superavano le 543 mila. In un quarto di secolo il Paese ha perso quasi duecentomila nuovi nati ogni anno.

Per la Santa Sede il nodo centrale non è un presunto mutamento culturale che allontana dalla genitorialità.

Il dossier sostiene esattamente il contrario: il desiderio di avere figli resta diffuso, ma si scontra con ostacoli economici, stipendi sempre più bassi, problemi lavorativi e organizzativi sempre più difficili da superare.

Il dato più significativo riguarda proprio il divario tra desiderio e realtà. Tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2% afferma di avervi rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, mentre appena il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita. Se tutte le intenzioni espresse dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini, più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce.

Le ragioni della rinuncia sono soprattutto economiche. Oltre 2,8 milioni di italiani indicano nelle condizioni lavorative e reddituali il principale ostacolo alla scelta di avere figli. A pesare è anche il divario tra uomini e donne: quasi una lavoratrice su due (49,9%) teme conseguenze negative sul proprio lavoro in caso di maternità, contro il 24% degli uomini.

Il rapporto evidenzia poi il ruolo ancora insufficiente del welfare familiare. Più di tre milioni di donne risultano inattive per motivi familiari, a fronte di appena 151 mila uomini, mentre 763 mila persone dichiarano di aver rinunciato alla genitorialità perché impegnate nell'assistenza ai genitori anziani. Un dato che racconta come il progressivo invecchiamento della popolazione finisca per sottrarre energie e risorse proprio alle generazioni che potrebbero avere figli.

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È qui che il problema demografico diventa anche economico. Nel 2025, a fronte di 355 mila nascite, l'Italia ha registrato 652 mila decessi, con un saldo naturale negativo di 297 mila persone. Se da un lato il Paese può vantare una delle aspettative di vita più elevate al mondo, 83,4 anni, dall'altro questo successo sanitario rischia di accentuare la pressione sul sistema pensionistico, sul welfare e sulla sanità pubblica, chiamati a sostenere una popolazione sempre più anziana con un numero sempre minore di lavoratori.

È un tema sul quale Leone XIV è intervenuto più volte fin dall'inizio del pontificato. Durante la visita ufficiale al Quirinale dello scorso anno, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Pontefice aveva chiesto all'Italia di sostenere concretamente le giovani famiglie. «Occorre garantire a tutte le famiglie il sostegno indispensabile di un lavoro dignitoso, in condizioni eque e con attenzione alle esigenze legate alla maternità e alla paternità», aveva affermato. «Facciamo tutto il possibile per dare fiducia alle famiglie, soprattutto alle giovani famiglie, perché possano guardare serenamente al futuro e crescere in armonia».

L'analisi rilanciata da Vatican News si conclude con un invito che supera gli schieramenti politici. Una crisi di questa portata, osserva, non può essere affrontata da un solo governo né trasformata in terreno di scontro ideologico. Serve invece un'alleanza stabile tra maggioranza e opposizione, istituzioni, imprese, sindacati, Terzo settore e mondo dell'associazionismo, capace di rimuovere gli ostacoli che oggi impediscono a milioni di italiani di trasformare il desiderio di avere un figlio in una scelta realmente possibile.

Non a caso sarà questo il tema della sesta edizione degli Stati Generali della Natalità, in programma il 25 e 26 novembre prossimi: un appuntamento che il Vaticano considera sempre più strategico, nella convinzione che la crisi delle nascite non rappresenti soltanto un problema statistico, ma la questione decisiva da cui dipende il futuro economico, sociale e culturale dell'Italia.

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