Nel Paese oltre 100mila ettari in fumo, il governo usa “l’inseminazione delle nuvole” contro gli incendi. In Honduras l’80% del Paese è secco, in Perù alluvioni e accesso a Machu Picchu chiuso. E il peggio deve ancora arrivare
Il mondo deve prepararsi, anche a costo di far piovere dal cielo a tutti i costi. Il Super El Niño che si farà sentire sempre di più tra la fine del 2026 e il 2027 - mentre gli esperti allertano sul fatto che sarà probabilmente il fenomeno naturale più impattante degli ultimi 150 anni - in determinate zone del mondo è già adesso realtà. In Sudamerica ad esempio Cile e Perù stanno sperimentando alluvioni devastanti e piogge intense, con persino gli accessi al famoso Machu Picchu che sono stati interrotti per le inondazioni.
Le inondazioni che hanno flagellato il Peru, nella Tambopata National Reserve (Puerto Maldonado)
In Honduras, nazione centroamericana, il governo ha dichiarato l'80% del territorio nazionale in stato di allerta siccità dopo che la carenza d’acqua ha distrutto i raccolti e causato la morte del bestiame. In Sri Lanka il governo ha avviato un piano stanziando 14 milioni di dollari contro la siccità: verranno forniti 75 litri d’acqua, ogni tre giorni, alle famiglie. I camion trasporteranno galloni fino alle cisterne pur di fornire acqua potabile e aiutare i raccolti.
Il cielo di Kuala Lampur coperto dallo smog e dai fumi dei roghi estesi in Malesia (afp)
In Indonesia invece si è costretti addirittura a far piovere. Più di altri, questo Paese asiatico, ci racconta attualmente l’impatto di El Niño - fenomeno naturale legato al surriscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale - mescolato alla crisi climatica. Le temperature elevate e l’assenza di pioggia hanno portato i terreni a una condizione di forte siccità trasformandoli nel combustibile perfetto per le fiamme. Da inizio anno sono così bruciati oltre 200mila ettari di cui, la metà, sono andati in fiamme solo nelle ultime settimane, a partire da luglio. La causa principale, ricorda il governo indonesiano, è proprio l’impatto di El Niño.
Le fiamme, che hanno avvolto soprattutto il Kalimantan, nel Borneo, hanno distrutto non solo ettari di foreste, compromettendo gli ecosistemi e la biodiversità, così come i raccolti, ma hanno anche provocato potenti fumo e compromesso la qualità dell’aria tanto che dall’Indonesia fino alla Malesia i cittadini sono costretti ad indossare mascherine. Nelle strade la visibilità è fortemente calata, le scuole sono state chiuse e i bimbi studiano a casa, mentre le forze dell’ordine e i vigili del fuoco (50mila) sono allo stremo tanti sono stati gli interventi necessari per domare roghi che continuano a ripetersi.
Contro questo effetto di El Niño l’Indonesia ha deciso così di ricorrere all’inseminazione delle nuvole, il cloud seeding, tecnica che attraverso l’uso di aerei o droni (e persino elicotteri) permette sulle nuvole prescelte (già cariche di umidità) il rilascio di microscopiche particelle di ioduro d’argento oppure cloruro di sodio per stimolare la pioggia. "Qualora si presentasse anche la minima traccia di una nuvola adatta alla semina, e a condizione che sia tecnicamente fattibile, effettueremo subito un'operazione di modificazione meteorologica” ha ribadito il ministro delle Foreste indonesiano Raja Juli Antoni. Questa tecnica può aumentare le precipitazioni fino al 15%, sebbene sia un metodo discusso e ancora poco utilizzato a livello mondiale come risposta diretta agli incendi boschivi.
Per l'Agenzia indonesiana di meteorologia, climatologia e geofisica (BMKG) tra il 2021 e l'agosto 2026 l’Indonesia ha già effettuato 252 operazioni di modificazione meteorologica, rispetto alle sole 85 necessarie nel decennio precedente. Uno dei motivi per cui qui viene usato questo metodo è la necessità di reidratare le torbiere che, quando si seccano, hanno un effetto contrario: sono altamente infiammabili. Questa tecnica, va ricordato, non “crea” la pioggia dal nulla ma sfrutta solo le nubi già cariche di umidità, stimolandole. Parte del mondo scientifico la critica per via dell’efficacia limitata e del fatto che possa sconvolgere gli equilibri naturali e climatici intensificando i fenomeni spesso in modo imprevedibile.
La stagione degli incendi dai satelliti: le emissioni di CO2 nel mondoMa l’Indonesia, ormai, contro gli incendi pare disposta a tutto. Anche perché l’intensificazione di El Niño, che ora è in una prima fase, secondo il Servizio di monitoraggio atmosferico Copernicus (CAMS) potrebbe portare nel Paese a incendi stagionali sempre più potenti, tali da alimentare fumi diretti in altri Paesi (come sta già accadendo da Singapore alla Malesia), esattamente come ora i fumi degli incendi russi e canadesi stanno arrivando persino all’Artico, dove le emissioni da incendi all'interno del Circolo Polare Artico sono “attualmente superiori alla media, rendendo il 2026 uno degli anni più intensi degli ultimi tempi per quanto riguarda le emissioni da incendi nell’Artico” ricorda il CAMS.
Lo stesso Copernicus, guardando all’Indonesia, teme poi per i rischi legati alle “vaste torbiere della regione che rendono la gestione degli incendi particolarmente difficile una volta che si sono innescati, poiché possono potenzialmente bruciare sottoterra e a temperature più basse”.
Per Mark Parrington, scienziato senior dell'ECMWF e collaboratore del CAMS, in Indonesia “le emissioni stagionali dovute agli incendi e la foschia regionale sono già aumentate, in linea con i precedenti anni di El Niño, e monitoreremo la situazione molto attentamente per capire come stanno cambiando gli incendi e l'impatto sulla qualità dell’aria”.
Tutte queste criticità, in atto adesso, sono già dovute alle ripercussioni di El Niño che, nei prossimi mesi, tenderanno a peggiorare e, potenzialmente, a colpire in maniera indiretta anche zone come l’Europa. Il tutto con scenari che ancora sono difficili da immaginare e ipotizzare in un mondo dove, in generale, anche la crisi climatica continua ad amplificare i fenomeni meteo estremi. Come stanno già iniziando a fare i primi governi, è dunque tempo di prepararsi.
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