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Cop17, in Mongolia vertice Onu sulla desertificazione e siccità

Дата публикации: 18-08-2026 07:30:00

A Ulaanbaatar 197 Paesi riuniti per trovare fondi e soluzioni ad una delle emergenze ambientali globali: il degrado dei suoli. La FAO: “Tra crisi del clima e El Niño, milioni di persone a rischio fame”. Tema cruciale anche l'importanza di pascoli e pastori

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Questa estate di caldo ed eventi meteo estremi, a livello globale, sembra aver sortito due effetti: da una parte ha riportato in auge la questione climatica - alla faccia di chi ancora nega la crisi del clima - dall’altra ha visto un rilancio globale della richiesta di risposte immediate.

Come ne usciamo? Chi deve fare cosa? E con che soldi?

Per rispondere a queste domande finora i vari Paesi del mondo si sono mossi tramite Piani climatici nazionali e accordi internazionali, come quello di Parigi del 2015 per limitare l’aumento della temperatura. Ma, come mostra l'escalation di quest'anno, fra i più caldi di sempre, non è bastato. Adesso si presentano due appuntamenti, a distanza di pochi mesi uno dall’altro, che potrebbero essere un primo nuovo passo per dare risposte politiche, multilaterali e globali alle evidenze della crisi.

130343893-2f25a5af-c94c-47dd-957e-ffc8310f8605.jpg Due incontri cruciali per il clima

Quello chiave inizia il 9 novembre in Turchia, ad Antalya, ed è la COP31, la Conferenza delle parti sul clima. Da lì, per esempio, oltre a finanziamenti e rafforzamento delle intese, ci si aspetta che il tema cruciale - come fare ad abbandonare l’uso delle fonti fossili che con i gas serra riscaldano l’atmosfera - venga preso di petto. Oggi però in Mongolia inizia un’altra COP, altrettanto importante, perché è incentrata sui suoli: è la COP17 sulla desertificazione. La scelta della Mongolia come Paese ospitante assume un significato particolare. Secono L’United Nation to Combat Desertification (Unccd) infatti quasi il 77% del territorio mongolo è già degradato mentre il Paese deve affrontare desertificazione, siccità e tempeste di sabbia.

E ad Ulaanbaatar la Convenzione Onu per la lotta alla desertificazione (UNCCD) sa bene che i messaggi e le strategie che verranno prese durante il vertice (dal 17 al 28 agosto) saranno fondamentali anche - per esempio in termini di garanzie sul fatto che il multilateralismo possa ancora funzionare - in vista della COP31.

“Acceleriamo sull’abbandono di petrolio e gas. Transizione necessaria per la sicurezza energetica” A pagare il conto più salato i Paesi più vulnerabili

Con il cambiamento del clima, la desertificazione dei territori è oggi un problema più complesso e anche più interconnesso: con suoli secchi, carenza d’acqua e rischi costanti di incendi, la criticità più immediata che si sta già sperimentando sono i danni legati ai raccolti, al cibo.

Su questo anche la Fao di recente ha lanciato un allarme su come la crisi del clima e la desertificazione possano compromettere le riserve alimentari globali.

Giugno-luglio 2026 i mesi più caldi di sempre: quasi tre gradi in più rispetto alla media

E purtroppo, come accade spesso, a pagare il conto maggiore sono sempre i Paesi meno sviluppati (e spesso meno responsabili delle emissioni), che non hanno risorse per difendersi. Perciò alla COP17 si discuterà anche dello stanziamento di oltre 12 miliardi di dollari proprio a favore dei Paesi più vulnerabili e che hanno bisogno di fondi per affrontare la siccità e l’impoverimento dei suoli. Fondamentale sarà quindi trasformare i negoziati sia in un vertice capace di inviare segnali positivi sul multilateralismo, sia in un summit che passi direttamente all’azione, con fondi destinati e progetti operativi. Passare all’azione quest’anno è più che mai necessario: nel mondo sperimenteremo infatti il mix di impatti della crisi climatica generata dalle emissioni antropiche e gli effetti del fenomeno naturale di El Nino che sta surriscaldando molte aree del mondo. Un mix che potrebbe portare alla fame “50 milioni di persone nel mondo” avvertono gli esperti della Fao.

Troppo caldo, si lavora di notte: l’agricoltura cambia ritmo "Ripristinare la terra, riaccendere la speranza"

Uno dei temi principali di quest’anno sarà quindi “Ripristinare la terra, riaccendere la speranza”. Per Yasmine Fouad, segretaria esecutiva della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione, “al centro della nostra discussione c'è il tema della sicurezza alimentare. Più ci si impegna nel ripristino dei terreni, più si dispone di suolo produttivo per garantire la sicurezza alimentare. Questo tipo di approccio dovrebbe essere parte integrante delle nostre iniziative finanziarie”.

Ciò che sarà fondamentale in questo caldo agosto è riuscire a implementare gli sforzi, anche economici, decisi alla COP16 di Riyadh, la precedente edizione dove si sono fatti passi avanti importanti, nell’impulso all’azione, anche grazie alla partecipazione di Paesi storicamente improntati sul petrolio che finora si erano opposti a finanziamenti per il clima, come l’Arabia Saudita.

La siccità in Italia è già costata 330mila posti di lavoro e 24 miliardi di euro I finanziamenti promessi nel 2024

Proprio l’Arabia Saudita, nell’edizione del 2024, ha promesso centinaia di milioni di dollari di finanziamenti che mirano al ripristino dei terreni e la lotta alla desertificazione: un segnale incoraggiante che andrà sfruttato, unendo il fatto che - a differenza delle COP sul Clima - fra i membri Uncdd risultano ancora quegli Stati Uniti che Donald Trump ha invece trascinato fuori dall'Accordo di Parigi e dall’Unfcc che presiede le Conferenze delle Parti sul clima.

Tra i punti chiave della COP17 ci saranno dunque l’operatività del Partenariato globale di Riyadh per la resilienza alla siccità (fondo che vede i Paesi impegnati a versare 12 miliardi di dollari in 7 anni per aiutare 74 nazioni colpite da crisi idrica e suoli degradati) e che aiuterà a rivedere i sistemi di irrigazione, la ripiantumazione con colture più resistenti al nuovo clima, ma anche infrastrutture e stoccaggio dell’acqua per l’agricoltura.

Altro tema cruciale sarà poi la “gestione sostenibile di pascoli e praterie” ricorda la FAO che, nel frattempo, stima come “1,66 miliardi di ettari di terreno siano interessati dal degrado causato dall'uomo, di cui oltre il 60%, ovvero 1 miliardo di ettari, su terreni agricoli, tra cui colture e pascoli”. Proprio la Fao aggiunge che il “ripristino dei terreni agricoli degradati richiede un forte impegno politico, investimenti mirati e azioni coordinate. Senza il ripristino dei terreni agricoli, non sarà possibile raggiungere gli obiettivi globali in materia di neutralità del degrado del suolo (LDN), biodiversità, cambiamento climatico e Fame Zero”. Non a caso la COP17 si tiene nell’ "Anno internazionale delle Nazioni Unite per i pascoli e i pastori” sottolineando proprio “l'importanza dei pascoli come ecosistemi cruciali che sostengono la biodiversità, i sistemi alimentari e i mezzi di sussistenza, nonché le comunità pastorali e il loro ruolo nella gestione del territorio”.

La crisi climatica cambia la geografia dell’Europa: conviene ancora vivere a Nord? 197 Paesi riuniti, il ruolo chiave della Cina

Infine, ci si attende anche la spinta della Cina che proporrà l'istituzione di una “Giornata Internazionale delle Praterie” proprio con l'obiettivo di spingere la comunità internazionale a “intensificare costantemente la cooperazione per la protezione e il recupero di questi ecosistemi”. La Cina è uno dei Paesi che negli ultimi 50 anni ha fatto di più per il risanamento e il Paese, scrivono i media cinesi, “ha registrato una costante "doppia riduzione" dell'estensione delle terre desertificate e sabbiose, diventando la prima nazione al mondo a raggiungere la "crescita zero" del degrado del suolo”. In totale la COP17 vedrà la partecipazione di 197 Paesi, capi di Stato e ministri e l’Italia parteciperà con una sua delegazione.

Per la Mongolia, che ospiterà l’evento, sarà l’occasione per rilanciare il messaggio della necessità di risposte urgenti e concrete davanti all'intensificazione della crisi del clima e della desertificazione: questo Paese, con 1,56 milioni di chilometri quadrati di territorio, sta subendo un enorme degrado del suolo che interessa ormai quasi il 77% della sua superficie.

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