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Bambini del bosco, se il “superiore interesse del minore” diventa una condanna

Дата публикации: 17-04-2026 10:22:59

Minori | C’è qualcosa che non torna. E più emergono i dettagli, più quella sensazione si trasforma in inquietudine. Tre bambini cresciuti nel bosco, tra alberi, animali, ritmi naturali. Poi strappati via. Portati in una struttura lo scorso novembre. E lì trattenuti, ancora. Nonostante tutto. Nonostante le parole – pesanti, precise – della garante per […]

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Minori |

C’è qualcosa che non torna. E più emergono i dettagli, più quella sensazione si trasforma in inquietudine. Tre bambini cresciuti nel bosco, tra alberi, animali, ritmi naturali. Poi strappati via. Portati in una struttura lo scorso novembre. E lì trattenuti, ancora. Nonostante tutto. Nonostante le parole – pesanti, precise – della garante per l’infanzia, Marina Terragni, che ha parlato di una situazione “orwelliana” e di un intervento che rischia di essere “sproporzionato rispetto all’interesse dei minori”. E nonostante quello che scrivono gli esperti. Perché nella relazione depositata martedì scorso al Tribunale per i minorenni non ci sono opinioni ideologiche. Ci sono osservazioni cliniche. E fanno paura. I consulenti parlano di una “discontinuità profonda e repentina” nelle loro vite. Si è passati da una quotidianità fatta di natura, autonomia, ritmi stabili, a un ambiente chiuso, standardizzato, estraneo.

Nelle nove pagine scritte dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicoterapeuta Martina Aiello  si mette in luce la crescita deldisagio psicologico dei bimbi” e si lancia l’allarme sul rischio che questo “nel tempo potrebbe sfociare in depressione”. I bambini, inoltre, sarebbero esposti a uno “sradicamento affettivo”, a una “frantumazione della figura materna”.

Ma c’è un dettaglio, apparentemente semplice, che racconta tutto: il cibo. Prima, scrivono i consulenti, i ragazzi seguivano una dieta naturale: verdure, legumi, frutta, porridge, frutta secca. Niente prodotti industriali, niente zuccheri raffinati. Oggi, invece, quei bambini sono passati a “prodotti industriali pieni di zuccheri, prima del tutto assenti”. Non è un dettaglio nutrizionale ma il segno concreto di uno stravolgimento. E le conseguenze si vedono: i bambini chiedono dolci in modo “marcato e talora compulsivo”, come forma di compensazione emotiva. Mangiano per colmare un vuoto. E allora la domanda diventa ancora più crudele: che cosa stiamo davvero dando loro, e che cosa stiamo togliendo? Gli stessi esperti sono chiarissimi: ogni ritardo nel ricongiungimento espone i minori a un “aggravamento del quadro psicologico”. Serve un ritorno. Subito.

E invece no. I bambini restano lì. Lontani. E mentre si accumulano relazioni, valutazioni, rinvii, accade qualcosa di ancora più doloroso: si consuma lentamente il legame. La madre, Catherine Birmingham, non è solo lontana. È sempre più esclusa. Le è stato negato di passare con loro la Pasqua. Le è stato negato di festeggiare il suo compleanno insieme ai figli. E quel giorno, con un filo di voce, ha detto: “Vorrei vedere i miei figli? La vera domanda oggi è se loro vogliono vedere mamma e papà”. È questa, forse, la frase più devastante di tutta la vicenda. La paura che i figli, sentendosi abbandonati, smettano di desiderarti. La paura che l’intervento pensato per “proteggerli” finisca per spezzare il legame più profondo.

Intanto, attorno alla figura materna, si costruisce una narrazione che la semplifica, la riduce, la demonizza: la madre “del bosco”, la scelta radicale, lo stile di vita fuori norma. Eppure, nella relazione, un punto resta fermo: non emergono condotte pregiudizievoli. Nessun abuso. Nessun maltrattamento.

E allora su cosa si regge davvero questa separazione?

Gli stessi esperti indicano la strada. La garante la rafforza, parlando apertamente di sproporzione. Eppure si va avanti. E qui il cortocircuito diventa insopportabile. Perché fuori da questa storia continuiamo a ripeterci che i bambini devono stare meno davanti agli schermi, più all’aria aperta. Che bisogna salvarli dalla dipendenza digitale. Tanto che la Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen sta studiando un disegno di legge per limitare l’accesso dei minori ai social. E poi, quando tre bambini quella realtà la stavano vivendo davvero, cosa facciamo? Li riportiamo dentro. Li abituiamo agli schermi. Li nutriamo di zuccheri. Li separiamo da ciò che li faceva sentire al sicuro.

Non si tratta di idealizzare la vita nel bosco. Si tratta di guardare in faccia un dato semplice, quasi brutale: oggi quei bambini stanno peggio di prima. Lo dicono gli esperti. Lo raccontano i loro comportamenti. Lo suggerisce perfino il modo in cui mangiano.

E allora ci chiediamo: chi li sta davvero proteggendo? Perché quando il “superiore interesse del minore” produce sofferenza documentata, crescente, misurabile, allora forse è il momento di fermarsi. E di avere il coraggio di ammettere che qualcosa, in questa storia, si è rotto. E che a pagarlo, ancora una volta, sono i bambini.

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