Minori | Otto giorni senza vedere la madre. Otto giorni senza poterle nemmeno parlare al telefono. Poi finalmente l’incontro. In una stanza sorvegliata da assistente sociale, educatrice e psicologa. Alba, la bambina di cinque anni di Padova portata via da scuola e collocata presso il padre con un provvedimento del tribunale, entra taciturna, quasi intimorita. […]
Otto giorni senza vedere la madre.
Otto giorni senza poterle nemmeno parlare al telefono.
Poi finalmente l’incontro. In una stanza sorvegliata da assistente sociale, educatrice e psicologa. Alba, la bambina di cinque anni di Padova portata via da scuola e collocata presso il padre con un provvedimento del tribunale, entra taciturna, quasi intimorita. Poi lentamente si scioglie. Gioca. Abbraccia la mamma.
Ma è il momento del distacco a trasformare tutto in una scena devastante.
La bambina piange, urla, dice che vuole tornare a casa con la madre. Le operatrici cercano di trattenerla perché non esca dalla porta. “Mamma ho paura”, sarebbero state le sue ultime parole. Poi: “Ciao mamma”.
Meno di 48 ore dopo arriva la decisione: incontri sospesi fino a data da destinarsi.
Alba è stata strappata una seconda volta.
A rendere ancora più drammatica la vicenda c’è anche quanto accaduto venerdì quando Alba ha avuto una crisi respiratoria ed è stata portata al pronto soccorso. Un episodio che richiama alla memoria quanto accaduto ai primi di maggio alla figlia più piccola dei Trevaillon, famosi come la famiglia nel bosco, che finì in ospedale senza che la mamma la potesse fosse avvisata o la potesse andare a trovare. Anche lei, guarda caso, per una crisi respiratoria.
Il caso di Padova è diventato uno dei simboli più controversi di ciò che sta accadendo nei tribunali italiani nelle cause familiari ad alta conflittualità. Il collegio che ha disposto il collocamento presso il padre sostiene che la bambina sia intrappolata in una relazione “pregiudizievole” con la madre e che il rifiuto verso il padre sia il risultato di comportamenti materni ostacolanti.
Nelle carte si parla di “diritto alla bigenitorialità”, di “dinamica iatrogena”, di necessità di interrompere un rapporto ritenuto dannoso per ristabilire il legame col padre. Ma fuori dagli atti resta l’immagine concreta di una bambina di cinque anni che urla e piange perché vuole tornare dalla madre con cui ha sempre vissuto.
E resta un’altra domanda: quanto dolore può essere considerato accettabile in nome della “riunificazione” familiare?
Nel provvedimento riaffiora ancora una volta il tema dell’alienazione parentale, teoria ascientifica screditata dalla comunità scientifica internazionale e più volte respinta dalla Corte di Cassazione, ma che continua a riemergere sotto forme diverse nei tribunali.
Intanto Alba continua a essere lontana dalla madre. E ora anche gli incontri sono stati sospesi.