Procedura aperta anche per altri 13 paesi, che ora hanno due mesi di tempo per rispondere alla commissione. All'Italia serve una normativa contro le querele temerarie usate "come un randello nei confronti di chi fa informazione", commenta la Fnsi
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Procedura aperta anche per altri 13 paesi, che ora hanno due mesi di tempo per rispondere alla commissione. All’Italia serve una normativa contro le querele temerarie usate “come un randello nei confronti di chi fa informazione”, commenta la Fnsi
La Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia e di altri 13 Stati membri per non aver recepito integralmente le norme Ue a tutela delle persone dalle azioni legali strategiche e abusive volte a mettere a tacere chi opera nell’interesse pubblico, le cosiddette Slapp.
Cosa prevede la normaLa direttiva Ue 2024/1069 tutela, tra gli altri, giornalisti, difensori dei diritti umani e organizzazioni della società civile da azioni giudiziarie infondate o abusive in materia civile con implicazioni transfrontaliere.
Le norme consentono ai tribunali di respingere in una fase iniziale le richieste manifestamente infondate, prevedono rimedi per le persone colpite e una protezione contro le sentenze pronunciate in Paesi terzi.
Oltre all’Italia, le lettere di costituzione in mora sono state inviate a Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Irlanda, Grecia, Spagna, Lussemburgo, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Romania e Slovacchia.
Gli Stati membri avevano tempo fino al 7 maggio 2026 per recepire la direttiva nel diritto nazionale. I 14 Paesi interessati hanno ora due mesi per rispondere e notificare alla Commissione le misure complete di recepimento. In assenza di una risposta soddisfacente, Bruxelles potrà decidere di inviare un parere motivato.
“Abbiamo più volte sollecitato il governo ad adottare le norme contro le Slapp”, lo afferma la segretaria della Fnsi, Alessandra Costante, dopo l’apertura della procedura d’infrazione. Il riferimento, ha specificato, non sono solo quelle transfrontaliere il cui recepimento “è fin troppo facile”. “Quello che serve in Italia è una normativa contro le querele temerarie utilizzate come un randello nei confronti di chi fa informazione”.
“Una richiesta che la Fnsi – ha puntualizzato – ha fatto negli anni, non solo all’attuale governo, ma anche a tutti gli altri che lo hanno preceduto, siano stati politici o tecnici e di qualunque colore”.
Un commento è arrivato anche da Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. “In Italia le SLAPP, le azioni giudiziarie a carattere intimidatorio, colpiscono in larga misura soprattutto i giornalisti. Lo abbiamo detto chiaramente in tutte le sedi: servono norme che contrastino il fenomeno e che consentano la rapida archiviazione, nonché il risarcimento, a fronte di querele che siano palesamente infondate”.
“La Direttiva Europea, per cui il nostro Paese adesso è in procedura di infrazione, invita esplicitamente gli Stati ad applicare nella normativa interna i principi di tutela previsti per le azioni giudiziarie transfrontaliere. C’è ancora margine – ha concluso – per recuperare e mettere un freno a queste azioni contro i giornalisti”.
Una lettura politica all’apertura dell’infrazione è stata data dalla senatrice M5s Barbara Floridia, già presidente della commissione di Vigilanza Rai. “L’infrazione Europea all’Italia sulla direttiva contro le querele bavaglio è solo il primo degli schiaffi che a Meloni giungono da Bruxelles sul fronte della libertà di stampa”. “Il prossimo, ha aggiunto, sarà quello per il mancato recepimento del Media Freedom Act, ancora fermo dopo un anno per i veti incrociati sulla riforma della Rai nella maggioranza. Oltre che sulla legge elettorale sono in frantumi pure su quello”.
“Le mie dimissioni e quelle dei commissari di opposizione in vigilanza Rai restano lì a denunciare anche questo”, ha rimarcato, riferendosi al passo in dietro dal suo ruolo nella commissione bicamerale avvenuto nelle scorse settimane.
“L’apertura dell’infrazione europea sulle querele bavaglio – ha detto ancora Floridia – giunge in un momento drammatico per la stampa italiana, con intere redazioni come quelle del Fatto Quotidiano e di Report alle prese con le richieste milionarie per il caso Cipriani. Ma è solo la punta di un iceberg che arriva fino alle piccole redazioni, sottoposte a vere e proprie intimidazioni travestite da atti giudiziari. Su questo – è la conclusione – Giorgia Meloni è stata ferma per quattro anni”.
“Ora il tempo è scaduto, ci penseremo noi a dare finalmente una legge di civiltà a tutela dell’indipendenza del giornalismo quando andremo al governo”.