Il recepimento italiano della direttiva europea contro le SLAPP, le cosiddette “querele bavaglio”, continua a suscitare critiche. A sollevarle è The Good Lobby Italia, secondo cui lo schema di decreto legislativo all’esame del Parlamento rischia di limitare fortemente l’efficacia delle nuove tutele, escludendo sia i procedimenti penali sia la maggior parte delle controversie che si […]
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Il recepimento italiano della direttiva europea contro le SLAPP, le cosiddette “querele bavaglio”, continua a suscitare critiche. A sollevarle è The Good Lobby Italia, secondo cui lo schema di decreto legislativo all’esame del Parlamento rischia di limitare fortemente l’efficacia delle nuove tutele, escludendo sia i procedimenti penali sia la maggior parte delle controversie che si svolgono interamente in Italia.
Il provvedimento è arrivato in una fase decisiva dell’iter parlamentare. Il 30 luglio la Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera ha espresso parere favorevole senza osservazioni. Nei prossimi giorni sono attesi i pareri delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, dopo i quali il testo tornerà al Governo per l’approvazione definitiva.
L’Italia, ricorda l’associazione, avrebbe dovuto recepire la direttiva europea entro il 7 maggio scorso. Il termine è scaduto e il 15 luglio la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione.
Secondo The Good Lobby Italia il principale limite del decreto riguarda il suo campo di applicazione. Le nuove garanzie previste dalla direttiva verrebbero infatti riconosciute soltanto ai procedimenti civili con implicazioni transfrontaliere. In base ai dati della Coalition Against SLAPPs in Europe (CASE), si tratta di meno del 10% dei casi registrati. Resterebbero invece esclusi sia le controversie interamente nazionali sia i procedimenti penali per diffamazione, che fino alla fine del 2024 rappresentavano circa un quinto dei casi censiti dalla coalizione.
Per l’associazione si tratta di un limite particolarmente significativo nel contesto italiano, dove le querele per diffamazione vengono frequentemente indicate dalle organizzazioni che si occupano di libertà di stampa come uno degli strumenti utilizzati per esercitare pressione su giornalisti, attivisti e cittadini che intervengono su questioni di interesse pubblico.
Nel comunicato viene citato, come esempio, il procedimento che coinvolge il comico Daniele Fabbri, imputato per diffamazione dopo aver definito “puzzona” la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante un podcast satirico. Meloni si è costituita parte civile chiedendo un risarcimento di 20 mila euro. Secondo The Good Lobby, un procedimento di questo tipo resterebbe escluso dalle nuove tutele sia perché penale sia perché riguarda soggetti domiciliati nello stesso Paese.
L’associazione richiama anche il caso del comitato “Pesaro: no GNL”. Dopo un esposto presentato nel 2025 sui possibili rischi ambientali e sanitari di un impianto di stoccaggio di gas naturale liquefatto, la società Fox Petroli ha promosso un’azione civile da due milioni di euro e una querela per diffamazione aggravata nei confronti di due attivisti. Anche questo procedimento, secondo l’interpretazione dell’organizzazione, non rientrerebbe nell’ambito di applicazione del decreto.
The Good Lobby sottolinea inoltre che la direttiva europea stabilisce un livello minimo di tutela e lascia agli Stati membri la possibilità di estendere le garanzie anche alle controversie interne. Una possibilità che, ricorda l’associazione, sarebbe stata incoraggiata anche dalla Commissione europea e dal Consiglio d’Europa ma che il testo italiano non recepisce.
Un altro rilievo riguarda la definizione stessa di controversia “transfrontaliera”. Secondo The Good Lobby, lo schema di decreto considera automaticamente prive di carattere transfrontaliero tutte le controversie in cui entrambe le parti sono domiciliate in Italia, mentre la direttiva europea richiederebbe una valutazione più ampia, considerando anche gli altri elementi rilevanti della vicenda.
Nel corso dell’esame parlamentare, le proposte di modifica presentate da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle per ampliare le tutele non sono state poste in votazione. Nel parere approvato dalla Commissione Politiche dell’Unione europea si afferma invece che il decreto adotta una definizione ampia della nozione di controversia transfrontaliera.
“Una legge contro le querele bavaglio che esclude i casi nazionali e i procedimenti penali lascia sostanzialmente immutata la situazione”, afferma Andi Shehu, Policy Officer di The Good Lobby Italia. “Il testo può ancora essere corretto prima dell’approvazione definitiva, estendendo le tutele anche ai casi nazionali e ai procedimenti penali”.
Contestualmente l’associazione, che fa parte di CASE Italia ed è stata ascoltata dalla Commissione Giustizia della Camera il 28 luglio, ha lanciato la campagna di comunicazione “Un ombrello bucato non protegge nessuno”, realizzata insieme all’agenzia Stormi. La campagna sarà diffusa nelle prossime settimane sui principali social network e accompagnerà un’iniziativa pubblica dedicata al tema delle querele temerarie.