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La lotta per la governance al Monte dei Paschi di Siena tra colpi di fulmine e caccia al voto

Дата публикации: 31-03-2026 04:49:45


La liquidazione dell'Ad Luigi Lovaglio, che però non molla, apre scenari inediti nel futuro del Monte dei Paschi. Tutti i riflettori sull'assemblea del 15 aprile
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La liquidazione dell’Ad Luigi Lovaglio, che però non molla, apre scenari inediti nel futuro del Monte dei Paschi. Tutti i riflettori sull’assemblea del 15 aprile

La lotta per la governance al Monte dei Paschi di Siena tra colpi di fulmine e caccia al voto

Ilbanchiere Luigino Lovaglio haguidato il risanamento di Mps e poi l’attacco al fortino di Mediobanca riportando un grande successo. Dopo un’annata, il 2025, caratterizzata da un susseguirsi di “offerte pubbliche piombate” procurate dal Tesoro per il Monte dei Paschi di Siena, comincia a delinearsi un nuovo assetto del sistema. La Mps acquisisce il controllo di una filiera che arriva fini alle Assicurazioni Generali. È il frutto dei titoli Generali posseduto dalla Mediobanca e dagli “scalatori” Caltagirone e Delfin (la finanziaria della famiglia del Vecchio).

Quando meno te l’aspetti si manifesta un colpo di fulmine: Luigino Lovaglio non guiderà più l’istituto senese nel prossimo triennio. Infatti il recente consiglio di Mps ha depositato la lista del prossimo cda con 20 nomi, escludendo l’attuale ad, e ha convocato l’assemblea per il 15 aprile. Tra i 20 nomi dovranno spartirsi fino a 12 poltrone nel nuovo cda; tre sono indicati come possibili candidati per il ruolo di ad. Sono Corrado Passera, Carlo Vivaldi e Fabrizio Palermo. Sembra quest’ultimo il favorito ad assumere la carica di ad. Attualmente ricopre la stessa carica ad Acea e siede anche nel consiglio delle Generali in quota Caltagirone.

Il peso di Caltagirone, Delfin e del Governo

Caltagirone e Delfin erano da tempo alla ricerca di una banca per entrare in Mediobanca della quale già possedevano il 30% del capitale. Non potevano fare gli acquisti di titoli direttamente, doveva essere una banca, come imponeva la Bce. E trovarono così la Bps e il suo ad. Allo stesso tempo, la Bps stava attuando il superamento della crisi con il sostegno del Governo, il quale intravvedeva in questo intervento di Caltagirone e Delfin la possibilità di una riduzione del suo impegno, in termine di capitale erogato.

L’imprenditore romano e Delfin sono stati i protagonisti dell’operazione di acquisizione di Mediobanca godendo del sostegno del Governo che ha poi – come si è detto – erogati a pagamento “pacchetti azionari rotondi” da parte del Ministero del Tesoro. Operazione che ha allertato la Procura tanto che in una audizione in Parlamento i magistrati di Milano hanno confermato la loro ipotesi di concerto tra gli azionisti Delfin e Caltagirone, fin dal 2019 per la conquista di Mediobanca e di Generali, ma con un apporto decisivo di Lovaglio.

Tutto questo è anche il risultato di un braccio di ferro, attuato dietro le quinte, tra il Manager Lovaglio e Caltagirone. Riportando da Repubblica, si segnala che tra Caltagirone e Lovaglio sono sorti alcuni dissidi. Il primo succede all’inizio del rapporto quando Caltagirone propone che la banca acquisti 5-10% di azioni Mediobanca per lanciare l’Opa. Il banchiere, invece, la lancia subito a fine gennaio 2025. Ad aprile, quando all’annuncio dei dazi i titoli di Mediobanca crollano aprendo di fatto una finestra per acquisti interessanti mentre Lovaglio ha preferito attendere per non impiegare i soldi della banca. Altro motivo di dissenso: Caltagirone voleva che Mps comprasse sul mercato azioni Mediobanca per ostacolare l’operazione di Alberto Nagel volta all’acquisto di Banco Generali. Operazione poi fallita perché discese in campo le Casse di previdenza. I dissidi sono poi proseguiti anche dopo l’acquisto di Mediobanca.

Va segnalato che la grande maggioranza del Consiglio era sempre a favore dei progetti dell’azionista romano. Anche i consiglieri del Tesoro hanno sempre remato contro, salvo il ministro Giancarlo Giorgetti che ha sostenuto Lovaglio. Sostegno era sempre venuto dalla Bce. Quanto al primo azionista di Mps, ossia la famiglia Del Vecchio e il presidente di Delfin, Milleri hanno sempre sostenuto il management e l’ad del Mps. Va detto che la loro partecipazione ha natura prevalentemente finanziaria.

L’assemblea del 15 aprile come referendum sulla governance

Naturalmente l’ad di Mps non poteva certo subire questo trattamento. Sorge a suo sostegno una lista, la PLT Holding dell’imprenditore Pierluigi Tortora e trasforma l’assemblea del 15 aprile in un referendum sulla governance-

Intanto in questi giorni il Consiglio di amministrazione ha lavorando prendendo le relative decisioni. Ha affrontato il problema della procedura per la revoca delle deleghe dell’ad che, senza avvisare o fare passi indietro, si era già schierato per il rinnovo con la lista PLT Holding. Sempre il Consiglio aveva inoltrato alle tre autorità di vigilanza (Bce, Consob e BankItalia) un esposto sulla presunta violazione dei propri poteri da parte di Lovaglio e da parte dell’azione che lo ricandidai. Tempestiva la risposta delle tre autorità di vigilanza richiedendo a Mps di pubblicare una rettifica “per chiarire che la presentazione di tre liste risulta compatibile e coerente rispetto al quadro normativo di riferimento”. È stata affidata da Mps a Sodali e & la raccolta delle adesioni fino al 13 aprile, mentre saranno ammesse al voto le azioni comprate entro ill 2 aprile.

Nel frattempo la Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps) ha varato la lista dal board uscente che per fronteggiare le liste concorrenti ha cambiato l’ordine ai 20 nomi della sua lista. Capolista è il presidente Nicola Maione seguono Palermo ad, e altri sei consiglieri. Questi otto sono sicuri del posto se la lista del Cda vincerà.

L’altra lista alternativa, presentata da PLT Holding, propone la conferma di Luigi Lovaglio quale amministratore delegato e indica Cesare Bisoni per la presidenza. Viene anche presentata una terza lista di minoranza dai fondi aderenti ad Assogestioni. Vedremo cosa succederà.

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