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Il Campo largo si spacca sull’Ucraina e solo un colpo d’ala può rigenerarlo: la candidatura di Silvia Salis legata all’Agenda Draghi ribalterebbe tutto

Дата публикации: 09-08-2026 04:22:00


Le divisioni tra il Pd e i Cinque Stelle di Conte sull'Ucraina sembrano insuperabili. Per non affondare il Campo largo avrebbe bisogno di una soluzione coraggiosa e innovativa come la discesa in campo per la premiership della sindaca di Genova alle primarie e l'adozione dell'Agenda Draghi per un programma di "cambiamenti radicali"
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Le divisioni tra il Pd e i Cinque Stelle di Conte sull’Ucraina sembrano insuperabili. Per non affondare il Campo largo avrebbe bisogno di una soluzione coraggiosa e innovativa come la discesa in campo per la premiership della sindaca di Genova alle primarie e l’adozione dell’Agenda Draghi per un programma di “cambiamenti radicali”

Il Campo largo si spacca sull’Ucraina e solo un colpo d’ala può rigenerarlo: la candidatura di Silvia Salis legata all’Agenda Draghi ribalterebbe tutto

Bisogna riconoscere che un politico lungimirante come l’ex Presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, è stato ancora una volta profetico. Alla vigilia del disastro parlamentare del Campo largo sull’Ucraina aveva rilasciato un’intervista al “Domani” che conteneva due osservazioni non banali. La prima, riferita a Giuseppe Conte: “Se per quattro anni hai dormito col pugnale sotto il cuscino, non puoi pensare di fare qualcosa di buono negli ultimi quindici giorni” perché ormai le differenze tra Cinque Stelle e Pd si sono ossificate. E la seconda: “Conte pensa che non si possa litigare sull’Ucraina in zona Cesarini, ma si sbaglia: sull’Ucraina si può anche rompere”. E’ esattamente quello è successo alla Camera mercoledì e che proietta ombre sinistre sul futuro della coalizione di centrosinistra.

“Oggi – è ancora Zanda che parla – Schlein e Conte possono al massimo fare un’intesa elettorale, testardamente unitaria, ma non una vera alleanza”. Impossibile dare torto a Zanda. Ma che alleanza sarebbe mai se i due principali partiti non si mettono d’accordo nemmeno sulla politica estera? Sarebbe solo una finzione elettoralistica, un’operazione disperata per raccogliere voti ma con poche speranze, anche in caso di vittoria alle urne, di riuscire poi a governare.

Le divisioni sull’Ucraina sono solo la punta dell’iceberg del disorientamento del Campo largo

In realtà la spaccatura sulle armi all’Ucraina, aggredita dalla Russia di Putin, è solo la punta dell’iceberg del disorientamento del Campo largo su tutta la politica estera che investe il ruolo dell’Europa, l’aumento delle spese militari, i fondi Safe, la sicurezza e la difesa di fronte alle minacce di aggressione e molto altro ancora. Ma la fragilità del centrosinistra riguarda l’intero l’impianto programmatico che non è mai stato compiutamente definito ma che, come acutamente osservava un editoriale del direttore de “Il Foglio”, Claudio Cerasa, svela negli azionisti di maggioranza del Campo largo – dalla politica economica alle pensioni e alle regole del mercato del lavoro per non dire della giustizia, dei migranti e della politica della sicurezza – “l’ossessione esplicita per la rimozione del passato riformista del campo progressista”. Con un’ impostazione programmatica così miope e così faziosa, che ricalca i paradigmi di Giuseppe Conte e di Avs, il Campo largo, malgrado le divisioni che attraversano anche il centrodestra, sta seriamente ponendo tutte le premesse per andarsi a schiantare alle prossime elezioni.

Però una regola basilare della politica dice che, quando sei con l’acqua alla gola, devi provare a rovesciare il tavolo e a sparigliare i giochi, cercando di dettare tu l’agenda, se ne sei capace. Ci vorrebbe coraggio, creatività, fantasia, tutte doti che, salvo rare eccezioni, non brillano di certo nel centrosinistra.

Rinnovarsi o perire, un colpo d’ala per smuovere le acque stagnanti della politica italiana

Pensate a cosa succederebbe se, in vista delle primarie del Campo largo, una figura innovativa, pragmatica ed empatica come la riluttante sindaca di Genova, Silvia Salis, decidesse di accantonare tutti suoi dubbi e scendesse apertamente in campo per la premiership scombinando i vetusti giochi del Pd e dei Cinque Stelle a cui offrire insperabilmente una sponda vincente. Ma su che basi si potrebbe immaginare un’operazione del genere? Può sembrare strano ma non c’è molto da inventare e non si parte da zero, solo che ci vuole coraggio: basterebbe adottare l’agenda Draghi adattando al contesto italiano il suo Rapporto sulla competitività europea, fatto di “cambiamenti radicali” e investimenti massicci e ben sintetizzato nel titolo dell’ultimo libro dell’ex premier e dell’ex presidente della Bce, “Competere o sparire”. O, se preferite, “Rinnovarsi o perire”. La candidatura di una leader piena di freschezza e di dinamismo del livello della Salis non come scelta personalistica ma sulla base vincolante di un programma altamente autorevole e al tempo stesso molto concreto come l’Agenda Draghi: questo sì che sarebbe un colpo d’ala pazzesco per la politica italiana e l’unica vera grande novità da contrapporre al populismo filo-Putin del Generale Vannacci. Nuova leadership e un programma fortemente innovativo: cambierebbe tutto. E’ un’ipotesi semplicistica? Certo che sì, ma non si può dire che sia banale. Qualcuno potrebbe però rimproverare alla Salis, se si candidasse alla guida del Governo nazionale, di abbandonare l’amministrazione di Genova dopo poco più di anno. Obiezione seria e da non prendere sottogamba ma, con tutto il rispetto per la città della Lanterna, se c’è un appuntamento di eccezionale interesse nazionale che mette in gioco il destino del Paese, specialmente dopo la discesa in campo del Generale Vannacci, allora l’impegno per il futuro dell’Italia non può non prevalere, senza che ci sia alcuna lesione democratica, su quello del capoluogo ligure.

Ma un sogno come quello della candidatura della Salis con l’Agenda Draghi sottobraccio è realistico? Probabilmente no nella morta gara della politica italiana. Però mai dire mai, sapendo che per il Campo largo l’alternativa alla scommessa Salis + Agenda Draghi sarebbe una continua e logorante guerra fratricida suggellata da smodate ambizioni personali con il rischio sempre più incombente di un probabile suicidio politico. E’ questo che si merita non tanto il Campo largo ma l’Italia? Alzi la mano chi ha il coraggio di sostenerlo.

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Franco Locatelli

Socio fondatore, amministratore e direttore responsabile di FIRSTonline. Milanese di nascita, ha sempre lavorato tra Milano e Roma. Ha cominciato a progettare un giornale online di informazione economica e finanziaria il giorno dopo la sua uscita, nella primavera del 2010, da Il Sole24Ore, dove ha trascorso più di 25 anni, è stato capo della redazione Finanza e Mercati ed editorialista e ha commentato i più importanti avvenimenti economici e finanziari dalla metà degli anni Ottanta. Per l’editore O lschki ha scritto due storie di banche locali della Toscana, la prima delle quali con lo storico dell’arte Antonio Paolucci. Nel 2014 ha pubblicato con Ugo Calzoni il saggio "Imperi senza dinastie" edito dalla Compagnia della stampa Massetti Rodella. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha insignito della onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana

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