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Turismo, un altro anno da record: nel 2026 cresce ancora e vale quasi il 10% del Pil

Дата публикации: 29-07-2026 11:43:49


Secondo l'ultima pubblicazione di Ref Ricerche, nei primi cinque mesi dell'anno le presenze turistiche sono aumentate del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. L'intera filiera genera un valore aggiunto inferiore in percentuale sul Pil solo alla Spagna
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Secondo l’ultima pubblicazione di Ref Ricerche, nei primi cinque mesi dell’anno le presenze turistiche sono aumentate del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’intera filiera genera un valore aggiunto inferiore in percentuale sul Pil solo alla Spagna

Nemmeno la crisi dello Stretto di Hormuz, il rialzo del costo del trasporto aereo e l’apprezzamento dell’euro hanno fermato il turismo italiano. Dopo i timori della primavera, gli indicatori più recenti confermano che anche il 2026 sarà un anno di crescita per il settore, destinato a fornire un contributo positivo all’economia nazionale. A rivelarlo è l’ultima pubblicazione Congiuntura Ref dell’istituto Ref Ricerche.

Secondo Congiuntura Ref, nei primi cinque mesi dell’anno le presenze turistiche sono aumentate del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. A trainare la crescita è soprattutto la domanda domestica, con un incremento del 7%, mentre i flussi dall’estero sono saliti dell’1%. La spesa dei turisti stranieri, dopo il forte balzo di febbraio (+15%), ha risentito della crisi mediorientale con un calo dell’1% a marzo e del 4% ad aprile, ma già da maggio la Banca d’Italia segnala una ripresa delle presenze provenienti dai Paesi extra-Ue. Anche il clima di fiducia delle imprese turistiche è rimasto su livelli elevati fino a giugno, indicando una buona tenuta del comparto.

Un settore che vale quasi il 10% dell’economia

Il turismo rappresenta ormai una componente strutturale dell’economia italiana. Secondo le stime Istat, considerando anche gli effetti indiretti sull’indotto, l’intera filiera genera il 9,6% del Pil, una quota inferiore solo alla Spagna (12,3%) tra le grandi economie europee. Limitandosi alle attività direttamente collegate al turismo, Eurostat stima un’incidenza del 5,4% del valore aggiunto nazionale, contro il 6% della Spagna, il 3,5% della Francia e il 2,6% della Germania.

La spesa delle famiglie destinata ad alberghi e ristoranti rappresenta il 10,5% dei consumi interni, mentre considerando tutte le componenti della domanda turistica il peso sale al 16%. Il turismo, inoltre, attiva una lunga filiera che coinvolge trasporti, agroalimentare, commercio, cultura, spettacolo ed eventi.

Tra il 2007 e il 2025 il valore della produzione di alberghi e ristoranti è aumentato di quasi il 20% a prezzi costanti, mentre il valore aggiunto è cresciuto di circa il 3%, segnale che l’espansione del settore ha generato una domanda crescente verso numerosi comparti fornitori.

Oltre 535 milioni di presenze nel 2025: leadership del Nord-Est

Nel 2025 l’Italia aveva registrato 535,5 milioni di presenze turistiche. Il 56,3% proviene dall’estero, mentre quasi la metà dei pernottamenti (46,2%) riguarda strutture extra-alberghiere. Il Nord-Est concentra il 35,5% delle presenze nazionali, seguito dal Centro (25,5%), Nord-Ovest (17,8%), Sud (12,7%) e Isole (8,4%). Tra le regioni guida spicca il Veneto, con 74,2 milioni di presenze (13,8% del totale nazionale), seguito da Lazio (61,5 milioni), Trentino-Alto Adige (60,9 milioni), Lombardia (56,7 milioni) e Toscana (55,5 milioni).

Il turismo internazionale raggiunge quote particolarmente elevate in Lazio (71,6% delle presenze), Veneto (70,7%) e Lombardia (68,1%). Dal confronto con il periodo pre-pandemico emerge una crescita particolarmente sostenuta nel Lazio (+24,2%), in Friuli-Venezia Giulia (+18,3%) e in Umbria (+19,2%), mentre il Mezzogiorno nel complesso registra ancora una lieve flessione (-0,9%).

Occupazione: oltre mezzo milione di nuovi posti

Il turismo continua a rappresentare uno dei principali motori dell’occupazione italiana. Tra il 2007 e il 2025 gli occupati nei servizi di alloggio e ristorazione sono aumentati di 582.500 unità, pari a una crescita del 43%. Nello stesso periodo le ore lavorate sono salite del 33%, contribuendo in maniera determinante all’aumento complessivo di 1,73 milioni di occupati registrato dall’intera economia italiana.

Parallelamente, però, la produttività del lavoro nel comparto è diminuita del 22,6%, riflettendo la diffusione di attività a minore valore aggiunto, come case vacanza e bed & breakfast. Anche le retribuzioni rimangono inferiori alla media nazionale: i salari orari nel settore risultano ormai circa il 25% più bassi rispetto alla media dell’economia.

Le imprese continuano inoltre a scontrarsi con la carenza di personale. Negli ultimi quattro trimestri il 44% delle aziende della filiera turistica ha indicato il reperimento di manodopera come principale ostacolo alla produzione, quota che sale al 54% nella sola ristorazione.

Prezzi, affitti brevi e pressione immobiliare

L’espansione del turismo ha effetti sempre più evidenti anche sul mercato immobiliare. Tra il 2019 e il 2025 i prezzi dei servizi di alloggio sono aumentati del 37% in Italia, mentre quelli del trasporto aereo sono balzati dell’85%, uno degli incrementi più elevati in Europa.

L’analisi territoriale evidenzia inoltre una forte correlazione tra intensità turistica, diffusione degli affitti brevi e crescita dei canoni di locazione. Nei grandi centri urbani il fenomeno si somma alla forte domanda abitativa. A Milano, ad esempio, l’affitto annuo di un appartamento di 100 metri quadrati assorbe quasi la metà del reddito lordo pro capite.

Anche nei comuni turistici la pressione è elevatissima. Venezia registra 12,9 milioni di presenze, pari a 52 turisti per ogni residente; Rimini arriva a 48, Firenze a 32 e Roma ospita oltre 50 milioni di presenze annue. Nei centri di media dimensione spiccano Jesolo con un rapporto di 210 presenze per residente, Cesenatico (137), Cervia (126) e Riccione (103). Nei piccoli comuni si raggiungono valori estremi: Limone sul Garda supera quota 1.000 presenze per abitante, davanti a Campitello di Fassa (902) e Andalo (800), confermando come il turismo rappresenti ormai un fenomeno economico decisivo ma anche una crescente sfida per la gestione del territorio.

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