Le nuove stime dell’Upb indicano una crescita dello 0,9% nel 2026, quattro decimi in più rispetto alle previsioni precedenti. A sostenere l’economia sono investimenti e Pnrr, mentre il caro prezzi torna a mettere sotto pressione i redditi
L'articolo Pil Italia 2026, l’Upb alza le stime: Pnrr e investimenti spingono la crescita, ma l’inflazione pesa sui salari proviene da FIRSTonline.
Le nuove stime dell’Upb indicano una crescita dello 0,9% nel 2026, quattro decimi in più rispetto alle previsioni precedenti. A sostenere l’economia sono investimenti e Pnrr, mentre il caro prezzi torna a mettere sotto pressione i redditi
Il Pil italiano crescerà dello 0,9% nel 2026, più delle attese iniziali. L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) rivede al rialzo le previsioni sull’economia italiana, migliorando di quattro decimi la stima formulata ad aprile. A sostenere la crescita sono soprattutto investimenti, Pnrr ed esportazioni, insieme a un mercato del lavoro che continua a mostrare segnali positivi.
La fotografia dell’Upb, contenuta nella Nota sulla congiuntura di agosto, restituisce però un quadro a luci e ombre: l’economia italiana ha mostrato una capacità di tenuta superiore alle aspettative, ma la ripresa resta fragile e ancora esposta a diversi rischi. A pesare sono il ritorno dell’inflazione, la prudenza delle famiglie nei consumi, la produttività stagnante e un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e commerciali.
Pnrr e investimenti trainano l’economia italiana, ma la spinta rallenteràLa revisione positiva arriva dopo un primo semestre migliore delle attese. Secondo i dati preliminari dell’Istat, il Pil italiano è cresciuto dello 0,3% nel primo trimestre del 2026 e dello 0,2% nel secondo trimestre, portando la crescita acquisita per l’anno allo 0,8%. Per il 2027 la previsione resta invece confermata allo 0,6%, un segnale che il miglioramento del 2026 è legato in parte a fattori temporanei e non modifica ancora le prospettive di medio periodo.
A trainare l’economia italiana sono soprattutto gli investimenti, sostenuti dalla fase finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Nel primo trimestre sono aumentati dello 0,7%, grazie in particolare agli impianti e ai macchinari e all’accelerazione dei progetti finanziati con le risorse europee. Per il 2026 l’Upb prevede una crescita degli investimenti del 2,5%, destinata però a rallentare allo 0,9% nel 2027 con il progressivo esaurimento dell’effetto del programma Next Generation Eu.
Più debole resta l’edilizia abitativa, mentre anche il recupero dell’export mostra alcuni elementi di fragilità. Le esportazioni, pur contribuendo alla crescita, sono sostenute soprattutto da fattori temporanei e da alcuni comparti specifici, come cantieristica navale, metalli preziosi e industria farmaceutica, senza ancora un rafforzamento diffuso della domanda estera. Nel 2026 l’export è atteso in aumento dell’1,9%, meno rispetto alla crescita del commercio mondiale prevista al 4,6%, con il rischio di una nuova perdita di quote di mercato.
Occupazione in crescita, ma resta il nodo della produttivitàIl mercato del lavoro continua a fornire un contributo positivo all’economia. L’occupazione ha raggiunto nuovi livelli record, con un tasso di occupazione al 63%, mentre la disoccupazione è scesa al 5,4% nel primo trimestre ed è prevista intorno al 5,2% nella media del 2026.
Il quadro positivo dell’occupazione, tuttavia, convive con alcune criticità strutturali: la partecipazione al mercato del lavoro resta bassa, soprattutto tra i giovani, e la produttività italiana continua a rimanere stagnante.
Consumi Italia 2026, le famiglie restano prudentiIl punto più debole della crescita resta la domanda interna. I consumi delle famiglie hanno beneficiato nei primi mesi del 2026 del recupero del potere d’acquisto e dell’occupazione, ma il clima resta improntato alla prudenza. Nel biennio 2026-2027 la spesa privata è prevista crescere di poco più dello 0,5% all’anno, frenata dall’incertezza internazionale e dal ritorno dell’inflazione.
La cautela dei consumatori emerge anche dai dati Istat sul commercio al dettaglio: a giugno le vendite sono diminuite dello 0,1% sia in valore sia in volume rispetto al mese precedente. A pesare è soprattutto il comparto alimentare, in calo dello 0,5% in volume, mentre i beni non alimentari sono cresciuti dello 0,2%. Su base annua il quadro resta invece positivo, con vendite in aumento del 3,1% in valore e dell’1,9% in volume, grazie anche alla forte crescita del commercio elettronico, salito del 26,7% in valore e del 28% in volume rispetto a giugno 2025.
Inflazione Italia 2026, prezzi in aumento e salari sotto pressioneL’altro grande nodo resta l’inflazione. Nel secondo trimestre del 2026 i prezzi sono saliti al 3%, per poi rallentare lievemente al 2,8% a luglio, spinti soprattutto dai rincari energetici legati alle tensioni in Medio Oriente. Secondo l’Upb, la dinamica dei prezzi in Italia ha recuperato rapidamente terreno rispetto agli altri Paesi dell’area euro, chiudendo il precedente differenziale negativo.
Per il 2026 il deflatore dei consumi delle famiglie è previsto in aumento del 3,1%, mentre il costo del lavoro dovrebbe crescere del 2,8%. Dopo il recupero degli ultimi due anni, quindi, le retribuzioni torneranno a crescere meno dell’inflazione, con una nuova erosione dei salari reali. Nonostante i progressi recenti, gli stipendi in termini reali restano ancora inferiori dell’8,3% rispetto alla media del 2020.
Crescita Italia 2026, i rischi restano orientati al ribassoNonostante la revisione al rialzo delle stime, l’Upb mantiene un approccio prudente e segnala rischi prevalentemente orientati al ribasso. Tra le principali incognite ci sono le tensioni geopolitiche e commerciali, la volatilità dei mercati energetici e finanziari, i tempi di attuazione del Pnrr e gli effetti dei cambiamenti climatici.
L’Italia mostra quindi una maggiore capacità di resistenza rispetto alle previsioni iniziali, sostenuta da investimenti, Pnrr e occupazione, ma la sfida resta trasformare una crescita ancora fragile e in parte temporanea in una ripresa più solida e strutturale.