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Piano regolatore portuale: Paroli avvia il confronto, varo entro fine anno

Дата публикации: 24-07-2026 11:43:41

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Il nuovo piano regolatore portuale di Genova entra nella fase decisiva. Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Matteo Paroli, ha inviato le prime lettere di convocazione per avviare il confronto sul progetto. Gli incontri cominceranno il 4 settembre e proseguiranno per tutto il mese. L’obiettivo, già anticipato da Paroli a Terrazza Colombo, è adottare il piano in Comitato di gestione entro il 31 dicembre 2026: lo ha confermato lo stesso presidente a Oltre le Banchine, su Primocanale. 
Confronto sul piano
Le convocazioni sono rivolte ad associazioni di categoria, imprese, stakeholder portuali e comitati dei cittadini. A settembre l’Autorità di sistema illustrerà la propria proposta, elaborata dal presidente insieme con il segretario generale e gli uffici attraverso un lavoro avviato da diversi mesi. "Non presenteremo un quadro definito e irremovibile", ha chiarito Paroli. "È un progetto studiato, approfondito e meditato, sul quale sarà certamente possibile inserire miglioramenti. Non abbiamo la pretesa di avere trovato l’unico piano regolatore portuale possibile. Vogliamo però dimostrare di avere compiuto sforzi seri, importanti e continui affinché sia un piano accettabile per la città". Il presidente considera il coinvolgimento del territorio una condizione essenziale. "Non è pensabile che un’amministrazione come l’Autorità portuale pretenda di crescere a svantaggio delle città che accolgono i nostri porti. Vogliamo avviare un confronto con tutte le amministrazioni affinché lo sviluppo sia condiviso".
Obiettivo dicembre
Il confronto preliminare con il Comune di Genova è già cominciato. Dal 4 settembre si aprirà quello con tutti gli altri soggetti interessati, con una serie di riunioni distribuite lungo l’intero mese. "Le persone con le quali dobbiamo confrontarci sono molte e vogliamo ascoltarle tutte: dai servizi tecnico-nautici alle altre amministrazioni pubbliche, fino ai comitati dei cittadini", ha spiegato Paroli. La normativa impone all’Autorità di acquisire il parere dei Comuni, ma il presidente intende allargare volontariamente la consultazione. "Sarebbe sciocco non ascoltare anche coloro che vivranno gli effetti del porto dal punto di vista della qualità della vita e della vivibilità. Proporremo le nostre soluzioni e ascolteremo quelle eventualmente migliori. Non avremo alcuna remora ad accoglierle e a dire: ci avete convinto". Conclusa la fase del confronto, l’Autorità procederà verso l’adozione del documento. "Vogliamo adottarlo in Comitato di gestione entro la fine dell’anno. È un obiettivo che avevo annunciato qui alcuni mesi fa e che confermo. I tempi ci sono. Confido che non vi siano atteggiamenti ostruzionistici, perché in quel caso sarebbe inevitabile un allungamento. La mia speranza è riuscire a rispettare l’obiettivo del 31 dicembre".
Scelte condivise
Paroli ha escluso la volontà di utilizzare l’autonomia concessa dalla normativa alle Autorità portuali per imporre decisioni non condivise con gli enti locali. "L’ultima norma attribuisce una grande autonomia alle Autorità portuali, anche in caso di dissenso con i territori. Non è la strada che abbiamo scelto e non la percorreremo. Le nostre saranno sempre scelte condivise con il territorio". Il rapporto con le istituzioni locali, secondo il presidente, è improntato alla collaborazione. "Non c’è mai stata una forma di contrasto con le amministrazioni. Con la Regione lavoriamo in sintonia assoluta e anche con le amministrazioni comunali esiste piena sintonia. Il confronto con i sindaci del territorio è costante". Questo non significa che le esigenze del porto e quelle delle città coincidano sempre. "Non si può pensare che le necessità di un porto siano assolutamente sovrapponibili alle aspettative di una città. È fisiologico. Lavoriamo però affinché non vi siano frizioni troppo evidenti e, quando emergono posizioni diverse, cerchiamo di ricucire il rapporto". Il punto di incontro, per Paroli, è il benessere del territorio. Per le amministrazioni comunali si traduce nella tutela dei cittadini; per il porto significa crescita dei traffici, occupazione e ricadute economiche sulla città e sull’intero sistema regionale.
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Il nuovo piano regolatore portuale di Genova entra nella fase decisiva. Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Matteo Paroli, ha inviato le prime lettere di convocazione per avviare il confronto sul progetto. Gli incontri cominceranno il 4 settembre e proseguiranno per tutto il mese. L’obiettivo, già anticipato da Paroli a Terrazza Colombo, è adottare il piano in Comitato di gestione entro il 31 dicembre 2026: lo ha confermato lo stesso presidente a Oltre le Banchine, su Primocanale. 

Le convocazioni sono rivolte ad associazioni di categoria, imprese, stakeholder portuali e comitati dei cittadini. A settembre l’Autorità di sistema illustrerà la propria proposta, elaborata dal presidente insieme con il segretario generale e gli uffici attraverso un lavoro avviato da diversi mesi. "Non presenteremo un quadro definito e irremovibile", ha chiarito Paroli. "È un progetto studiato, approfondito e meditato, sul quale sarà certamente possibile inserire miglioramenti. Non abbiamo la pretesa di avere trovato l’unico piano regolatore portuale possibile. Vogliamo però dimostrare di avere compiuto sforzi seri, importanti e continui affinché sia un piano accettabile per la città". Il presidente considera il coinvolgimento del territorio una condizione essenziale. "Non è pensabile che un’amministrazione come l’Autorità portuale pretenda di crescere a svantaggio delle città che accolgono i nostri porti. Vogliamo avviare un confronto con tutte le amministrazioni affinché lo sviluppo sia condiviso".

Obiettivo dicembre

Il confronto preliminare con il Comune di Genova è già cominciato. Dal 4 settembre si aprirà quello con tutti gli altri soggetti interessati, con una serie di riunioni distribuite lungo l’intero mese. "Le persone con le quali dobbiamo confrontarci sono molte e vogliamo ascoltarle tutte: dai servizi tecnico-nautici alle altre amministrazioni pubbliche, fino ai comitati dei cittadini", ha spiegato Paroli. La normativa impone all’Autorità di acquisire il parere dei Comuni, ma il presidente intende allargare volontariamente la consultazione. "Sarebbe sciocco non ascoltare anche coloro che vivranno gli effetti del porto dal punto di vista della qualità della vita e della vivibilità. Proporremo le nostre soluzioni e ascolteremo quelle eventualmente migliori. Non avremo alcuna remora ad accoglierle e a dire: ci avete convinto". Conclusa la fase del confronto, l’Autorità procederà verso l’adozione del documento. "Vogliamo adottarlo in Comitato di gestione entro la fine dell’anno. È un obiettivo che avevo annunciato qui alcuni mesi fa e che confermo. I tempi ci sono. Confido che non vi siano atteggiamenti ostruzionistici, perché in quel caso sarebbe inevitabile un allungamento. La mia speranza è riuscire a rispettare l’obiettivo del 31 dicembre".

Scelte condivise

Paroli ha escluso la volontà di utilizzare l’autonomia concessa dalla normativa alle Autorità portuali per imporre decisioni non condivise con gli enti locali. "L’ultima norma attribuisce una grande autonomia alle Autorità portuali, anche in caso di dissenso con i territori. Non è la strada che abbiamo scelto e non la percorreremo. Le nostre saranno sempre scelte condivise con il territorio". Il rapporto con le istituzioni locali, secondo il presidente, è improntato alla collaborazione. "Non c’è mai stata una forma di contrasto con le amministrazioni. Con la Regione lavoriamo in sintonia assoluta e anche con le amministrazioni comunali esiste piena sintonia. Il confronto con i sindaci del territorio è costante". Questo non significa che le esigenze del porto e quelle delle città coincidano sempre. "Non si può pensare che le necessità di un porto siano assolutamente sovrapponibili alle aspettative di una città. È fisiologico. Lavoriamo però affinché non vi siano frizioni troppo evidenti e, quando emergono posizioni diverse, cerchiamo di ricucire il rapporto". Il punto di incontro, per Paroli, è il benessere del territorio. Per le amministrazioni comunali si traduce nella tutela dei cittadini; per il porto significa crescita dei traffici, occupazione e ricadute economiche sulla città e sull’intero sistema regionale.

Porto flessibile

Il nuovo piano regolatore portuale sarà costruito intorno al principio della flessibilità, già indicato da Paroli nelle precedenti anticipazioni a Terrazza Colombo. Una scelta condivisa anche con i presidenti delle altre Autorità portuali. "I piani regolatori portuali non sono i piani strutturali di un Comune. Sono qualcosa di completamente diverso. Il porto può essere paragonato a una grande fabbrica che, per sua vocazione, deve essere flessibile. Il mercato cambia e dobbiamo essere in grado di seguirlo e, contemporaneamente, di affrontarlo". La flessibilità dovrà consentire di aprire le banchine ai nuovi traffici e ai settori potenzialmente in espansione, riconvertendo gli spazi precedentemente destinati ad attività diventate meno centrali. Non comporterà, tuttavia, l’abbandono di alcune tipologie di traffico. "Non esistono merci meno virtuose di altre. Tutte hanno consentito al nostro sistema portuale di affrontare in maniera eccellente anche le crisi internazionali più violente. I porti legati a un solo cliente o a una sola merce sono quelli maggiormente esposti alle bizze dei mercati".

Spazi da ottimizzare

La prima scelta compiuta nella preparazione del piano è stata quella di valorizzare e rendere più produttive le infrastrutture esistenti, prima di progettare nuove espansioni. "Sarebbe sciocco e inutilmente costoso aggiungere risorse, territorio, strutture e banchine quando quelle che abbiamo possono essere utilizzate meglio", ha sottolineato Paroli. "Siamo partiti dall’ottimizzazione dell’esistente e abbiamo condiviso questa impostazione con molti terminalisti, che hanno aderito alla stessa filosofia: ottimizzare prima ciò che abbiamo e soltanto dopo costruire ciò che non c’è". Il piano dovrà quindi contemperare le necessità delle imprese che operano nello scalo, alle quali devono essere garantiti spazi adeguati, con un ripensamento delle aree che oggi non risultano più perfettamente coerenti con l’evoluzione dei traffici. La revisione potrà interessare anche spazi di dimensioni ridotte, oltre alle grandi aree portuali. A questo si aggiungono le questioni che incidono direttamente sulla città, tra le quali il rapporto tra porto e Aeroporto di Genova, del quale Paroli è presidente, e la possibile delocalizzazione dei depositi chimici.

Depositi chimici

L’Autorità portuale ha completato lo studio per individuare all’interno del porto un’area nella quale trasferire i depositi chimici. L’approfondimento nasce da un impegno assunto negli anni scorsi con il Comune di Genova per migliorare le condizioni di alcuni quartieri cittadini. "Ho voluto rispettare quell’impegno, ma non in maniera scolastica", ha affermato Paroli. "Lo studio non è stato fatto per perdere tempo o per concludere semplicemente che non esiste uno spazio disponibile. Un’area per la delocalizzazione è stata individuata". La soluzione, ha precisato, non dovrà penalizzare i traffici portuali. "Non sarei un buon amministratore se, nel tentativo di risolvere un problema, ne creassi uno nuovo. Abbiamo individuato una proposta che vogliamo condividere con la città". L’Autorità portuale non possiede, tuttavia, il potere di imporre alle aziende il trasferimento degli impianti. "La condivisione è assolutamente indispensabile. Non è soltanto una scelta, ma una necessità. Io non posso obbligare i depositi a trasferirsi in porto e nessun altro può farlo. Avevo assunto il dovere di trovare una soluzione possibile e quel lavoro è stato completato. Ora la proposta deve essere condivisa con la città".

Basi scientifiche

I contributi che emergeranno durante le consultazioni di settembre potranno modificare il piano, purché siano sostenuti da elementi tecnici e scientifici comparabili con quelli utilizzati dall’Autorità. "Il piano regolatore non è un semplice disegno", ha ricordato Paroli. "Viene rappresentato graficamente, ma alla base vi sono studi, calcoli, approfondimenti, valutazioni ambientali, strategiche e di sicurezza, svolte anche insieme con la Capitaneria di porto". La proposta sarà dunque aperta, ma non potrà essere modificata sulla base di semplici impressioni. "C’è una riflessione tecnico-scientifica che può essere corretta e migliorata, ma che deve fondarsi sempre sui dati e non sulle sensazioni". Per Paroli, questa impostazione dovrà permettere a Genova di conservare e rafforzare il proprio ruolo nazionale. "Genova è la città più importante d’Italia sotto il profilo della blue economy e non deve mai dimenticarlo. Nel proprio futuro deve continuare ad avere il porto".

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