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Cina e Liguria più vicine, la Console: "Hainan porta d’accesso all’Asia"

Дата публикации: 27-07-2026 13:38:46

La Liguria come terminale europeo di un nuovo corridoio economico con la Cina, Hainan come porta d’ingresso privilegiata verso il grande mercato asiatico. È la prospettiva tracciata dalla console generale della Repubblica Popolare Cinese a Firenze, Yin Qi, dopo la partecipazione della Regione alla China International Supply Chain Expo di Pechino. Gli accordi sottoscritti durante la missione puntano a saldare due territori lontani, ma uniti dalla centralità dei porti, della logistica e dei traffici internazionali.
L’asse Liguria-Hainan
La quarta edizione della CISCE si è conclusa il 26 giugno dopo aver riunito a Pechino oltre 1.200 espositori cinesi e stranieri. La Liguria vi ha partecipato come regione ospite straniera, assumendo una posizione di particolare rilievo nella prima manifestazione nazionale al mondo interamente dedicata alle catene di fornitura. La fiera nasce per presentare filiere produttive, ecosistemi industriali e applicazioni concrete, ma soprattutto per mettere in contatto imprese e potenziali partner. È in questo contesto che la Regione Liguria ha sottoscritto diversi protocolli d’intesa con la Provincia di Hainan e avviato un rapporto di gemellaggio. "Liguria e Hainan hanno concordato di valorizzare i rispettivi punti di forza e di rafforzare la cooperazione nell’integrazione industriale, nello sviluppo portuale e nella logistica", spiega Yin Qi. Una convergenza costruita sulla vocazione marittima dei due territori e sulla possibilità di creare nuovi collegamenti tra i rispettivi sistemi economici.
Il ponte con l’Asia
Il ruolo assegnato alle due regioni è complementare. "Il Porto di libero scambio di Hainan rappresenta un importante punto di accesso al mercato cinese, mentre la Liguria costituisce uno dei principali hub marittimi e logistici dell’Europa meridionale", sottolinea la console generale. La collaborazione dovrebbe favorire la circolazione di persone e merci, approfondire gli scambi economici e commerciali tra Cina e Italia e rafforzare l’interconnessione tra Europa e Asia. Per Yin Qi, quanto avvenuto a Pechino dimostra "il dinamismo e il potenziale della cooperazione tra le realtà locali dei due Paesi". Non si tratta, dunque, soltanto di un’intesa istituzionale. Il progetto guarda alla possibilità di integrare porti, imprese e sistemi logistici all’interno di una relazione economica più ampia, nella quale la Liguria potrebbe consolidare la propria funzione di accesso al mercato europeo.
La sfida delle filiere
La missione ligure si colloca in uno scenario internazionale attraversato da conflitti geopolitici, nuovi dazi e spinte protezionistiche. È proprio davanti a questa crescente instabilità che Pechino rivendica il proprio impegno nella difesa delle catene industriali e di approvvigionamento globali. "La Cina continua a salvaguardare con determinazione la stabilità delle filiere e a promuovere con azioni concrete la cooperazione internazionale", scrive Yin Qi. Secondo la console, le imprese cinesi contribuiscono alla crescita mondiale anche grazie alla solidità e alla continuità delle proprie catene di fornitura. Pechino sta progressivamente riducendo la lista negativa per l’accesso degli investimenti esteri e applica il principio del trattamento nazionale alle imprese a capitale straniero. La Cina, inoltre, organizza da anni la China International Import Expo, dedicata all’ingresso nel Paese di prodotti, tecnologie e servizi provenienti dall’estero.
Importazioni in crescita
Yin Qi richiama anche i dati sul commercio internazionale. Nei primi cinque mesi dell’anno, secondo quanto riportato nella lettera, le importazioni cinesi sono cresciute del 20,5%, con un incremento superiore di 8,7 punti percentuali rispetto a quello delle esportazioni. Tra i 50 principali partner commerciali della Cina, 32 avrebbero registrato una crescita delle esportazioni verso il mercato cinese superiore a quella delle importazioni dalla Cina. Numeri utilizzati dalla console per sostenere che l’espansione economica del Paese non si traduca soltanto in una maggiore presenza dei prodotti cinesi all’estero, ma anche in nuove opportunità per le imprese internazionali. Attrezzature e componenti prodotti in Cina, aggiunge Yin Qi, sostengono numerosi Paesi nell’ammodernamento industriale, nella transizione verde e nell’integrazione nelle catene globali del valore.
Sviluppo e consumi
La console cita i dati dell’UNCTAD, secondo i quali il commercio di beni intermedi con la Cina avrebbe contribuito, tra il 2007 e il 2024, a portare da sei a undici il numero dei Paesi in via di sviluppo presenti tra i principali hub commerciali mondiali. Un altro effetto riguarderebbe i consumi delle famiglie. I prodotti cinesi, caratterizzati secondo Yin Qi da un elevato rapporto tra qualità e prezzo, contribuirebbero a contenere le pressioni inflazionistiche e a ridurre la spesa sostenuta dai consumatori. La lettera richiama anche una simulazione della Banca centrale europea: un aumento del 10% delle importazioni dell’Unione europea dalla Cina nel 2026 determinerebbe una diminuzione dell’1,6% dei prezzi complessivi delle importazioni europee.
Il rapporto con l’Italia
La Cina è il principale partner commerciale dell’Italia in Asia e l’interscambio bilaterale supera da anni i 70 miliardi di dollari. Un rapporto che Pechino punta ad approfondire, soprattutto nei settori industriali, commerciali e logistici. Durante la dodicesima riunione del Comitato governativo Cina-Italia, svoltasi nel 2025, i due Paesi hanno confermato l’impegno comune a sostenere il libero scambio e a garantire la stabilità delle catene di approvvigionamento globali. Il confronto è proseguito nell’aprile 2026 con la sedicesima riunione della Commissione economica mista Italia-Cina. Le parti hanno discusso l’evoluzione delle relazioni economiche e commerciali bilaterali e quella dei rapporti tra Cina e Unione europea, trasmettendo, secondo Yin Qi, "un segnale positivo e stabile di cooperazione".
La nuova apertura cinese
Il 2026 coincide con l’avvio del quindicesimo Piano quinquennale della Cina. Il documento prevede un ulteriore ampliamento dell’apertura economica verso l’esterno e una nuova fase di cooperazione internazionale fondata sul mutuo vantaggio. È in questa strategia che si inserisce anche il nuovo asse tra Liguria e Hainan. Un’intesa territoriale che, nelle intenzioni cinesi, può diventare parte di una relazione più vasta tra porti, imprese, sistemi logistici e mercati. "Auspichiamo che Cina e Italia continuino a promuovere uno spirito di apertura, inclusione e mutuo vantaggio", conclude Yin Qi. L’obiettivo è "salvaguardare congiuntamente la stabilità delle catene di approvvigionamento globali, approfondire la cooperazione pragmatica bilaterale a beneficio dei due popoli e contribuire insieme alla pace e allo sviluppo nel mondo".

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La Liguria come terminale europeo di un nuovo corridoio economico con la Cina, Hainan come porta d’ingresso privilegiata verso il grande mercato asiatico. È la prospettiva tracciata dalla console generale della Repubblica Popolare Cinese a Firenze, Yin Qi, dopo la partecipazione della Regione alla China International Supply Chain Expo di Pechino. Gli accordi sottoscritti durante la missione puntano a saldare due territori lontani, ma uniti dalla centralità dei porti, della logistica e dei traffici internazionali.

L’asse Liguria-Hainan

La quarta edizione della CISCE si è conclusa il 26 giugno dopo aver riunito a Pechino oltre 1.200 espositori cinesi e stranieri. La Liguria vi ha partecipato come regione ospite straniera, assumendo una posizione di particolare rilievo nella prima manifestazione nazionale al mondo interamente dedicata alle catene di fornitura. La fiera nasce per presentare filiere produttive, ecosistemi industriali e applicazioni concrete, ma soprattutto per mettere in contatto imprese e potenziali partner. È in questo contesto che la Regione Liguria ha sottoscritto diversi protocolli d’intesa con la Provincia di Hainan e avviato un rapporto di gemellaggio. "Liguria e Hainan hanno concordato di valorizzare i rispettivi punti di forza e di rafforzare la cooperazione nell’integrazione industriale, nello sviluppo portuale e nella logistica", spiega Yin Qi. Una convergenza costruita sulla vocazione marittima dei due territori e sulla possibilità di creare nuovi collegamenti tra i rispettivi sistemi economici.

Il ponte con l’Asia

Il ruolo assegnato alle due regioni è complementare. "Il Porto di libero scambio di Hainan rappresenta un importante punto di accesso al mercato cinese, mentre la Liguria costituisce uno dei principali hub marittimi e logistici dell’Europa meridionale", sottolinea la console generale. La collaborazione dovrebbe favorire la circolazione di persone e merci, approfondire gli scambi economici e commerciali tra Cina e Italia e rafforzare l’interconnessione tra Europa e Asia. Per Yin Qi, quanto avvenuto a Pechino dimostra "il dinamismo e il potenziale della cooperazione tra le realtà locali dei due Paesi". Non si tratta, dunque, soltanto di un’intesa istituzionale. Il progetto guarda alla possibilità di integrare porti, imprese e sistemi logistici all’interno di una relazione economica più ampia, nella quale la Liguria potrebbe consolidare la propria funzione di accesso al mercato europeo.

La sfida delle filiere

La missione ligure si colloca in uno scenario internazionale attraversato da conflitti geopolitici, nuovi dazi e spinte protezionistiche. È proprio davanti a questa crescente instabilità che Pechino rivendica il proprio impegno nella difesa delle catene industriali e di approvvigionamento globali. "La Cina continua a salvaguardare con determinazione la stabilità delle filiere e a promuovere con azioni concrete la cooperazione internazionale", scrive Yin Qi. Secondo la console, le imprese cinesi contribuiscono alla crescita mondiale anche grazie alla solidità e alla continuità delle proprie catene di fornitura. Pechino sta progressivamente riducendo la lista negativa per l’accesso degli investimenti esteri e applica il principio del trattamento nazionale alle imprese a capitale straniero. La Cina, inoltre, organizza da anni la China International Import Expo, dedicata all’ingresso nel Paese di prodotti, tecnologie e servizi provenienti dall’estero.

Importazioni in crescita

Yin Qi richiama anche i dati sul commercio internazionale. Nei primi cinque mesi dell’anno, secondo quanto riportato nella lettera, le importazioni cinesi sono cresciute del 20,5%, con un incremento superiore di 8,7 punti percentuali rispetto a quello delle esportazioni. Tra i 50 principali partner commerciali della Cina, 32 avrebbero registrato una crescita delle esportazioni verso il mercato cinese superiore a quella delle importazioni dalla Cina. Numeri utilizzati dalla console per sostenere che l’espansione economica del Paese non si traduca soltanto in una maggiore presenza dei prodotti cinesi all’estero, ma anche in nuove opportunità per le imprese internazionali. Attrezzature e componenti prodotti in Cina, aggiunge Yin Qi, sostengono numerosi Paesi nell’ammodernamento industriale, nella transizione verde e nell’integrazione nelle catene globali del valore.

Sviluppo e consumi

La console cita i dati dell’UNCTAD, secondo i quali il commercio di beni intermedi con la Cina avrebbe contribuito, tra il 2007 e il 2024, a portare da sei a undici il numero dei Paesi in via di sviluppo presenti tra i principali hub commerciali mondiali. Un altro effetto riguarderebbe i consumi delle famiglie. I prodotti cinesi, caratterizzati secondo Yin Qi da un elevato rapporto tra qualità e prezzo, contribuirebbero a contenere le pressioni inflazionistiche e a ridurre la spesa sostenuta dai consumatori. La lettera richiama anche una simulazione della Banca centrale europea: un aumento del 10% delle importazioni dell’Unione europea dalla Cina nel 2026 determinerebbe una diminuzione dell’1,6% dei prezzi complessivi delle importazioni europee.

Il rapporto con l’Italia

La Cina è il principale partner commerciale dell’Italia in Asia e l’interscambio bilaterale supera da anni i 70 miliardi di dollari. Un rapporto che Pechino punta ad approfondire, soprattutto nei settori industriali, commerciali e logistici. Durante la dodicesima riunione del Comitato governativo Cina-Italia, svoltasi nel 2025, i due Paesi hanno confermato l’impegno comune a sostenere il libero scambio e a garantire la stabilità delle catene di approvvigionamento globali. Il confronto è proseguito nell’aprile 2026 con la sedicesima riunione della Commissione economica mista Italia-Cina. Le parti hanno discusso l’evoluzione delle relazioni economiche e commerciali bilaterali e quella dei rapporti tra Cina e Unione europea, trasmettendo, secondo Yin Qi, "un segnale positivo e stabile di cooperazione".

La nuova apertura cinese

Il 2026 coincide con l’avvio del quindicesimo Piano quinquennale della Cina. Il documento prevede un ulteriore ampliamento dell’apertura economica verso l’esterno e una nuova fase di cooperazione internazionale fondata sul mutuo vantaggio. È in questa strategia che si inserisce anche il nuovo asse tra Liguria e Hainan. Un’intesa territoriale che, nelle intenzioni cinesi, può diventare parte di una relazione più vasta tra porti, imprese, sistemi logistici e mercati. "Auspichiamo che Cina e Italia continuino a promuovere uno spirito di apertura, inclusione e mutuo vantaggio", conclude Yin Qi. L’obiettivo è "salvaguardare congiuntamente la stabilità delle catene di approvvigionamento globali, approfondire la cooperazione pragmatica bilaterale a beneficio dei due popoli e contribuire insieme alla pace e allo sviluppo nel mondo".

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