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Cloud, chip e IA: l’Ue lancia il piano per la sovranità tech e ridurre dipendenza da Usa e Cina

Дата публикации: 03-06-2026 15:01:07

Misure su chip, IA e cloud per ridurre la dipendenza da altri per servizi critici,, rimarca la presidente Von der Leyen. Sovranità tecnologica non significa protezionismo, aggiunge la vice Virkkunen: "servono ingenti investimenti per colmare il deficit di capitali e controllare il nostro destino digitale"
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Misure su chip, IA e cloud per ridurre la dipendenza da altri per servizi critici,, rimarca la presidente Von der Leyen. Sovranità tecnologica non significa protezionismo, aggiunge la vice Virkkunen: “servono ingenti investimenti per colmare il deficit di capitali e controllare il nostro destino digitale”

La Commissione europea ha presentato oggi il pacchetto sulla sovranità tecnologica. Si tratta di una serie di misure volte a rafforzare la capacità dell’Europa nei settori dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale, del cloud e dell’open source, con l’obiettivo di potenziarne l’autonomia e la resilienza digitale. L’iniziativa arriva in un momento di forte dipendenza da fornitori extra-Ue, a fronte di una domanda di capacità di calcolo in rapida crescita per via della diffusione dell’IA.
Il piano punta a ridurre tali dipendenze strutturali, garantendo lo sviluppo e la protezione delle tecnologie chiave.

Von der Leyen: stop dipendenza

“Non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che garantiscono il funzionamento dei nostri ospedali, la stabilità delle nostre reti energetiche e la sicurezza dei nostri servizi”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Si tratta – ha aggiunto – di proteggere i nostri cittadini, difendere i nostri interessi e fare le nostre scelte. L’Europa dispone del talento, dell’eccellenza nella ricerca, della base industriale e del mercato unico. Insieme, dobbiamo trasformare questi punti di forza in sovranità tecnologica”.

Il pacchetto si articola in due proposte legislative – il Chips Act 2.0 e il Cloud and AI Development Act – a cui si aggiungono la strategia sull’open source e una roadmap strategica per la digitalizzazione e l’IA nel settore dell’energia. L’insieme di queste misure sostiene l’ambizione dell’Europa di diventare un continente dell’IA, ampliando le opzioni tecnologiche per imprese, cittadini e amministrazioni pubbliche dell’Unione.

Entrando nel dettaglio, ridurre la dipendenza dell’Ue dai fornitori di Paesi terzi introducendo un quadro europeo di sovranità per i servizi cloud che sarà usato anche per orientare le scelte delle amministrazioni pubbliche è una delle misure chiave del Cloud and AI Development Act. Bruxelles ritiene che le gravi dipendenze strategiche espongano l’Ue a rischi per il controllo dei dati, la continuità dei servizi e la sicurezza economica.

Il piano introduce quattro livelli di garanzia (“Union Assurance Levels”) per classificare i servizi cloud in base ai requisiti di sovranità e alle esigenze delle amministrazioni pubbliche. Il livello 1 rappresenta la soglia minima comune per il settore pubblico europeo, mentre i livelli 2, 3 e 4 introducono requisiti progressivamente più stringenti e richiedono verifiche indipendenti.
Il livello 3 potrà essere riconosciuto anche a operatori di Paesi terzi considerati affidabili, purché garantiscano adeguate tutele in materia di protezione dei dati e non siano soggetti a obblighi incompatibili con il diritto dell’Ue.
Il livello 4, il più elevato, sarà riservato alle attività pubbliche più critiche, tra cui difesa, sicurezza nazionale, gestione delle frontiere, giustizia e infrastrutture essenziali. La scelta del livello dovrà basarsi su una valutazione dei rischi da parte degli Stati membri e delle istituzioni europee.

Tra gli obiettivi del Cloud and AI Development Act figurano anche il potenziamento delle infrastrutture digitali europee, con l’ambizione di triplicare la capacità dei data center nei prossimi cinque-sette anni, e il sostegno alla strategia Apply AI per accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale. Il provvedimento prevede inoltre misure a favore della ricerca e dell’innovazione nelle tecnologie avanzate e sostenibili, nonché procedure semplificate per la realizzazione di nuovi data center nell’Ue, con particolare attenzione all’efficienza energetica e alla transizione digitale e verde.

Più incentivi alla domanda di chip europei

Per quanto riguarda il Chips Act 2, con la norma l’Ue punta a rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione nel settore dei semiconduttori, soprattutto sostenendo la domanda di chip prodotti in Europa, con appalti pubblici, contratti di acquisto a lungo termine e meccanismi di aggregazione della domanda e requisiti di sicurezza strategica.

L’obiettivo strategico è creare un mercato di sbocco per l’industria europea dei semiconduttori, invertendo la rotta rispetto al Chips Act, entrato in vigore nel 2023, che era concentrato soprattutto sull’offerta e sulla capacità produttiva.
Bruxelles giustifica il cambio di strategia con la rapida espansione dei chip per l’intelligenza artificiale, che secondo le stime dell’esecutivo comunitario arriveranno a pesare per oltre il 70% del mercato dei semiconduttori entro il 2030. Di contro, l’Ue produce meno del 10% dei semiconduttori a livello globale ed è quasi interamente dipendente dagli Stati Uniti e dall’Asia per i chip più avanzati e all’avanguardia.

Per ridurre la dipendenza dai paesi terzi, la Commissione propone di introdurre un meccanismo di appalti pubblici innovativi con cui le amministrazioni pubbliche vengono incoraggiate a utilizzare negli appalti chip progettati o prodotti in Ue.
Non si tratta di una clausola Buy European, ma una preferenza industriale destinata, nelle intenzioni di palazzo Berlaymont, a creare un mercato domestico iniziale per le imprese emergenti.

La Commissione intende creare poi strutture permanenti per mettere in contatto produttori europei di semiconduttori e grandi utilizzatori industriali (automotive, difesa, cloud, IA, telecomunicazioni), ad accelerare le procedure autorizzative per nuovi impianti produttivi e a mobilitare investimenti pubblici e privati per rafforzare l’intera filiera continentale.
Il regolamento rafforza inoltre gli strumenti di intervento della Commissione europea in caso di crisi delle forniture di chip, per dare priorità a ordini destinati a settori strategici come la difesa, l’energia e la sanità, con meccanismi di acquisto congiunto a livello europeo.

Virkkunen: ingenti investimenti tech

Le iniziative previste nel pacchetto sulla sovranità tecnologica richiedono “ingenti investimenti”. “Se vogliamo controllare il nostro destino digitale, abbiamo urgente bisogno che il capitale privato intervenga e finanzi i nostri progetti più grandi e strategici”, ha rimarcato la vice presidente della Commissione europea Henna Virkkunen in conferenza stampa presentando il pacchetto.
“Per colmare questo divario, la Commissione sta avviando una consultazione immediata con i nostri Stati membri, il gruppo Bei e anche i principali attori finanziari”, ha puntualizzato.
“Al momento constatiamo che l’Europa sta rimanendo indietro perché abbiamo bisogno di maggiori investimenti tecnologici ad alto rischio” ha spiegato sottolineando come “i concorrenti globali spendano ingenti somme di denaro nel settore”. “L’Europa – ha aggiunto – si trova ad affrontare un grave deficit di investimenti. I finanziamenti pubblici sono un ottimo inizio, ma i contribuenti non possono sostenere da soli questa spesa”.

Nel suo intervento, Virkkunen ha anche puntualizzato che “sovranità tecnologica non significa protezionismo”. “L’Europa continua a fondarsi sull’apertura, la collaborazione e la concorrenza leale. Allo stesso tempo, l’Europa vuole essere in grado di compiere le proprie scelte, evitando dipendenze rischiose da singoli fornitori dominanti, da una singola azienda o da un singolo paese terzo”.
“Poiché viviamo in un mondo in cui politica e tecnologia vanno di pari passo, chi promuove l’innovazione tecnologica plasmerà il futuro e dobbiamo garantire che l’Europa svolga un ruolo di primo piano in questo” ha aggiunto.

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