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IA, Mattarella: pochissimi privati controllano la tecnologia. L’Ue passi a decisioni concrete

Дата публикации: 17-06-2026 14:15:16

Serve passare dall'enunciazione di principi a decisioni concrete, l'invito alle autorità comunitarie da parte del presidente della Repubblica, al Simposio Cotec. Con la necessità di misurarsi con responsabilità con una tecnologia pervasiva che impatta su lavoro, società e ordinamenti democratici, della quale serve capire i meccanismi e non essere solo utilizzatori
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Sergio Mattarella durante le celebrazioni nella piazza del Quirinale per il 2 giugno (foto Ansa)

ore 16.15 - 17/06/2026ore 16.38 - 17/06/2026

Serve passare dall’enunciazione di principi a decisioni concrete, l’invito alle autorità comunitarie da parte del presidente della Repubblica, al Simposio Cotec. Con la necessità di misurarsi con responsabilità con una tecnologia pervasiva che impatta su lavoro, società e ordinamenti democratici, della quale serve capire i meccanismi e non essere solo utilizzatori

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“I nostri Paesi devono rafforzare l’ecosistema dell’innovazione”. A dirlo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo al XIX Simposio Cotec Europa, alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia – dal titolo ‘Ripensare il lavoro nell’era dell’IA: Trasformazione, Opportunità e Governance’ – alla presenza anche dal re di Spagna Felipe VI e del presidente portoghese, Antonio José Seguro. 

“L’Ue deve compiere un salto. Passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete”, è stato il monito di Mattarella, secondo cui dopo “strategie sono state ampiamente discusse” si deve fare un passo in più.
“Vanno messe in atto, adesso, le politiche opportune, con il passaggio dalla necessaria produzione di regole alla operatività. E’ indispensabile che i governi membri dell’unione abbandonino timidezze e riserve e che non siano di freno per l’azione comune. La sfida che abbiamo dinanzi è plurale e complessa”, ha spiegato.

Ia pervasiva, serve responsabilità

L’Ia “appare pervasiva e suscettibile di incidere sui comportamenti umani e sugli ordinamenti sociali decisamente più di innovazioni, anche di grande portata, intervenute nel passato”, ha proseguito il presidente della Repubblica.
“A differenza di precedenti rivoluzioni tecnologiche – che hanno riguardato soprattutto attività manuali e ripetitive – si tratta di sviluppi di capacità generative che intervengono direttamente su funzioni ad alto contenuto cognitivo: elaborazione di informazioni, scrittura, analisi, progettazione, consulenza, supporto decisionale”.

“I calcolatori elettronici che fanno vivere la intelligenza artificiale da quali valori sono guidati? Per quali obiettivi sono stati programmati? In una società libera, il criterio che regola la vita di tutti è quello della responsabilità, del rendere conto”. “Assistiamo, certamente, a un processo di ridefinizione di compiti, di competenze richieste, di trasformazione del contributo fornito dall’elemento umano e del suo significato nella catena del valore dei prodotti”, ha aggiunto, soffermandosi sugli ambiti sui quali la tecnologia va a incidere.

‘Non solo utilizzatori’

“Oggi il 99% della popolazione mondiale è un mero utilizzatore passivo delle nuove tecnologie: la capacità di comprenderne i meccanismi, di intervenire nella loro programmazione, è di pochi. Una tendenza che va invertita. Con urgenza”, ha detto ancora, con un rimando all’enciclica di papa Leone dedicata proprio all’IA.
“Nella sua prima enciclica ‘Magnifica humanitas’ il pontefice Leone XIV ha richiamato questa esigenza: l’Intelligenza Artificiale deve rispettare le capacità di ogni persona, non ridurla a elemento marginale di processi automatizzati. Perché –ha scritto- ‘il lavoro resta una dimensione fondamentale dell’esperienza umana: non soltanto un mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunità’. L’alternativa -ha detto poi Mattarella- riguarda i giovani, e milioni di persone, di ogni età e condizione, per l’accesso ai servizi più elementari -nuova frontiera della cittadinanza- e milioni di lavoratori che dovranno acquisire nuove capacità per operare in ambienti produttivi integrati con sistemi di Ia”.

Rischi per lavoro e società

“Il processo indotto” dall’Ia “non comporta solamente trasformazioni nel mercato del lavoro e delle professioni, con la potenziale perdita di posti di lavoro in attività esistenti, ma pone il tema del possibile allargarsi delle disuguaglianze, a livello nazionale e fra i Paesi, a partire dal monopolio e dall’accesso a competenze sempre più qualificate”, ha detto soffermandosi sulle conseguenze. “L’Intelligenza Artificiale rappresenta, in ampia misura, un acceleratore per chi sia dotato di capitali e di risorse energetiche, di infrastrutture tecnologiche, dati e competenze avanzate”.
“Il divario tra chi ne dispone e chi ne rimane escluso potrà ampliarsi”, ha detto anche guardando alle conseguenze politiche.

Gli effetti sulle democrazie

“Con il suo impatto e il suo potenziale trasformativo l’Intelligenza Artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui apprendiamo, lavoriamo, produciamo, organizziamo la società”. “L’Intelligenza Artificiale sta incidendo, con una velocità senza precedenti, su processi industriali e servizi, sulla pubblica amministrazione, su ricerca scientifica, sulla scuola, sulla sanità, sull’accesso ai beni della cultura e dell’informazione”.

“Questo affascinante strumento offre nuove opportunità per istituzioni, imprese e singoli. Può accrescere la produttività, migliorare i servizi ai cittadini, rendere più efficienti i diversi passaggi, liberando quindi tempo e risorse”, ha aggiunto, mettendo però in guardia – in un passaggio successivo – dai rischi derivanti dalla concentrazione del potere nelle mani di pochi privati.

“La concentrazione del controllo delle nuove tecnologie nelle mani di pochissimi soggetti privati – che stanno invadendo domini sino a ieri riservati a responsabilità degli Stati e delle organizzazioni deputate a tali scopi dai trattati internazionali, a partire dallo spazio – ne ha fatto realtà talmente potenti da pretendere di disattendere se non di travolgere ogni regola”.
“Nuovi pretesi attori di imponderabile legittimità, per un nuovo disordine internazionale. Eppure, qualsiasi attività umana sollecita norme di comportamento e di relazione, un codice, una grammatica. Si presenta, quindi, un palese tema di sovranità, su questioni che coinvolgono sicurezza della società e diritti dei cittadini”, ha concluso.

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