Il mondo della cura, o meglio di chi si prende cura, sta vivendo una trasformazione profonda, una vera evoluzione culturale che promette di accorciare le distanze tra la sanità e le nostre case. A partire dall’anno accademico 2026/2027, i percorsi di […]
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Il mondo della cura, o meglio di chi si prende cura, sta vivendo una trasformazione profonda, una vera evoluzione culturale che promette di accorciare le distanze tra la sanità e le nostre case. A partire dall’anno accademico 2026/2027, i percorsi di studio universitari si arricchiranno di nuove lauree magistrali infermieristiche, percorsi avanzati di due anni pensati per formare professionisti con competenze mirate. Se guardiamo, infatti, alle nostre comunità, sono sempre di più le persone anziane che hanno bisogno, in particolare, nella gestione delle malattie a lungo termine. Ed è esattamente qui che si inseriscono i nuovi indirizzi di cura.

L’invecchiamento della popolazione è, ormai, una realtà e bisogna prenderne sempre più consapevolezza: sono sempre di più le persone che invecchiano e hanno necessità di qualcuno che si prenda cura di loro, ma nello stesso tempo desiderano continuare a vivere nelle proprie case, senza per questo sentirsi isolati o non protetti. È proprio qui che si inserisce il percorso di studio che sta riscuotendo maggiore successo tra le università italiane: quello in Cure primarie e assistenza di famiglia e comunità.
Questa figura non lavorerà al chiuso di un grande reparto ospedaliero, ma diventerà un punto di riferimento stabile per i quartieri e le famiglie, il professionista a cui rivolgersi per gestire una terapia complessa a domicilio o per prevenire i rischi legati alle patologie croniche. Una presenza che renderà la cura più umana e vicina, alleggerendo le famiglie dal carico dell’assistenza domestica.
Dietro la riforma universitaria c’è il riconoscimento di una professione sempre più dinamica e indipendente. (Pexels)
Altri nuovi percorsi di specializzazione universitaria si dividono in tre grandi filoni, toccando ambiti dove la competenza specifica farà la differenza. Il primo, è incentrato sulla famiglia e sulla comunità per ridefinire l’assistenza sotto casa; il secondo è dedicato alle cure neonatali e pediatriche, per proteggere i più piccoli e sostenere i genitori nei passaggi più delicati della crescita; il terzo riguarda l’area critica e l’emergenza, per chi opera in prima linea nei momenti in cui la rapidità e l’alta specializzazione salvano la vita. Attualmente sono già quattordici gli atenei italiani pronti a far partire questi corsi innovativi, con una presenza distribuita in modo equilibrato da Nord a Sud.
Per i professionisti che desiderano intraprendere questo cammino, il Ministero dell’università e della ricerca, ha già definito il calendario ufficiale con le date dei test di entrata. Le selezioni si apriranno a fine estate, precisamente il 16 e 17 settembre, con gli esami di accesso dedicati ai corsi di laurea triennali abilitanti alla professione. Subito dopo, nei giorni del 5 e 7 ottobre, si terranno invece le prove selettive per l’accesso alle nuove lauree magistrali specialistiche, la vera novità dedicata a chi è già laureato e vuole fare questo importante salto di qualità nel proprio percorso formativo.
Dietro questa riforma universitaria c’è il riconoscimento di una professione che negli anni è diventata sempre più dinamica e autonoma. Come ricorda la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, la cura non può più essere considerata una dicitura generica, poiché ogni paziente ha una storia a sé e un’équipe medica moderna ha bisogno di competenze diverse e ben definite per funzionare al meglio. I nuovi corsi magistrali mirati intendono elevare la qualità del servizio offerto a tutti noi nei momenti di vulnerabilità, ma vuol dire anche dare a migliaia di professionisti la possibilità di crescere e di vedere valorizzato il proprio talento.
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