La protesta degli autotrasportatori si ripercuote gravemente anche sulla filiera bufalina, già alle prese con un esponenziale aumento dei costi di produzione, che stanno mettendo in ginocchio allevamenti e trasformatori....

La protesta degli autotrasportatori si ripercuote gravemente anche sulla filiera bufalina, già alle prese con un esponenziale aumento dei costi di produzione, che stanno mettendo in ginocchio allevamenti e trasformatori. L’allarme arriva Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop secondo cui «non solo la Bufala Dop scarseggia ormai anche nei supermercati, ma la vera difficoltà è il blocco della produzione. Una situazione che rischia di infliggere un colpo gravissimo al comparto» e che si innesta anche su quantità di latte in stoccaggio molto elevate che già avevano provocato segnali di preoccupazione tra gli operatori.
Domande di approfondimento generate da 24Ore AI«La mozzarella di bufala campana Dop è un prodotto fresco, per cui risente maggiormente delle difficoltà. Ad oggi gli allevatori producono latte, ma non riescono a farlo arrivare ai caseifici a causa del blocco dei trasporti, così da ieri molti caseifici sono chiusi perché non hanno a disposizione il latte da trasformare in mozzarella Dop entro 60 ore, come previsto dal disciplinare», spiega il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani.
Alla chiusura dei caseifici si aggiungono le difficoltà degli allevatori, «che ovviamente continuano a mungere le bufale, ma non sanno dove poter conservare il latte e non stanno ricevendo gli approvvigionamenti per le mandrie”, sottolinea Saccani.
Intanto tra gennaio e agosto la prodzione di Mozzarella di Bufala Campana Dop (in volume) è aumentata del 3,72%. Ma nello stesso periodo la non Dop è calata del 4%: appare chiaro che vi sia stato un trasferimento dei consumi da non dop a dop, seguendo una tendenza già attiva da alcuni anni. «Segno – chiarisce il direttore del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala dop Pier Maria Saccani – che vi sia uno spostamento della domanda verso la denominazione di origine protetta che il consumatore riconosce e apprezza».
Nonostante la crescita della domanda, anche il settore dei formaggi tipici soffre in questa fase di nuovi e vecchi problemi. Di questi si è discusso in un incontro che si è tenuto nei giorni scorsi in Prefettura a Caserta, alla presenza di rappresentanti degli allevamenti bufalini e delle associazioni di categoria dei caseifici.
«Il clima è positivo – aggiunge Saccani – ci misuriamo con gli stessi problemi e cerchiamo soluzioni condivise. Per la prima volta abbiamo chiarito, tutti d’accordo, che il destino della filiera è legato al posizionamento e alla qualità della mozzarella campana Dop». All’ordine del giorno, la crescita eccessiva della quantità di latte stoccato: 31 milioni di Kg del valore di circa 50 milioni che genera un forte appesantimento finanziario dei caseifici. Ora si cerca la soluzione per impiegare queste scorte. Questo, per espressa previsione del disciplinare, passatte 60 ore dalla mungitura non può essere utilizzato per produrre mozzarella dop, pertanto viene “declassato”. Può essere invece adatto (anche ad esempio dopo essere stato surgelato) a produrre non dop, burrata di bufala e altri prodotti.
«Una strada da perseguire – spiega ancora Saccani – è quella della regolamentazione dei parti delle bufale, spingendo le nascite verso i mesi caldi, allo scopo di ottenere, proprio tra primavera ed estate, la maggiore produzione di latte, facendola coincidere con il periodo dell’anno in cui la domanda di mozzarella cresce». Un tema su cui da tempo il consorzio di tutela si batte. «Oggi questo processo è partito – avvisa Saccani – ma gli allevatori fanno presente che per completarlo ci vorrà del tempo».
È chiaro, quindi, che il controllo sulle nascite potrebbe non essere sufficiente a risolvere il problema. Pertanto, il Consorzio di tutela chiede che venga istituito e si riunisca un tavolo nazionale con rappresentanti degli allevatori, dei caseifici e delle istituzioni delle quattro regioni – Campania, Puglia, Molise e basso Lazio – in cui è possibile produrre mozzarella di bufala Dop. «Sul modello – ricorda Saccani che in passato se ne è occupato di persona – di quanto fatto nella filiera di produzione del Grana Padano. L’ottimizzazione del rapporto tra allevatori e caseifici infatti gioverebbe a tutta la filiera».
Si parla quindi di ottimizzazione e, a leggere tra le righe, altri rimedi sarebbero auspicabili: il calo controllato della produzione di latte, o addirittura la riduzione della mandria. Parallelamente si deve puntare alla crescita della domanda di mozzarella Dop che è in atto, con consumi interni ed esteri in aumento anche grazie a una intensa e mirata promozione. «Ma servono accordi e norme – conclude il dg – per rendere più efficiente una filiera di valore».
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