PERUGIA - Per sette anni di processo, dopo aver perso un figlio ucciso da un?ombra muta nella notte, sono stati sempre in silenzio. Discreti, con una dignità riconosciuta da...
PERUGIA - Per sette anni di processo, dopo aver perso un figlio ucciso da un’ombra muta nella notte, sono stati sempre in silenzio. Discreti, con una dignità riconosciuta da tutti, nonostante il dolore da far scoppiare il cuore. Ma dopo la lettera in cui Riccardo Menenti, giudicato in via definitiva come l’assassino di Alessandro, ribadisce che il figlio Valerio, condannato come mandante, avrebbe dovuto essere assolto, la famiglia Polizzi prende carta e penna e risponde.
Mamma Daniela e papà Giovanni, per anni in aula con il secondo figlio Francesco a pochi metri dai Menenti e senza mai una frase fuori posto, sentono il bisogno di ritornare su quelle tre pagine vergate a mano da Menenti in carcere, dove sta scontando una condanna all’ergastolo. «Siamo costretti, nostro malgrado, a prendere atto del fatto che 13 anni, di cui sette di processi, sono serviti al sig. Riccardo Menenti solo per diventare un detenuto modello, ma non per riflettere, nonostante gli studi di filosofia intrapresi in carcere, sulla gravità e sulla efferatezza delle sue azioni».
«Omette il sig. Menenti - prosegue il messaggio affidato al Messaggero - di ricordare che, finché ha potuto, ha mentito facendosi fornire un alibi falso dalla moglie che, mentendo, lo ha collocato a dormire con lei tutta la notte del 26 marzo. Come omette il sig. Menenti di ricordare che mentre la testimone del compro oro (che ha raccontato che Valerio fosse uscito dall’ospedale e che Riccardo ha definito «falsa», ndr) non è mai stata né indagata né processata per falsa testimonianza. Non così si può dire per la fidanzata del momento di Valerio Menenti, la quale è stata processata e ha patteggiato una pena per falsa testimonianza per avergli fornito un alibi falso. Lasciamo ai lettori le ovvietà sulle responsabilità della famiglia Menenti».
«Alessandro coi suoi 23 anni - ricordano i Polizzi - aveva provato seppur in modo maldestro a difendere Julia dai maltrattamenti di Valerio. Riccardo e Valerio Menenti hanno pianificato premeditato ed eseguito un omicidio, pretendendo di farsi giustizia da soli. E se è vero che a Valerio sono stati revocati i benefici forse è perché nonostante tutto rimane una persona che ha ereditato dal padre lo stesso grado di presunzione e disprezzo delle regole e della legalità, che portano entrambi a non riconoscere ancora dopo 13 anni le loro colpe». «Tredici anni - è la conclusione - che non sono serviti neanche a noi per avere cognizione della mancanza di Alessandro e del suo bellissimo sorriso».
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