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Un’emorragia alla testa, nella zona occipitale, per l’uso «ripetuto» della ventosa durante il parto. Sarebbe questa la causa della morte di Pietro Porzi, il neonato deceduto dopo circa 12 ore dalla nascita e per cui la procura di Perugia ha indagato per omicidio colposo 22 sanitari degli ospedali di Foligno e Perugia. È quanto emerge dall’autopsia svolta ieri dal medico legale Donatella Fedeli di Bologna, incaricata dal pm Massimo Casucci e affiancata da vari consulenti nominati dalle parti, come Sergio Scalise Pantuso, Walter Patumi, Giulio Rossi, Luca Lalli ed Eleonora Lumare.
L'emorragiaI primi risultati hanno confermato quanto emerso nelle prime ore, con i valori dell’emoglobina che continuavano a scendere: Pietro ha avuto un’emorragia subgaleale che con ogni probabilità, non essendo state riscontrate patologie pregresse, è stata determinata dall’utilizzo della ventosa, la coppetta applicata sulla testa del neonato per coadiuvare le spinte della mamma durante la fase finale del parto. Saranno necessari ulteriori accertamenti per verificare questa prima ipotesi - Fedeli presenterà la sua relazione entro un paio di mesi -, con le responsabilità da ridisegnare in base ai risultati. La procura, infatti, anche a tutela di tutti i sanitari (ginecologi, ostetriche, neonatologi e infermiere) che hanno avuto un ruolo nel parto e nelle successive cure di Pietro, ha messo sotto indagine i professionisti di turno tra il 15 e il 16 settembre nei reparti di Ginecologia e ostetricia e di Pediatria e neonatologia dell’ospedale di Foligno (dove Pietro è venuto alla luce) e del reparto di Terapia intensiva neonatale di Perugia, dove purtroppo è morto, dopo essere arrivato in condizioni disperate.
Nel mirino della procura, oltre alle pratiche effettuate durante la fase espulsiva, potrebbero finire le comunicazioni tra reparti prima del trasferimento del piccolo a Perugia, per capire se e cosa potrebbe essere andato storto, dopo una gravidanza non a rischio e l’inizio del parto considerato nella norma. Vista la posizione di Pietro dopo i primi utilizzi della ventosa, sarebbe stato opportuno un taglio cesareo? Sono stati seguiti tutti i protocolli previsti per evitare un finale così drammatico? Domande a cui risponderà la relazione di Fedeli, con i sanitari pronti a difendersi, assistiti dagli avvocati, tra gli altri, Delfo Berretti, Alessandro Di Baia, Nicola Di Mario, Silvia Stancati, Giuseppe Berellini, Silvia Egidi e Andrea Chinea.
Sul caso, comunque, sono intervenute anche la Asl 2 e l’Azienda ospedaliera di Perugia che parlano di «insorgenza di complicazioni cliniche subito dopo il parto» e annunciano un’inchiesta interna. «Le Direzioni delle due Aziende, rimaste sin dalle prime fasi in costante contatto - si legge in una nota -, hanno attivato tutte le procedure previste di segnalazione, verifica e valutazione interna dell’evento, finalizzate alla puntuale ricostruzione del percorso assistenziale. Sono inoltre in corso tutti i doverosi accertamenti dell’Autorità giudiziaria per i quali si sta assicurando la massima, totale collaborazione alla Procura della Repubblica. La Presidente della Regione Umbria, insieme alla Direzione regionale Salute e Welfare e alle Direzioni dell’Usl Umbria 2 e dell’Ospedale di Perugia, esprime profonda vicinanza e commossa partecipazione al dolore dei genitori e della famiglia». Che per adesso - assistiti dall’avvocato Claudio Saltimbanco di Roma - scelgono il silenzio, annichiliti dal dolore.
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