Per tagliare l'impronta idrica domestica serve consapevolezza e qualche “spinta gentile”. Ridurre gli sprechi è possibile modificando di poco le abitudini quotidiane: l’impatto è maggiore di quanto pensiamo
Quante volte applicate lo shampoo? Siete tra quelli che chiudono l’acqua della doccia mentre si insaponano o preferite il getto continuo? Una ricerca condotta dai ricercatori dell’Università del Surrey ha messo in luce che sono proprio le nostre abitudini a fare la differenza sull’impatto che lavarsi ha sul consumo idrico dell’intera abitazione, suggerendo come le soluzioni tecnologiche e le strategie che giocano sui costi del servizio per il risparmio di acqua, da sole, non bastino. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Environmental Management.
Spreco idrico domestico, da cosa dipendeIl momento della doccia rappresenta la singola fonte di consumo idrico più rilevante all’interno delle abitazioni, arrivando a coprire una quota compresa tra il 25% e il 45% dell’intero utilizzo di acqua potabile indoor. Per analizzare in dettaglio le dinamiche e capire se e dove sia possibile intervenire per ridurne l’impatto, i ricercatori hanno analizzato il comportamento di 319 nuclei familiari in Germania. Hanno installato nei bagni dei dispositivi elettronici dotati di sensori intelligenti per rilevare e registrare dati in tempo reale: durata totale di ogni singolo episodio di doccia (in totale ne sono stati catturati 8.550), interruzioni del flusso d’acqua, condizioni ambientali. Le misurazioni oggettive sono state poi incrociate con i risultati di questionari compilati dalle persone coinvolte subito dopo la doccia, permettendo di collegare le azioni rilevate dai sensori con informazioni demografiche, l’uso di prodotti specifici e le caratteristiche fisiche dei partecipanti.
Le abitudini personali contano
I risultati dell’analisi hanno sorpreso i ricercatori, ribaltando alcune convinzioni comuni: il genere, la dimensione del nucleo familiare o la tipologia di abitazione non sono fattori che determinano quanto tempo si resta sotto il getto d’acqua, mentre sono cruciali le routine individuali e il modo in cui si utilizzano i prodotti per l’igiene. Piccoli gesti automatici possono avere un impatto molto più significativo sulla durata della doccia di quanto le persone percepiscano. Per esempio, l'abitudine di applicare lo shampoo due o più volte aumenta di circa il 27% il tempo trascorso sotto l’acqua rispetto a quando il prodotto viene usato una sola volta. Chiudere l’acqua mentre ci si insapona riduce il tempo totale della doccia, ma attenzione: chi interrompe il flusso d’acqua per tre o più volte finisce per trascorrere circa il 20% di tempo in più sotto il getto rispetto a chi non chiude mai il rubinetto e il 28% in più rispetto a chi effettua una singola pausa. Questo - commentano gli autori - suggerisce che spegnere e riaccendere l'acqua possa paradossalmente indurre a rallentare il ritmo del lavaggio o a prolungare le fasi di insaponatura, portando a un consumo finale superiore alle aspettative. È quindi meglio essere rapidi e costanti piuttosto che interrompere continuamente il lavaggio.
Acqua dolce o acqua dura
Anche le caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua incidono sullo spreco. La ricerca ha rilevato che nelle aree dove l’acqua corrente è più dolce (cioè con una bassa concentrazione di minerali come calcio e magnesio), le docce durano circa il 23% in più rispetto alle zone con acqua più dura (ossia con concentrazione di minerali maggiore). Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che l’acqua dolce genera con i detergenti una schiuma più ricca e piacevole, offrendo una sensazione di benessere superiore che invita inconsciamente le persone a indugiare più a lungo sotto il getto. Al contrario, l'acqua dura può risultare meno confortevole e anche rendere il risciacquo più difficile, spingendo a concludere più in fretta la doccia.
Una “spinta gentile” verso il risparmio
Che fare per ridurre i consumi idrici domestici, dunque? Alla luce di questi nuovi dati, secondo i ricercatori puntare solo sull’hardware non è un approccio così efficace. Bisognerebbe, invece, pensare a strategie di “spinta gentile” per orientare le persone verso scelte più sostenibili e sviluppare soluzioni che lavorino in armonia con le abitudini umane. L’obiettivo dovrebbe essere aiutare le persone a ridurre gli sprechi senza dover per forza sacrificare il comfort e il piacere di una doccia rigenerante, magari adottando dispositivi di feedback che, fornendo informazioni in tempo reale sulla durata dei lavaggi, aiutino a prendere coscienza dei consumi e a modificarli.
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