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Le piante alpine costrette a lasciare spazio alle specie più adatte al caldo

Дата публикации: 16-08-2026 06:06:00

Una ricerca condotta per 21 anni sulle montagne d’Europa ha monitorato 724 aree e 53 cime: fotografa la trasformazione della vegetazione in alta quota che combatte per sopravvivere alla crisi climatica

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Il termometro sale, le piante si muovono. Ma sulle montagne d’Europa la storia è molto meno lineare di quanto questa semplice equazione lascerebbe immaginare. In cima alle Alpi e agli altri grandi sistemi montuosi del continente stanno infatti diventando sempre più comuni le specie che preferiscono temperature relativamente elevate. Eppure, non sempre sono proprio le vette che si sono scaldate di più a mostrare le trasformazioni maggiori. È il piccolo paradosso emerso da uno dei più vasti studi mai realizzati sulla vegetazione d’alta quota europea, pubblicato su Nature Ecology & Evolution da un gruppo internazionale coordinato da ricercatori dell’Università di Vienna, dell’Accademia austriaca delle Scienze e della Boku University.

Campanula Barbata: una pianta tipica dei pascoli alpini si sta spostando verso quote più elevate Campanula Barbata: una pianta tipica dei pascoli alpini si sta spostando verso quote più elevate  Anche i fiori migrano più in alto

I numeri raccontano la dimensione dell’indagine: 724 aree permanenti di monitoraggio distribuite su 53 cime, appartenenti alle principali regioni montuose europee, osservate quattro volte nell’arco di 21 anni. Una sorta di gigantesco osservatorio botanico a cielo aperto costruito grazie a Gloria, la rete internazionale dedicata allo studio degli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi montani. Il risultato più evidente è quella che gli ecologi chiamano termofilizzazione: con il passare degli anni aumenta, all’interno delle comunità vegetali, il peso delle specie adattate a condizioni più calde. Le piante alpine, insomma, stanno cambiando compagnia. “I nostri dati mostrano chiaramente che la vegetazione sulle cime europee sta cambiando e che le specie associate al caldo stanno diventando più comuni”, spiega Johannes Hausharter, ricercatore dell’Università di Vienna e primo autore dello studio.

Crisi climatica, anche le farfalle si spostano più in alto

La sorpresa arriva subito dopo: “La velocità di questi cambiamenti non sembra dipendere soltanto dall’aumento delle temperature”. I ricercatori hanno infatti confrontato l’evoluzione della vegetazione con diversi indicatori climatici e dataset sulle temperature. A livello delle singole aree monitorate la correlazione tra quantità di riscaldamento e trasformazione botanica è risultata relativamente debole. Per capire che cosa accade bisogna allargare lo sguardo di qualche metro. Oppure, meglio, osservare ciò che cresce intorno.

Troppo caldo, anche le piante entrano in una sorta di letargo La capacità di spostarsi non dipende solo caldo

Uno dei fattori decisivi è infatti la disponibilità, nelle aree circostanti, di specie che amano temperature più elevate. Se queste piante sono già presenti nelle vicinanze, hanno maggiori possibilità di raggiungere la cima e colonizzare gli spazi disponibili. “La risposta della vegetazione alpina ai cambiamenti climatici non dipende soltanto da quanti gradi aumenta la temperatura, ma anche dalla presenza nelle vicinanze di altre specie associate al caldo”, osserva Stefan Dullinger, responsabile del progetto all’Università di Vienna. Il clima, dunque, resta il grande motore della trasformazione, ma tra il riscaldamento e la risposta delle piante si inseriscono storia ecologica, caratteristiche del territorio, composizione della vegetazione circostante e capacità delle diverse specie di spostarsi e colonizzare nuovi ambienti.

Gli ecosistemi alpini e la loro vegetazione

La prova arriva osservando i dati a una scala geografica più ampia. Quando i ricercatori non considerano più una singola parcella o una singola cima ma interi sistemi montuosi, il segnale torna infatti evidente: nelle regioni che si sono riscaldate maggiormente, la vegetazione mostra mediamente una termofilizzazione più pronunciata. Più caldo significa quindi, nel complesso, più piante amanti del caldo. Solo che ogni montagna interpreta il cambiamento a modo proprio. Ed è forse questo il dato più interessante dello studio. Gli ecosistemi alpini non sono termometri botanici che reagiscono automaticamente a ogni decimo di grado: sono sistemi complessi, nei quali il clima interagisce con condizioni locali e processi biologici che possono accelerare, rallentare o modificare la risposta. Per questo gli scienziati insistono sulla necessità di continuare i programmi di osservazione di lunga durata. “Il monitoraggio a lungo termine fornisce informazioni indispensabili per comprendere gli ecosistemi alpini e la loro vegetazione”, sottolinea Harald Pauli, responsabile della rete GLORIA presso l’Accademia austriaca delle Scienze e la Boku University. Per prevedere che cosa accadrà alla biodiversità delle montagne europee, insomma, non basta sapere quanto salirà il termometro. Bisogna conoscere anche chi vive già lassù e chi cresce appena più in basso ma soprattutto chi, con il clima che cambia, riuscirà per primo a guadagnare la vetta.

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