Si punta al voto in Commissione martedì. Tra i contenuti la nomina dell'ad dal Cda, durata quadriennale del board e stop taglio 5% canone.
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Si punta al voto in Commissione martedì. Tra i contenuti la nomina dell’ad dal Cda, durata quadriennale del board e stop taglio 5% canone.
L’amministratore delegato nominato dal Cda, l’aumento della durata del mandato del consiglio di amministrazione da tre a quattro anni, nessun taglio annuale del 5% al canone in casi eccezionali. Questi in sintesi, i contenuti dei quattro emendamenti alla riforma della Rai presentati oggi in commissione Lavori Pubblici al Senato dai relatori Roberto Rosso e Claudio Fazzone (FI).
“I quattro emendamenti, sui quali c’è accordo nella maggioranza – ha spiegato Rosso – toccano tre questioni centrali: l’allungamento da tre a quattro anni della durata del Cda; lo stop alla riduzione del 5% del canone: ci fermiamo a dire che il budget pubblico della Rai non può essere ridotto, il taglio non è possibile. Terzo punto, forse il più importante, resterà in capo al Mef la nomina di due componenti del Cda, ma non dell’amministratore delegato che sarà invece nominato dal consiglio di amministrazione”. In questo modo, ha aggiunto, “togliamo l’Ad dal controllo del governo e ci adeguiamo all’European Media Freedom Act”.
Quanto al presidente, resta confermato il testo base della riforma, in base al quale il presidente, nominato dal cda, “deve essere ratificato dalla commissione di Vigilanza, ma dalla terza votazione in poi sarà sufficiente la maggioranza assoluta”.
Quanto ai tempi, “abbiamo fissato a venerdì a mezzogiorno il termine per la presentazione dei subemendamenti ai quattro emendamenti presentati oggi. L’impegno è votare tutto martedì. La maggioranza è pronta, aspettiamo il parere del Mef che deve verificare che non ci sia ricaduta finanziaria, ma contiamo che possa arrivare in tempi brevi”, ha detto ancora Rosso.
“Nella migliore delle ipotesi, acquisito il parere dell’azionista, tra martedì e mercoledì si potrebbe procedere con il mandato al relatore in modo da consentire alla riforma di arrivare in Aula a settembre”.
“La chiamano riforma della Rai. Ma quello della maggioranza è in tutto e per tutto un trucco: cambiare tutto perché non cambi nulla. Il controllo politico resta intatto: il Cda della Rai continuerà ad essere in mano all’attuale maggioranza. Alla faccia del Media Freedom Act che chiede un servizio pubblico indipendente!”. Così, in una nota, la senatrice M5s Barbara Floridia, già presidente della commissione di Vigilanza Rai, ha commentato gli emendamenti.
“Per il presidente Rai – ha continuato Floridia – abbassano l’asticella: dopo pochi tentativi basterà la maggioranza semplice per imporre il proprio nome. Quindi sarà scelto anch’esso dal governo, per il tramite della maggioranza. Nessuna selezione trasparente dei futuri vertici”. “Tutto per andare incontro a una procedura di infrazione europea. Ma tanto a Giorgia Meloni questo non importa: il suo unico obiettivo è chiudere questo dossier il prima possibile, prima delle elezioni, per blindare il nuovo CdA e farlo a sua immagine e somiglianza qualunque sia il risultato delle elezioni. Vuole una TeleMeloni perenne, anche nella prossima legislatura”, ha concluso.