Per anni la Silicon Valley ha fatto dell’anti-moda una divisa. Felpe con cappuccio, t-shirt sempre uguali e outfit piuttosto anonimi: mostrare scarso interesse per il guardaroba sembrava quasi una dichiarazione di superiorità. Poi qualcosa è cambiato. E mentre Mark Zuckerberg […]
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Per anni la Silicon Valley ha fatto dell’anti-moda una divisa. Felpe con cappuccio, t-shirt sempre uguali e outfit piuttosto anonimi: mostrare scarso interesse per il guardaroba sembrava quasi una dichiarazione di superiorità. Poi qualcosa è cambiato. E mentre Mark Zuckerberg e Jeff Bezos hanno progressivamente scoperto tailoring e quiet luxury, le founder, ceo, imprenditrici e manager che oggi guidano il settore tech spaziano tra gonne midi, jeans e tailleur, fino ad abiti da gran gala.

Esiste davvero un dress code da tech boss? A guardare i look di Whitney Wolfe Herd e Katrina Lake, della “maga” dell’AI Mira Murati e di Lucy Guo, cofondatrice di Scale AI, la risposta sembra essere no. Il nuovo power dressing dell’innovazione passa piuttosto dalla libertà di costruire un’immagine personale, dimostrando che anche nella patria dell’anti-fashion vestirsi (bene?) può significare molto.
Imprenditrici tech, chi sono (e come si vestono)L’AI avanza, loro pure. Nessuna uniforme condivisa, nessun equivalente femminile della mitologica t-shirt da tech bro. Le imprenditrici e manager oggi sembrano rivendicare il diritto ad avere stili diversi. Lo dimostrano bene le più giovani, come l’americana Lucy Guo, classe 1994, cofondatrice di Scale AI e oggi founder e ceo di Passes, piattaforma per creator e influencer, che sceglie un’immagine pop e apertamente glamour, grazie a minidress e completi tomboy.
L’australiana Melanie Perkins, 39 anni, cofondatrice e ceo di Canva, piattaforma online di progettazione grafica e contenuti visivi, rappresenta quasi l’opposto, con un guardaroba casual e funzionale che sembra volutamente sottrarsi alle tendenze. Due modi lontanissimi di interpretare, con l’abbigliamento, lo stesso ruolo.
Melanie Perkins, 39 anni, cofondatrice e ceo di Canva, posa in un semplice abito con bottoni nero sul logo dell’azienda. (Getty Images)
Tra le manager più riconoscibili c’è poi l’americana Whitney Wolfe Herd, 37 anni, fondatrice di Bumble, l’app di dating nata con l’idea di lasciare alle donne la prima mossa. Cofondatrice in precedenza anche di Tinder, è diventata una delle imprenditrici tech simbolo della nuova Silicon Valley. Tra un’apparizione ai Time 100 e una ai Vox Media, eventi imperdibili del settore, alterna completi tailoring abbinati a sneakers e abiti midi con gli stivali.
Whitney Wolfe Herd, 37 anni, fondatrice di Bumble, in tailleur gessato blu e sneakers bianche alla conferenza di Vox Media nel 2023. (Getty Images for Vox Media)
Più rigorosa Mira Murati, 37, ingegnera ed ex cto di OpenAI di origini albanesi, oggi cofondatrice e ceo di Thinking Machines Lab, startup dedicata allo sviluppo di nuovi sistemi di intelligenza artificiale. Un minimalismo quasi diventato una firma il suo, fatto di jeans, mocassini e maxi blazer, colori neutri e linee essenziali. L’eccezione che conferma la regola, l’abito bustier lungo con pois di lurex scelto per il Met Gala 2026.
Mira Murati, ingegnera ed ex cto di OpenAI, oggi cofondatrice e ceo di Thinking Machines Lab, startup dedicata allo sviluppo di nuovi sistemi di intelligenza artificiale in blazer e jeans alla conferenza di Bloomberg a San Francisco nel 2026. (David Paul Morris/Bloomberg)
La californiana Katrina Lake, 43 anni, fondatrice di Stitch Fix, servizio di personal styling online che unisce algoritmi e consulenza umana, aveva già un piede nel fashion-tech prima di lanciare l’azienda, grazie a un’esperienza in Polyvore. Si vede che il passaggio tra fashion e tecnologia ha affinato anche il suo stile: scarpe firmate convivono con outfit rilassati in pieno spirito West Coast e con color block saturi, a partire da pezzi minimali e puliti.
Katrina Lake, 43 anni, fondatrice di Stitch Fix, servizio di personal styling online. Qui in camicia, gonna midi e Mary Jane firmate Prada. (Getty Images)
Poi ci sono quelle per cui moda e tecnologia hanno sempre parlato la stessa lingua. Eva Chen, classe 1980, oggi director of fashion partnerships di Instagram, la piattaforma social di Meta, arriva dall’editoria ed è una presenza abituale tra front row, street style e red carpet. Selby Drummond, ex editor di Vogue, è passata prima a Snap, la società dietro Snapchat, dove ha guidato le partnership fashion e beauty, e poi a Bumble, l’app di dating fondata da Whitney Wolfe Herd, dove ha ricoperto ruoli ai vertici del brand e del marketing. Per entrambe, la cura nel vestire e l’occhio ai trend non è soltanto questione di immagine personale, ma quasi un’estensione del proprio lavoro.
Molto prima di loro, però, c’era già Marissa Mayer, 51 anni. Ingegnera, tra le prime dipendenti di Google e poi ceo di Yahoo, storico portale web e motore di ricerca (dal 2012 al 2017), è stata una delle prime grandi executive della Silicon Valley a mostrare apertamente una passione per abiti e griffe. Una veterana che, quando il tech vestiva ancora quasi esclusivamente hoodie e sneakers, aveva già dimostrato che competenza e interesse per la moda non erano affatto incompatibili.
Marissa Mayer, ingegnera, tra le prime dipendenti di Google e poi ceo di Yahoo al TechCrunch Disrupt 2023 in abito denim verde fluo e sandali. (Getty Images for TechCrunch)
Infine, Karlie Kloss, 34 anni, il caso che forse riassume meglio di tutti l’incontro tra questi due mondi. Supermodella, imprenditrice e investitrice, nel 2015 ha fondato Kode With Klossy, programma gratuito che avvicina le giovani donne al coding e alle discipline STEM.
Karlie Kloss (in abito Proenza Schouler) alla conferenza annuale di Allen&Company nel 2026 con il marito Josh Kushner, fondatore di Thrive Capital. (Photo by Kevin Dietsch/Getty Images)
Il suo stile nel vestire non ha certo bisogno di presentazioni. E nel suo caso il matrimonio tra fashion e tech è anche letterale: dal 2018 è sposata con Joshua Kushner, fondatore di Thrive Capital, società di venture capital specializzata negli investimenti in aziende tecnologiche, e cofondatore di Oscar Health.
Un passaggio quasi naturale verso l’altra faccia della storia, quella delle coppie che hanno reso sempre più sottile il confine tra Silicon Valley, moda e celebrity culture.