L'ANGOLO DEI BLOGGER. Jonathan Anderson e Lynda Benglis portano in passerella il gusto per il verde dei giardini intessuti di fiori, ma definito in forme nuove. Silvana Armani, col suo Boudoir tutto al femminile, regola il fascino ammaliante del tempo squisitamente intimo, con volumi a osare
Questi giorni della couture parigina sono particolarmente afosi, c’è in città un caldo insolito che ben poco si adatta a quel nitore di aria penetrante, dell’elegante grandeur della skyline di sempre.
Un’afa che contagia la tensione degli avvenimenti dedicati a questo angolo di moda inavvicinabile, dove è l’infaticabile lavoro d’atelier a trasformare i capi in visioni quando per incanto il racconto di fantasie e sogni si materializza e si celebra perfetto, nell’impenetrabile territorio di bellezza.
È un perimetro estetico per un mondo di pochi e blindato, quasi a suggello di siderale distanza con uno squilibrio mondiale reso stridente da fantasmi di guerra e immagini quotidiane di eccessi e devastazioni.
Le proposte così si dividono o si orientano nella conferma di codici conosciuti che sono la pagina classica di un glamour già conosciuto ed esaltato nella raffinatezza, o nelle sperimentazioni, il vero nuovo percorso di adesso, l’asciutto incrocio con l’arte contemporanea e la sua comprensione.
Il più talentuoso dei direttori artistici in questo secondo senso resta Jonathan Anderson, mente eclettica di Dior Couture. Per la sua collezione haute couture fall winter 2026-2027 collabora anche questa volta con un artista, l’americana Lynda Benglis, (i suoi bronzi e nodi anni '80) creatrice perfetta per la materia quando questa è il connubio tra abito e la sostanza che deve scivolare, viva e in movimento.
L’immaginario cornice è anche ripreso da Monsieur Dior, il suo gusto per il verde dei giardini intessuti di fiori, ma definito in forme nuove, dove lo spunto floreale non è solo la semplice delicata decorazione ma un vero e proprio passaggio, insieme a volumi nuovi che si forgiano e si sfaldano, in un’autonomia che lo stilista rivendica a dare, a restituire all’abito la radice primordiale dell’origine.
”Più tocchi un abito e più rischi di togliergli qualcosa” suggerisce J. Anderson. È la continua trasformazione, il suo laboratorio di alta moda: ogni volta indossato un capo ridiventa forma scultorea, mentre è esasperato dalla plissettatura, dal drappeggio a mano, dall’annodarsi naturalmente.
Tanti i riferimenti all’artigianato indiano che viaggiano con la ricerca della Benglis e diventano lo studio per la lavorazione del chintz, dei cotoni dipinti a mano e le decorazioni antiche di sofisticato speciale dettaglio, quando arrivano in fondo inaspettati i contrasti ruvidi del deserto del New Mexico, dove l’artista-ispiratrice vive e lavora.
E come a sfogliare un’altra pagina e attraversare le stanze preziose di storia di Palazzo Armani, 21 Rue François 1e, Boudoir è la collezione Armani Privé, automne/hiver 2026-27 firmata da Silvana Armani, a poco meno di un anno dalla scomparsa del grande stilista.
Lei non teme la ripetizione, costruisce su questo la sua di classicità, d’altra parte l’eredità di un tale talento è difficilissima e ne è talmente consapevole da scegliere sempre di restare nei ranghi di quel rigore, in quella misura di semplicità garbata, nello stile avvolgente, fluido e così sofisticato che è stato il tocco magico del creatore.
Per questa collezione sceglie per titolo il nome di uno spazio, il Boudoir, la stanza tutta per sé, dove in privato la femminilità disegna il proprio ardire, dove il tempo del vestirsi è il gioco che accarezza il tessuto e ne indaga ogni piega del corpo, ne raccoglie tutte le immagini sublimate dallo specchio, ne diventa il tramite, il custode silenzioso della seduzione quando si prepara a esibirsi, che mai dovrà esser stucchevole, tantomeno di sfacciata estranea sensualità provocativa.
È il segno di Silvana tutto al femminile che regola il fascino ammaliante del tempo squisitamente intimo, decide l’atmosfera, a declinare la sinuosità delle linee o le sontuosità dei tessuti, nelle tonalità misteriose dei colori cangianti, amaranto, blu, verde, intensi di luce che sottovoce evocano riservate confidenze.
Velluti, ricami ricercati, pietre preziose, strascichi e bagliori appena accennati, molti spiragli e qualche penombra, volumi disegnati che spuntano nuovi, a osare.
“Credo che quando una donna crea per altre donne lo sguardo della seduzione sia naturalmente consapevole e sottile”, ricorda Silvana Armani. Magnetica e riflessiva, anche quando arriva la raffinata giacca maschile o disinvolta indossa i pantaloni. “La mia speranza è dar vita a qualcosa che lasci il ricordo in chi guarda”, la continuità e l’essenza Armani.