La legge elettorale proposta dal centrodestra ha almeno due difetti evidenti: premio di maggioranza troppo alto e mancanza delle preferenze. Ma rifiutare il confronto e rinunciare a priori a cambiare il testo sarebbe un autogol per Pd e soci
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La legge elettorale proposta dal centrodestra ha almeno due difetti evidenti: premio di maggioranza troppo alto e mancanza delle preferenze. Ma rifiutare il confronto e rinunciare a priori a cambiare il testo sarebbe un autogol per Pd e soci
Cambiare continuamente legge elettorale e per di più a un anno dalle elezioni è il segno di un’inguaribile patologia del sistema politico. E’ stato detto e ridetto. Ed è inutile interrogarsi troppo sulle ragioni che hanno spinto Giorgia Meloni e il centrodestra a rompere gli indugi. Paura di perdere un referendum che sembrava vinto a mani basse? Può darsi, ma tant’è. Il centrodestra non tornerà indietro e cercherà di accelerare l’approvazione della nuova legge elettorale. Una legge che così com’è è visibilmente sbilanciata. Per almeno due ragioni: in primo luogo perché il premio di maggioranza è troppo alto e la soglia dalla quale il premio scatterebbe è troppo bassa. Ma su questo ci penserà la Corte Costituzionale a dettare le regole del gioco. L’altra debolezza della legge elettorale è la mancanza del voto di preferenza che potrebbe ridurre il potere delle segreterie di partito e ridare voce ai cittadini. Due difetti gravi della legge elettorale. Ma rifiutare il confronto e negarsi al dialogo, come ha giustamente ricordato sul Foglio l’ex presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, sarebbe un clamoroso autogol per il Pd e per tutto il campo largo. Un ragionamento analogo ha fatto anche il leader di Italia Viva ed premier, Matteo Renzi.
Opporsi a una legge sbilanciata è sacrosanto ma l’obiettivo del centrosinistra non può essere solo quello di manifestare il proprio dissenso ma provare a cambiare almeno in parte il testo della riforma, sfruttando le contraddizioni che affiorano nello stesso centrodestra. Non è semplice ma rinunciare vuol dire perdere in partenza.

Socio fondatore, amministratore e direttore responsabile di FIRSTonline. Milanese di nascita, ha sempre lavorato tra Milano e Roma. Ha cominciato a progettare un giornale online di informazione economica e finanziaria il giorno dopo la sua uscita, nella primavera del 2010, da Il Sole24Ore, dove ha trascorso più di 25 anni, è stato capo della redazione Finanza e Mercati ed editorialista e ha commentato i più importanti avvenimenti economici e finanziari dalla metà degli anni Ottanta. Per l’editore O lschki ha scritto due storie di banche locali della Toscana, la prima delle quali con lo storico dell’arte Antonio Paolucci. Nel 2014 ha pubblicato con Ugo Calzoni il saggio "Imperi senza dinastie" edito dalla Compagnia della stampa Massetti Rodella. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha insignito della onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana