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Legge elettorale, i franchi tiratori affossano le preferenze: Meloni sconfitta per un voto (188 a 187) e la sua assenza è stata decisiva

Дата публикации: 14-07-2026 19:09:32


Clamorosa bocciatura del Governo alla Camera su un emendamento cruciale della legge elettorale favorevole alla reintroduzione delle preferenze. Oltre trenta i franchi tiratori nelle file delle maggioranza su un emendamento fortemente caldeggiato da Meloni la cui assenza in Aula è stata determinante
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Clamorosa bocciatura del Governo alla Camera su un emendamento cruciale della legge elettorale favorevole alla reintroduzione delle preferenze. Oltre trenta i franchi tiratori nelle file delle maggioranza su un emendamento fortemente caldeggiato da Meloni la cui assenza in Aula è stata determinante

Legge elettorale, i franchi tiratori affossano le preferenze: Meloni sconfitta per un voto (188 a 187) e la sua assenza è stata decisiva

“La maggioranza non c’è più. Giorgia Meloni vada al Quirinale a dimettersi”. L’opposizione tuona a gran voce. Perché la sconfitta, per la premier e leader di FdI, è clamorosa oltreché cocente. Sulla legge elettorale i franchi tiratori hanno affossato le preferenze. E ora, per la coalizione di centrodestra che governa il Paese arriva il momento di decidere il da farsi. Già nell’immediato si è stabilito di sospendere i lavori dell’Aula con la convocazione della conferenza dei capigruppo ma è sul medio-lungo termine che la maggioranza dovrà fare i conti al suo interno.

È successo infatti che, sul tema delle preferenze e dei capilista bloccati, le forze di governo sono andate sotto alla Camera per un solo voto: 187 a favore contro 188 voti contrari. L’Aula ha bocciato a scrutinio segreto, richiesto dalle opposizioni, l’emendamento a prima firma Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc che mirava ad introdurre un sistema misto di capilista bloccati e preferenze nella riforma della legge elettorale del centrodestra. I relatori di maggioranza hanno dato parere favorevole, così come il governo. Sull’emendamento avevano annunciato il voto favorevole anche Lega e Forza Italia, nonostante non abbiano sottoscritto l’emendamento. A favore si erano espressi pure i deputati di Futuro Nazionale (vale a dire i vannacciani), mentre le opposizioni hanno duramente criticato il testo e annunciato il voto contrario.

Meloni aveva fatto un appello agli alleati della maggioranza prima del voto ma i franchi tiratori, oltre una trentina, annidati nelle file della Lega, di Forza Italia e incredibilmente in Fratelli d’Italia, non l’hanno ascoltata: l’hanno “cecchinata” nel segreto del voto. E paradossalmente, l’assenza dall’Aula di Montecitorio di Meloni è stata determinante perché il suo voto avrebbe ribaltato il risultato ed evitato alla premier la seconda clamorosa sconfitta in pochi mesi: prima sul referendum sulla giustizia e ora sulle preferenze nella legge elettorale.

Che succederà adesso? Malgrado le opposizioni chiedano che Meloni si dimetta e che si apra una formale crisi di governo, è improbabile che si arrivi allo show down ma certamente la navigazione del governo Meloni si fa ancora più difficile e il cammino della legge elettorale, quando arriverà al Senato, sarà tutto in salita. La premier è furiosa ma non è ancora chiaro che cosa vorrà fare e gli scenari restano incerti.

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Redazione FIRSTonline

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