Dopo lo stop alla Camera, il centrodestra ricompatta i ranghi sulla legge elettorale: al Senato arriverà un emendamento unitario per reintrodurre le preferenze e introdurre nuove regole sull’equilibrio di genere
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Dopo lo stop alla Camera, il centrodestra ricompatta i ranghi sulla legge elettorale: al Senato arriverà un emendamento unitario per reintrodurre le preferenze e introdurre nuove regole sull’equilibrio di genere
Il centrodestra trova la quadra sulla legge elettorale e si prepara a portare al Senato un testo condiviso. Dopo un vertice di oltre due ore nella sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa, la maggioranza ha raggiunto l’accordo sulle modifiche da presentare il prossimo 1° settembre, quando scadrà il termine per gli emendamenti.
La scelta politica è chiara: procedere uniti con un emendamento sottoscritto da tutti i partiti della coalizione – Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e Udc – superando le divisioni emerse durante il precedente passaggio alla Camera, dove la proposta sulle preferenze era stata bocciata in Aula per un solo voto dopo il ricorso allo scrutinio segreto.
Il nodo centrale dell’intesa riguarda il ritorno delle preferenze, uno dei punti più delicati della riforma elettorale.
Legge elettorale, cosa prevede l’intesa: preferenze e quote rosaL’emendamento che arriverà al Senato riprende il cosiddetto “modello toscano”: gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze, mentre resteranno i capilista bloccati.
La principale novità riguarda la rappresentanza di genere. Il testo prevede infatti l’obbligo di rispettare l’alternanza tra uomini e donne, con una proporzione massima del 60% per uno stesso genere nella distribuzione dei capilista. Il meccanismo di riequilibrio dovrebbe riguardare anche l’espressione delle preferenze, introducendo vincoli per garantire una presenza più equilibrata di candidati uomini e donne. Le nuove regole dovrebbero inoltre tenere conto delle specificità territoriali, comprese quelle dei collegi uninominali del Trentino-Alto Adige.
Confermata la doppia candidatura dei capilistaNel nuovo testo dovrebbe restare anche la norma introdotta alla Camera con l’emendamento Bignami sulla doppia candidatura dei capilista. La disposizione prevede che chi si candida nella lista collegata al premio nazionale debba essere candidato anche come capolista nei collegi plurinominali. Nel caso in cui la posizione di capolista sia già occupata, il candidato sarà collocato nelle posizioni immediatamente successive della lista.
Durante il confronto interno sono state prese in considerazione anche alcune modifiche alternative, secondo fonti parlamentari. Tra queste, la proposta sostenuta da una parte di Forza Italia di eliminare l’obbligo per i capilista di figurare anche nella lista collegata al premio nazionale.
La maggioranza ha scelto però di mantenere l’impianto già definito nella prima fase dell’iter parlamentare, intervenendo soprattutto sui meccanismi delle preferenze, sull’equilibrio di genere e sulle regole per le candidature.
Un testo condiviso da tutta la maggioranzaIl nuovo accordo nasce anche dalla volontà di evitare un nuovo passo falso parlamentare. Alla Camera, infatti, l’emendamento sulle preferenze era stato sottoscritto soltanto da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc e poi respinto per un solo voto con scrutinio segreto. Un risultato che aveva evidenziato alcune difficoltà nella maggioranza e aperto la strada all’ipotesi di voti contrari arrivati proprio dall’interno della coalizione.
Per questo, in vista dell’esame al Senato, il centrodestra ha scelto una linea diversa: un emendamento unitario firmato da tutte le forze della maggioranza, con l’obiettivo di rafforzare la compattezza politica e blindare il percorso parlamentare della riforma.
Alla definizione dell’accordo hanno partecipato, per Fratelli d’Italia, il responsabile Organizzazione Giovanni Donzelli e il deputato Angelo Rossi; per la Lega il ministro Roberto Calderoli e Andrea Paganella; per l’Udc Lorenzo Cesa; per Noi Moderati Alessandro Colucci; per Forza Italia Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio, con il coinvolgimento anche del senatore Roberto Rosso.

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