Il settore auto europeo affronta il terzo anno consecutivo di contrazione. Export debole, incertezza sulla transizione elettrica e investimenti difficili da sostenere mettono sotto pressione margini, fornitori e competitività
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Il settore auto europeo affronta il terzo anno consecutivo di contrazione. Export debole, incertezza sulla transizione elettrica e investimenti difficili da sostenere mettono sotto pressione margini, fornitori e competitività
Atradius prevede che la produzione globale di autoveicoli e componenti subisca un calo dello 0,2% nel 2026, dopo un aumento del 2,9% registrato lo scorso anno. Il protezionismo commerciale, una transizione disomogenea verso i veicoli elettrici (EV) e la fiducia dei consumatori in calo stanno pesando sulla produzione nella maggior parte dei principali mercati.
A livello regionale, la Cina continua a trainare la crescita, mentre i produttori dei mercati sviluppati, in particolare nel Vecchio Continente, devono affrontare contemporaneamente la debolezza della domanda, le pressioni sui costi e l’eccesso di capacità strutturale. Sebbene i prezzi del petrolio abbiano iniziato a diminuire, l’impatto subito sui redditi reali disponibili dei consumatori rischia di pesare sulla spesa per beni non essenziali, che include i veicoli nuovi. Nel 2027 la produzione automobilistica globale è prevista dell’1,7%, grazie a una ripresa nelle Americhe, in particolare negli Usa.
Dazi e geopolitica mettono sotto pressione la filiera globale dell’autoLa produzione autmobilistica è diventata sempre più globalizzata, con i produttori di apparecchiature originali (Oem) che fanno affidamento su una complessa rete di fornitori globali. Il settore è altamente esposto a rischi al ribasso quali l’acuirsi delle tensioni geopolitiche, l’istituzionalizzazione dei dazi e le tendenze alla deglobalizzazione, che portano a interruzioni della catena di approvvigionamento.
Attualmente, le vendite di veicoli elettrici stanno incontrando difficoltà negli Usa, dal momento che il governo ha ridotto i crediti d’imposta per i veicoli elettrici. Nei principali mercati europei, la domanda di veicoli elettrici sta crescendo solo lentamente. In Cina, la transizione verso i veicoli elettrici mantiene un forte slancio, ma sia gli Usa che l’Ue hanno imposto dazi punitivi sulle importazioni cinesi di veicoli elettrici. Detto questo, gli analisti prevedono che le vendite globali di veicoli ibridi ed elettrici rappresenteranno il 59% delle vendite globali di veicoli leggeri entro il 2030, in aumento rispetto al 10% del 2020.
Transizione energetica e crisi dei fornitori ridisegnano il settoreNel 2026 il settore automobilistico nell’Ue subirà una contrazione per il terzo anno consecutivo, pari allo 0,6%, prima di registrare una modesta ripresa dell’1,2% nel 2027. Le condizioni della domanda nella regione rimangono modeste, dal momento che gli aumenti del reddito reale delle famiglie sono controbilanciati da comportamenti di risparmio precauzionale e da un mercato del lavoro debole in diversi Stati membri. La fiducia dei consumatori rimane bassa, incidendo negativamente sugli acquisti di beni di alto valore come le automobili.
I dazi statunitensi sulle importazioni di veicoli costruiti nell’Ue stanno aumentando i costi per gli Oem europei con una significativa esposizione alle esportazioni verso Washington e accelereranno la localizzazione della produzione in Nord America. Allo stesso tempo, i dazi dell’Ue sui veicoli elettrici costruiti in Cina, che vanno dal 17,8% al 45,3%, offrono solo un sollievo limitato ai produttori europei, dato che i costruttori cinesi mantengono un notevole vantaggio in termini di costi. Inoltre, permane il rischio che la Cina reagisca con restrizioni alle esportazioni di terre rare e semiconduttori.
Margini in calo e fornitori a rischio nella nuova era dell’autoGli investimenti in corso nelle piattaforme per veicoli elettrici e nelle catene di approvvigionamento delle batterie rimangono un motore chiave della spesa in conto capitale. Tuttavia, l’incertezza legata alla transizione sta complicando qualsiasi giustificazione economica di rapidi investimenti nell’elettrificazione, sia per i produttori che per i fornitori. Inoltre, discussioni e rivalutazioni in corso sulla proposta di eliminazione graduale dei motori a combustione interna a partire dal 2035 all’interno dell’Ue aumentano l’incertezza nel settore.
Quel che è certo, stanno calando i margini e aumentando ritardi e insolvenze. Un irrealistico completo abbandono dei motori a combustione interna sta rimodellato il settore e la stessa struttura competitiva europea: molti fornitori di secondo e terzo livello non necessariamente dispongono dei mezzi tecnologici e/o finanziari per risalire la catena del valore, trovandosi cosí costretti ad abbandonare il mercato nei prossimi anni.

Nato a Venezia, ha conseguito la laurea magistrale in Economia Internazionale all'Università degli Studi di Padova discutendo la tesi “The Baltic economies in historical perspective: an example of systemic changes in the era of globalization”. Diverse le esperienze internazionali, tra cui i periodi di studio alle Wroclaw University of Economics, Vilnius University e Krakow University of Economics, dove ha approfondito gli studi economici e finanziari.