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Marcinelle, 70 anni fa il disastro nella miniera: 262 morti, 136 erano italiani

Дата публикации: 08-08-2026 06:41:29


L’8 agosto 1956 il disastro di Marcinelle costò la vita a 262 minatori, tra cui 136 italiani. Settant’anni dopo la tragedia resta un simbolo dell’emigrazione e della sicurezza sul lavoro in Europa
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L’8 agosto 1956 il disastro di Marcinelle costò la vita a 262 minatori, tra cui 136 italiani. Settant’anni dopo la tragedia resta un simbolo dell’emigrazione e della sicurezza sul lavoro in Europa

La mattina dell’8 agosto 1956, nelle profondità della miniera di carbone del Bois du Cazier, a Marcinelle, in Belgio, una concatenazione di errori e guasti trasformò un normale turno di lavoro in una delle più gravi tragedie minerarie del Novecento europeo. Morirono 262 lavoratori su 275 presenti, appartenenti a dodici nazionalità. 136 erano italiani.

Settant’anni dopo, Marcinelle resta il simbolo del prezzo pagato dall’emigrazione italiana del dopoguerra e della necessità di mettere sicurezza e dignità del lavoro davanti alla produzione. Una memoria che oggi assume anche una dimensione europea, con la proposta di dedicare proprio l’8 agosto alle vittime degli incidenti sul lavoro.

Dall’Italia alle miniere belghe in cambio del carbone

La storia di Marcinelle comincia dieci anni prima della tragedia. Nel dopoguerra il Belgio aveva bisogno di manodopera per rilanciare l’industria carbonifera, mentre l’Italia, impoverita dal conflitto, aveva necessità di carbone e di lavoro. Il 23 giugno 1946 i due Paesi firmarono un accordo che prevedeva l’invio di migliaia di lavoratori italiani nelle miniere belghe in cambio di forniture di carbone. Tra il 1946 e il 1956 oltre 140 mila italiani partirono per il Belgio. Nel 1956, dei 142 mila minatori impiegati nel Paese, circa 44 mila erano italiani.

Ad attenderli c’erano però condizioni molto più dure di quelle raccontate nei manifesti utilizzati per reclutare la manodopera. Il lavoro era logorante e pericoloso, mentre molti emigrati vivevano in sistemazioni precarie, anche in strutture precedentemente utilizzate come campi e alloggi di guerra.

L’incendio a quasi mille metri di profondità

Poco dopo le 8 del mattino dell’8 agosto 1956, al livello di 975 metri del Bois du Cazier, un vagoncino rimase parzialmente bloccato mentre veniva caricato sull’ascensore della miniera. Quando la gabbia venne fatta risalire, il carrello sporgente urtò una struttura metallica, danneggiando una condotta di olio ad alta pressione, cavi elettrici e tubazioni dell’aria compressa. Le scintille provocarono un incendio che si sviluppò proprio nel pozzo utilizzato per l’ingresso dell’aria.

Il fumo venne così trascinato rapidamente nelle gallerie. Le comunicazioni furono interrotte, gli ascensori divennero in parte inutilizzabili e le vie di accesso ai livelli più profondi furono compromesse. I soccorritori tentarono più volte di raggiungere gli uomini rimasti sottoterra, mentre all’esterno familiari e cittadini attendevano notizie davanti ai cancelli.

Soltanto 13 minatori riuscirono a salvarsi. Nella notte del 22 agosto, dopo due settimane di ricerche, dalla miniera arrivò la frase che mise fine alle speranze: “Tutti cadaveri”.

Tra le 262 vittime ci furono 136 italiani, 95 belgi e lavoratori provenienti da altri Paesi europei. Sessanta italiani erano abruzzesi e 22 provenivano dalla sola Manoppello, in provincia di Pescara.

Le inchieste e una ferita nella storia dell’emigrazione italiana

Dopo il disastro furono aperte diverse inchieste per ricostruire dinamica e responsabilità. Il rapporto ufficiale mise in evidenza la concatenazione di problemi tecnici e organizzativi che aveva portato all’incendio, mentre negli anni successivi il procedimento giudiziario si concluse con una sola condanna in appello, quella dell’ingegnere responsabile Calicis, a sei mesi con la condizionale.

Marcinelle aprì soprattutto una riflessione molto più ampia sulle condizioni dei lavoratori emigrati e sulla sicurezza nelle miniere. In Italia la tragedia è diventata il simbolo di un’intera generazione costretta a lasciare il Paese per cercare un futuro altrove.

Proprio in ricordo delle vittime del Bois du Cazier, l’8 agosto è la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.

Settant’anni dopo, Marcinelle diventa memoria europea

Nel settantesimo anniversario il ricordo supera però i confini italiani e belgi. La Commissione europea ha proposto di istituire ogni 8 agosto una Giornata europea in memoria delle vittime degli infortuni sul lavoro.

“Chiunque vada a lavorare dovrebbe tornare a casa sano e salvo”, ha sottolineato la vicepresidente della Commissione Ue Roxana Minzatu, ricordando che nell’Unione europea ancora oggi più di 3 mila persone muoiono ogni anno per incidenti sul lavoro e oltre 170 mila per malattie professionali. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito Marcinelle una tragedia “italiana, ma anche profondamente europea”, perché da quel dolore maturò la consapevolezza che l’Europa dovesse essere non soltanto uno spazio economico, ma una “comunità di diritti, solidarietà e tutela della persona”.

A settant’anni di distanza, è questa l’eredità più profonda del Bois du Cazier. La storia di uomini partiti per lavorare nelle viscere della terra è diventata un monito ancora attuale: il lavoro può costruire un futuro soltanto quando tutela la vita di chi lo rende possibile.

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