È morto a Roma a 90 anni Massimiliano Cencelli, storico funzionario della Dc. Il suo nome è legato al celebre “Manuale Cencelli”, simbolo della spartizione degli incarichi politici
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È morto a Roma a 90 anni Massimiliano Cencelli, storico funzionario della Dc. Il suo nome è legato al celebre “Manuale Cencelli”, simbolo della spartizione degli incarichi politici
È morto a Roma Massimiliano Cencelli, storico funzionario della Democrazia Cristiana il cui nome è diventato, nel corso dei decenni, una delle espressioni più riconoscibili del linguaggio politico italiano. Aveva 90 anni e si è spento sabato pomeriggio nella Capitale.
Cencelli è passato alla storia soprattutto per il celebre “Manuale Cencelli”, formula utilizzata per indicare la distribuzione di incarichi politici e di governo sulla base del peso delle diverse correnti o dei partiti. Più che un vero manuale scritto, si trattava di un metodo di ripartizione delle cariche che finì per trasformarsi in una definizione entrata stabilmente nel lessico della politica italiana.
Dal 12% dei “pontieri” alla nascita del Manuale CencelliL‘origine dell’espressione risale alla Democrazia Cristiana degli anni Sessanta. Fu lo stesso Cencelli, in un’intervista ad Avvenire del 2003, a ricostruire il momento in cui prese forma quel sistema destinato poi a portare il suo nome. Nel 1967, durante il congresso della Dc a Milano, Adolfo Sarti, insieme a Francesco Cossiga e Paolo Emilio Taviani, diede vita alla corrente dei “pontieri”, nata con l’obiettivo di creare un collegamento tra la maggioranza del partito e la sua sinistra. La componente ottenne il 12% dei consensi e si pose quindi il problema di stabilire quanti incarichi spettassero alla corrente. Cencelli suggerì di applicare alla politica un principio simile a quello utilizzato nelle società per azioni. “Se abbiamo il 12%, come nel consiglio di amministrazione di una società gli incarichi vengono divisi in base alle azioni possedute, lo stesso deve avvenire per gli incarichi di partito e di governo in base alle tessere”, raccontò nell’intervista.
Il criterio fu quindi utilizzato per distribuire le posizioni disponibili. Taviani conservò il ministero dell’Interno, Gaspari divenne sottosegretario alle Poste, Cossiga ottenne un incarico alla Difesa e Sarti andò al Turismo e Spettacolo.
Quel nome diventato sinonimo di spartizione politicaA rendere celebre il “Manuale Cencelli” contribuì anche una battuta dello stesso Sarti. Durante le crisi di governo, quando i giornalisti cercavano anticipazioni sulla composizione degli esecutivi, era solito rispondere: “Chiedetelo a Cencelli!“.
Da quel momento il nome dell’ex funzionario democristiano si legò definitivamente al meccanismo della ripartizione degli incarichi secondo rapporti di forza, percentuali ed equilibri interni. Una formula nata nella Prima Repubblica ma sopravvissuta alla stagione della Dc e ancora oggi utilizzata quando la politica deve trovare un equilibrio nella distribuzione di ministeri, presidenze e altre posizioni di responsabilità. Lo stesso Cencelli, molti anni dopo, aveva osservato con ironia come quel metodo fosse spesso evocato senza essere realmente compreso. “Il mio manuale? Non lo sanno utilizzare. In giro c’è troppa ignoranza politica”, aveva affermato.
A quasi sessant’anni dalla sua nascita, il “Manuale Cencelli” continua così a essere citato nel dibattito pubblico e anche nei testi universitari. Un’espressione diventata molto più longeva dell’epoca politica in cui fu concepita e che ha finito per consegnare il nome del suo ideatore alla storia della politica italiana.

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