Restano in vigore i controlli incrociati tra Italia e Spagna dopo la crisi di Ceuta, mentre l’Ue prova a ricucire lo strappo. Intanto la Germania prepara il ritorno in Italia dei richiedenti asilo entrati nell’Unione dal nostro Paese
L'articolo Italia-Spagna, continua lo scontro su Schengen: Bruxelles media ma sui migranti si apre il fronte con Berlino proviene da FIRSTonline.
Restano in vigore i controlli incrociati tra Italia e Spagna dopo la crisi di Ceuta, mentre l’Ue prova a ricucire lo strappo. Intanto la Germania prepara il ritorno in Italia dei richiedenti asilo entrati nell’Unione dal nostro Paese
La crisi tra Italia e Spagna sui controlli alle frontiere non si chiude e rischia ora di allargarsi a un nuovo fronte europeo. Mentre nei principali aeroporti italiani e spagnoli le verifiche introdotte da Roma e Madrid stanno procedendo senza particolari disagi, Bruxelles tenta di abbassare la tensione e invita i due governi a riportare la disputa entro i binari della cooperazione europea. Ma proprio mentre la Commissione cerca una mediazione, da Berlino arriva un’altra questione destinata a complicare il dossier migratorio del governo italiano. La Germania sarebbe infatti pronta a riprendere dal 19 agosto i trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo entrati nell’Unione europea attraverso il nostro Paese, applicando nuovamente con rigore le regole di Dublino.
Un passaggio che apre un secondo fronte per Roma nel giro di pochi giorni, dopo lo scontro con il governo di Pedro Sánchez seguito alla crisi migratoria di Ceuta.
Bruxelles prova a ricucire tra Roma e MadridLa Commissione europea segue con crescente attenzione il braccio di ferro tra Roma e Madrid, esploso dopo la decisione italiana di ripristinare temporaneamente i controlli sui collegamenti aerei e marittimi con la Spagna e la successiva risposta del governo Sánchez, che ha introdotto verifiche analoghe sui passeggeri provenienti dall’Italia. Il commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner ha avuto colloqui con i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e Fernando Grande-Marlaska, ricevendo da entrambi la conferma che le misure hanno carattere temporaneo: “La fiducia tra gli Stati membri è la nostra risorsa più preziosa”, ha sottolineato Brunner.
Bruxelles vuole evitare che la contesa bilaterale produca una nuova frattura nello spazio Schengen. Secondo quanto riferito dalla Commissione, le autorità spagnole avrebbero inoltre assicurato che gli sviluppi di Ceuta non produrranno conseguenze durature sulla libera circolazione europea. Dall’Italia, allo stesso tempo, sarebbero arrivati segnali sulla possibilità di rimuovere i controlli non appena verranno meno i rischi individuati sul fronte della sicurezza.
Per il momento, tuttavia, nessuno dei due governi fa marcia indietro. La Spagna ha disposto controlli fino al 7 settembre, mentre Roma continua a considerare prematuro un ritorno alla normalità.
Sul piano operativo, l’impatto sui viaggiatori è stato finora limitato. Negli aeroporti spagnoli le verifiche interessano a campione una quota compresa tra circa il 5% e il 15% dei passeggeri provenienti dall’Italia. Anche a Fiumicino i controlli sui cittadini di Paesi terzi in arrivo dalla Spagna vengono effettuati in maniera selettiva, sulla base delle liste dei passeggeri e delle informazioni disponibili nelle banche dati.
Tajani difende i controlli, cresce l’allerta per una nuova ondata a CeutaRoma continua però a considerare concreto il rischio di nuovi arrivi attraverso Ceuta. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito “incomprensibile” e “inaccettabile” la reazione spagnola, accusando Sánchez di aver “drammatizzato” una misura prevista dalle regole europee: “Secondo l’intelligence spagnola c’è il rischio di una nuova ondata entro Ferragosto: non revocare la misura è una precauzione. Ci auguriamo di poter revocare la sospensione presto, appena non ci sarà più rischio”, ha spiegato il vicepremier.
Il punto centrale per il governo italiano resta quello dei possibili movimenti secondari dei migranti che non possono essere rimpatriati direttamente in Marocco. Ceuta non appartiene allo spazio Schengen, ma la Spagna sì, e Roma teme che una parte delle persone entrate nell’enclave possa successivamente tentare di raggiungere altri Paesi europei.
Secondo le informazioni riportate da Madrid, dei circa 72 mila migranti arrivati via terra o a nuoto alla fine di luglio, circa 70 mila sarebbero già rientrati in Marocco. Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, sostiene tuttavia che a Ceuta si trovino ancora tra 8 mila e 11 mila persone e chiede al governo centrale di rafforzare sicurezza e rimpatri.
A rendere più delicata la situazione è anche l’allerta legata alla circolazione sui social di messaggi che inviterebbero a organizzare nuovi tentativi di ingresso nei prossimi giorni. Secondo un dossier dell’intelligence, dietro la mobilitazione online potrebbe esserci “una regia per la campagna”, al momento non attribuita a un soggetto specifico. I servizi starebbero monitorando gruppi Facebook, TikTok e chat WhatsApp utilizzati per coordinare nuove partenze e che potrebbero essere sfruttati anche da “trafficanti di esseri umani”. Nel rapporto viene inoltre segnalato il rischio che Ceuta possa diventare un luogo di “radicalizzazione e reclutamento jihadista“. Madrid ha nel frattempo rafforzato il dispositivo di sicurezza con una barriera galleggiante di circa 500 metri, due fregate, circa duemila militari e un maggiore impiego di Guardia Civil e Policía Nacional. Anche Matteo Salvini torna ad attaccare Madrid: “quando proteggiamo i nostri confini, difendiamo quelli di tutto il continente. L’Italia lo sta facendo, la Spagna no”, ha affermato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture.
Berlino riapre il dossier Dublino, primi trasferimenti verso l’Italia dal 19 agostoMentre Roma e Madrid discutono sui controlli alle frontiere, per il governo Meloni si apre però un altro fronte sulla gestione dei migranti.
Secondo Repubblica, il governo tedesco guidato da Friedrich Merz sarebbe pronto a riprendere i trasferimenti in Italia dei cosiddetti “dublinanti”, cioè i richiedenti asilo entrati nell’Unione europea attraverso il territorio italiano e successivamente trasferitisi in Germania.
Il primo caso sarebbe previsto per il 19 agosto e riguarderebbe una cittadina somala di 22 anni arrivata in Germania a marzo dopo essere entrata nell’Unione attraverso l’Italia. Il punto sollevato da Berlino riguarda l’applicazione del Regolamento di Dublino, che individua generalmente nel primo Paese europeo di ingresso lo Stato competente per l’esame della domanda di protezione internazionale. Dal dicembre 2022 Roma aveva sostanzialmente interrotto la ripresa dei richiedenti asilo trasferitisi in altri Paesi europei, richiamando la pressione migratoria sull’Italia. Alla fine del 2025, un accordo tra Roma e Berlino aveva poi consentito di superare i casi arretrati, ma la Germania ritiene che la situazione sia ora cambiata con l’avvio delle nuove regole europee sull’asilo. “Un sistema di Dublino funzionante è la premessa per il successo della Riforma dell’asilo europeo (Geas)”, ha spiegato un portavoce del ministero dell’Interno tedesco, secondo cui Berlino si aspetta che i trasferimenti verso Italia e Grecia vengano nuovamente applicati.
La posizione tedesca riguarda in particolare i richiedenti asilo arrivati nel 2026, per i quali Berlino intende chiedere l’applicazione rigorosa delle regole europee. Il numero complessivo delle persone che potrebbero essere trasferite verso l’Italia non è ancora definito e, secondo il ministero tedesco, dipenderà da diversi fattori. La decisione apre comunque un dossier delicato nei rapporti tra Roma e Berlino proprio mentre il governo italiano è impegnato nello scontro con Madrid.
Da Ceuta a Schengen, la crisi migratoria diventa un test per l’EuropaLa vicenda nata a Ceuta sta così allargando il fronte che coinvolge l’Italia. Allo scontro con Madrid sui controlli alle frontiere si aggiungono ora le tensioni con Berlino sui trasferimenti dei richiedenti asilo. È su questo doppio fronte che Bruxelles prova a tenere insieme i Paesi coinvolti, insistendo sulla necessità di preservare la fiducia tra gli Stati membri e di evitare una catena di iniziative nazionali che finisca per indebolire Schengen.
Sul terreno, almeno per ora, lo scontro diplomatico non ha prodotto il caos temuto nei collegamenti tra Italia e Spagna. I controlli restano “a campione” e negli aeroporti la situazione appare regolare. Politicamente, però, il confronto è tutt’altro che chiuso. Le Feriae Augusti saranno il primo vero banco di prova: entro il 15 agosto si capirà se l’allarme per una nuova ondata di arrivi a Ceuta avrà avuto seguito e se Roma potrà iniziare a valutare un allentamento delle misure. Subito dopo, il 19 agosto, è atteso il nuovo passaggio con Berlino e la prevista ripresa dei trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo soggetti alle regole di Dublino. Due date ravvicinate che potrebbero segnare l’evoluzione di una crisi nata a Ceuta e ormai diventata un test più ampio per la politica europea sull’immigrazione, Schengen e la cooperazione tra gli Stati membri.