Il Kospi, indice della Borsa della Corea del Sud e punto di riferimento per i titoli dei semiconduttori e del'AI ha perso nella notte il 5% con prevedibili effetti anche in Europa e in America. Sui mercati pesa anche lo storico intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone a difesa dello yen. Piazza Affari è la Borsa più performante d'Europa nel 2026
L'articolo La Borsa di Seul perde il 5%, pessimo segnale per i chip, ma il petrolio crolla. Storico intervento Usa-Giappone a difesa dello yen proviene da FIRSTonline.
Il Kospi, indice della Borsa della Corea del Sud e punto di riferimento per i titoli dei semiconduttori e del’AI ha perso nella notte il 5% con prevedibili effetti anche in Europa e in America. Sui mercati pesa anche lo storico intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone a difesa dello yen. Piazza Affari è la Borsa più performante d’Europa nel 2026
Altro scivolone del Kospi, l’indice principale della Borsa della Corea del Sud e punto di riferimento per i semiconduttori e per i titoli legati all’Intelligenza artificiale in tutto il mondo. Stanotte ha perso ancora il 5% mentre le altre Borse asiatiche risultano contrastate. E’ un pessimo segnale per la prima seduta d’agosto dei mercati finanziari dopo l’altalena di fine luglio, anche se il crollo del petrolio dà respiro ai listini azionari e Milano apre in rialzo.
Malgrado le perdite di oggi, la Borsa di Seul, dominata dai giganti dell’AI, resta la più performante al mondo: dall’inizio dell’anno ha guadagnato il 67% sospinta dalle performance stellari dei semiconduttori che hanno dato sprint anche alla Borsa di Taiwan (+50,2%).
In Europa svetta invece Piazza Affari che dall’inizio dell’anno guadagna il 16% grazie ai rialzi dei titoli finanziari anche per effetto del risiko bancario. Milano ha finora fatto meglio non solo di tutte le Borse dell’Unione europea ma anche delle Borse americane che nel 2026 hanno finora guadagnato l’8%.
Storico intervento di Stati Uniti e Giappone sullo yenA rendere ancora più delicato il quadro dei mercati asiatici è arrivato lo storico intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone per sostenere lo yen, sceso recentemente sui livelli più bassi degli ultimi quarant’anni rispetto al dollaro. Il Ministero delle Finanze giapponese ha comunicato di avere condotto venerdì un’operazione coordinata di acquisto della valuta insieme al Tesoro statunitense, la prima di questo tipo dal 2011. L’azione è stata effettuata per contrastare “la recente eccessiva volatilità e i movimenti disordinati dello yen”. Giovedì la valuta giapponese aveva raggiunto quota 163,73 per dollaro, prima di rafforzarsi fino a 157,57 venerdì e stabilizzarsi successivamente intorno a 157,70.
La ministra delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha assicurato che Tokyo “non esiterà a condurre ulteriori interventi coordinati in futuro” e continuerà a mantenersi in stretto contatto con il Dipartimento del Tesoro statunitense.
Anche il segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato l’operazione, affermando che “le azioni coordinate sul mercato dei cambi di venerdì hanno contrastato i movimenti disordinati dello yen”. Washington, ha aggiunto, non esiterà a partecipare ad altre iniziative congiunte e sostiene le misure adottate dal Giappone per correggere “la sostanziale sottovalutazione dello yen”.
Perché Washington ha deciso di intervenireLa partecipazione degli Stati Uniti è particolarmente insolita, perché Washington interviene raramente per sostenere la valuta di un altro Paese. Il governo americano ha però interesse a evitare un ulteriore indebolimento dello yen, anche perché il Giappone è il principale detentore straniero di titoli di Stato statunitensi. Per difendere autonomamente la propria valuta, Tokyo potrebbe essere costretta a vendere grandi quantità di Treasury. Una dismissione massiccia farebbe scendere i prezzi dei titoli e salire i rendimenti, aumentando il costo sostenuto dagli Stati Uniti per finanziare il proprio debito.
Il Ministero delle Finanze giapponese ha inoltre annunciato che utilizzerà la Fima repo facility della Federal Reserve, uno strumento che permette alle autorità monetarie straniere di ottenere dollari a breve termine cedendo temporaneamente titoli del Tesoro americano senza venderli sul mercato. A sorprendere gli investitori è stata anche la notizia secondo cui gli Stati Uniti avrebbero venduto euro, anziché dollari, per acquistare yen. Una scelta inconsueta rispetto ai tradizionali interventi coordinati sui cambi.
L’ultimo intervento coordinato sullo yen risaliva al 2011, ma allora aveva l’obiettivo opposto. Dopo il terremoto e lo tsunami, la valuta giapponese si era rafforzata rapidamente per le attese di un rientro di capitali destinati alla ricostruzione. Oggi, invece, Tokyo e Washington sono intervenute per fermarne la caduta.
La debolezza dello yen deriva soprattutto dall’ampio divario tra i tassi di interesse giapponesi e quelli delle altre grandi economie. Dal 2022, con la stretta monetaria avviata dalle banche centrali occidentali, molti investitori hanno venduto attività denominate in yen per acquistare valute capaci di offrire rendimenti più elevati. Un movimento che ha progressivamente spinto la moneta giapponese ai minimi degli ultimi quarant’anni.
Ultimo aggiornamento ore 8,48

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