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Uno scudo contro droni e attacchi cyber, l?investimento chiesto dalle forze armate

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

Centocinquanta miliardi di euro per provare a costruire una difesa comune europea. La dote messa a disposizione dall'Ue con il piano Safe nasce con l'idea di centrare questo obiettivo....

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Centocinquanta miliardi di euro per provare a costruire una difesa comune europea. La dote messa a disposizione dall'Ue con il piano Safe nasce con l'idea di centrare questo obiettivo. Concedere liquidità ai Ventisette sotto forma di prestiti agevolati è un modo per accelerare e consentire di colmare le proprie vulnerabilità su sicurezza e difesa.

A imporre il cambio di passo è stata la guerra in Ucraina. L'invasione russa ha stravolto le priorità strategiche degli eserciti europei. Poi, l'instabilità in Medio Oriente ha fatto il resto. Droni, guerra elettronica e missili a lungo raggio hanno assunto un ruolo decisivo, costringendo gli Stati a ripensare il proprio modello militare. Italia compresa. E adesso, anche Roma, tra i diciannove membri Ue che hanno deciso di ricorrere al Safe, potrebbe beneficiare del tesoretto di circa 15 miliardi di euro "prenotati" dal governo per aggiornare le proprie forze armate.

La lista delle necessità è lunga. Mezzi terrestri, a partire dalla componente corazzata, una flotta e un'aeronautica in grado di operare nei nuovi scenari di crisi, ma soprattutto capacità che fino a pochi anni fa erano considerate secondarie: sistemi anti-drone, difesa missilistica, guerra elettronica e strumenti per proteggere le reti digitali.

Flessibilità

La linea l'ha indicata il ministero della Difesa: costruire Forze armate più flessibili, capaci di operare in scenari diversi, dal fianco est dell'Europa al Mediterraneo allargato, area diventata sempre strategica per Roma. Ma la trasformazione dovrà rivoluzionare tutti quei nuovi campi di confronto della guerra contemporanea, sempre più asimmetrica e difficile da circoscrivere: dallo spazio al cyber fino alla dimensione elettromagnetica.

Peraltro, tutti ambiti già inseriti da Bruxelles nel "menù" del Safe. A cominciare da quelle tecnologie che la guerra in Ucraina ha portato in primo piano, trasformandole in una priorità per ogni esercito: la difesa dei cieli soprattutto di fronte alla minaccia dei droni. Un punto debole che l'Italia condivide con molti altri Paesi europei e sul quale ora è chiamata ad accelerare. Lo aveva ammesso lo stesso ministro della Difesa Guido Crosetto, all'indomani di uno dei primi raid iraniani contro i paesi del Golfo spiegando che di fronte a un massiccio attacco con droni le difese italiane sarebbero inadeguate. «L'Italia ha sistemi di difesa dal punto di vista aereo verso armi più pericolose, come i missili, ma rispetto a questo tipo di attacchi siamo indietro e ci stiamo avvicinando solo negli ultimi due anni con investimenti continui», aveva ricordato.

Per raggiungere questi obiettivi il nodo principale resta quello delle risorse, ma non bisogna sottovalutare anche il fattore temporale. Bruxelles una scadenza l'ha già fissata: il 2030. È l'orizzonte del progetto ReArm Europe, subito ribattezzato con il nome meno aggressivo di Readiness 2030, la cornice dentro cui il Safe agisce come primo pilastro. Entro quella data l'Italia sarà chiamata a rafforzare il proprio ruolo nella nuova architettura della sicurezza europea.

Tornando al presente, lo strumento varato dall'Ue rappresenta quindi una leva a disposizione di Roma e degli altri governi europei per puntellare i settori più esposti. Tradotto: non un sostituto degli investimenti nazionali, ma uno strumento per accelerare programmi comuni rafforzando quella capacità di difesa europea che guarda all'autonomia.

Perché l'altra partita si giocherà tutta sulla cooperazione industriale. Ancora una volta la lezione arriva dal campo di battaglia: la guerra in Ucraina ha mostrato i vantaggi della collaborazione tra i Paesi europei nella fornitura di sistemi d'arma e delle produzioni sviluppate in sinergia, come il sistema italo-francese Samp/T per la difesa anti-missilistica.

"Buy European"

Anche su questo punto Roma potrebbe ottenere vantaggi dal Safe che prevede una clausola precisa per premiare l'industria europea e quindi anche italiana: tutte le categorie i contratti di appalto dovranno garantire che non più del 35% del costo sia dovuto a componenti originari di Paesi terzi. È il principio del "buy european" pensato per tenere insieme sicurezza e politica industriale.

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Классификация: Экономика. Схожих патентов: 0. Схожих новостей: 10. Тональность: 0. Информативность: 8.59. Источник: www.ilmessaggero.it.