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Tajani: «L?Italia chiederà il prestito Ue per la difesa». Stop della Lega, FdI frena

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

L'Italia utilizzerà il Safe, la linea di credito europea agevolata per gli investimenti nel settore della Difesa. Anzi no. Si consuma nel giro di un'ora il cortocircuito che per una...

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L'Italia utilizzerà il Safe, la linea di credito europea agevolata per gli investimenti nel settore della Difesa. Anzi no. Si consuma nel giro di un'ora il cortocircuito che per una giornata torna ad agitare la maggioranza su un nodo, quello del riarmo, che spacca tanto il centrodestra quanto il centrosinistra. L'annuncio arriva dal vicepremier Antonio Tajani, durante l'informativa sul vertice nato di Ankara resa ieri mattina alle commissioni Esteri di Camera e Senato insieme al ministro della difesa Crosetto.

«Abbiamo deciso di utilizzare Safe», scandisce il capo della Farnesina. «Chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell'anno. Formuleremo la nostra proposta, poi dirà l'onorevole Crosetto come investirli nell'anno successivo». Un'accelerazione improvvisa, almeno all'apparenza. Perché finora il governo si era mostrato piuttosto cauto sulla possibilità di accedere ai prestiti del Security action for Europe, il piano dell'Ue nato per mettere a disposizione dei Paesi membri fino a 150 miliardi di euro in prestiti a tasso agevolato per nuovi sistemi difensivi.

Contraria ad aderire la Lega, che di spendere miliardi - per di più in prestito - in armi non vuol sentir parlare. Dubbiosa FdI, tanto che l'adesione dell'Italia al nuovo strumento finanziario era arrivata solo all'ultimo minuto utile, poco prima della scadenza fissata per il 30 luglio di un anno fa. Più aperturisti, ma con riserve, gli azzurri.

Le reazioni

E infatti appena le agenzie e i siti rilanciano le dichiarazioni di Tajani, sollecitate da una domanda del dem Piero Fassino, un pezzo della maggioranza sobbalza. Saltano su dalla sedia i leghisti in Commissione, poco rassicurati dalle parole di Crosetto che prova a ridimensionare la tempesta prima che cominci: ricorrere o meno al Safe, rassicura in sostanza il titolare della Difesa, sarà solo una «scelta tecnica» per finanziare le spese in sistemi difensivi. «Valuteremo quanto utilizzarne in alternativa ai Bot o ai Cct», ma farlo non significa di per sé aumentare il budget per il riarmo.

Le tessere del domino però stanno già cadendo ed ecco che «fonti della Lega» fanno sapere che sul fondo europeo per la Difesa «decide il Parlamento», non Tajani. E - sottinteso - in Parlamento la maggioranza non c'è, perché il Carroccio farà muro. È un nuovo, ennesimo fronte di divisione che rischia di spaccare il centrodestra. Subito cavalcato da Roberto Vannacci, che intona il suo «basta con l'Agenda Draghi».

Tanto più che nel frattempo Bruxelles ci mette il carico, con un portavoce dell'Ue che fa sapere che l'uso dei fondi da parte dell'Italia sarebbe «molto, molto positivo» e che in ogni caso Roma deve chiarire perché «non c'è tempo da perdere». E così il vicepremier lasciando il Senato prova a spegnere l'incendio. Corregge il tiro, Tajani: il governo, spiega, ha solo «prenotato» 14,9 miliardi, ma «quanti ne useremo lo decideremo a fine anno». Nessuna fuga in avanti, insomma.

Poi a sera torna sull'argomento a Radio 1 e di nuovo prova a sedare gli animi: su Safe «non c'è nessuna novità», sottolinea, «è una tempesta in un bicchiere d'acqua: rispetteremo i tempi previsti, massima serenità». Intanto anche Fratelli d'Italia torna a frenare, per bocca del ministro Tommaso Foti. Per il titolare degli Affari Ue serve una «attenta ponderazione» su quale sia lo strumento migliore, anche perché «il Safe impone una compartecipazione a progetti altrui». E questo, spiega, può essere «positivo, ma anche un vincolo».

Il nodo politico

Ad agitare le acque nella maggioranza resta però soprattutto il nodo politico. La premier, che sull'argomento delle spese per armamenti aveva avuto nelle scorse settimane anche un'accesa discussione con il ministro della Difesa rivelata dal Messaggero, è convinta che in un momento di difficoltà, con gli italiani alle prese con il caro carburanti e l'esecutivo a caccia di risorse per sterilizzare le accise, dire sì a un maxi prestito per la Difesa per quanto conveniente sul piano finanziario potrebbe rivelarsi un boomerang in termini di consenso. «Gli italiani non capirebbero», è il ragionamento. Motivo per cui dei quasi 15 miliardi del Safe il governo potrebbe alla fine utilizzare forse un terzo, ma la decisione resta in stand-by.

Ma il problema agita pure il campo dei progressisti, che sul fondo europeo per il Riarmo si spaccano. Perché se i riformisti dem come Filippo Sensi e Piero Fassino ne invocano l'utilizzo, al pari di Italia viva e +Europa, Avs e M5S alzano le barricate. Ecco Giuseppe Conte: «Zero euro sui rincari della benzina ma sul riarmo la direzione è chiara», affonda il presidente stellato che sul no agli armamenti ha deciso di impostare buona parte della campagna per le (eventuali) primarie dei progressisti.

E così per rispedire la palla nel campo avverso, dal Pd Piero De Luca affonda sul «governo nel caos», mentre Riccardo Magi di +Europa parla di un «tira e molla indegno». Lo stesso fa Matteo Renzi, che punta il dito contro Tajani e cita Checco Zalone: «Ma è del mestiere questo?».

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