Preghiera da vecchio cronista di tanti decenni di Genova e delle sue successive classi dirigenti politiche, i sindaci, le sindache, gli assessori, le assessore, i presidenti, i deputati, i senatori, i consiglieri comunali regionali e financo provinciali, che oggi si chiamano metropolitani.Fateci scendere da questa altalena che un giorno candida la signora Salis Silvia coniugata Brizzi a chissà cosa nell’empireo della politica nazionale e l’altro la rimette al suo posto sul trono di Palazzo Tursi.A parte che le attività della sindaca sono spesso talmente esterne al Palazzo e incessanti che facciamo fatica a immaginarla nel suo bureau, in quello lassù in alto sotto Castelletto e in quello di rappresentanza in basso verso via Garibaldi, stupendo e molto soggiogante, dove da ragazzo mi impressionavo nell’entrata a leggere l’elenco di tutti i nomi dei predecessori del primo cittadino, che sarei andato a trovare o a intervistare.A parte questo alludiamo al ruolo al cento per cento di sindaca, che pensa a quello e nient’altro che, vi assicuro per averlo visto decine di volte, chi fa il sindaco non ha ben altro a cui pensare. Anche se oggi, come si può banalmente dire, “tutto fa brodo”.Perchè avete mai visto un sindaco o una sindaca precedente pensare in stretta prospettiva quotidiana ad altro oltre a quello che sta facendo?Lo immaginate uno come Pertusio, che se ne andò dopo 13 anni e mai nel suo favoloso mandato pensò ad altro, tanto che dopo lasciò la politica deluso da essa stessa?O uno come Fulvio Cerofolini, che poi fece il deputato e il consigliere regionale , ma mai se ne sarebbe andato da Tursi ed era per eccellenza solo e soltanto “u’sindacu”. Per dieci anni filati.O Beppe Pericu, grande professore che lasciò cattedra e studio professionale per farlo, che alla fine era un po’ stanco e magari, se gli avessero offerto uno strameritato scranno alla Corte Costituzionale per il suo “dopo”, lo avrebbe accettato eccome. Anche qui dieci anni filati.Ma durante? Per carità non ho visto sindaci pensare ad altro e a muoversi se non nell’esclusiva prospettiva di lavorare per la città prima di tutto.Lasciamo stare chi chi è stato strappato un po’ di forza dal ruolo, come lo stesso Marco Bucci, che secondo me avrebbe preferito continuare il suo lavoro a Tursi e magari finirlo o Adriano Sansa, l’”ex pretore d’assalto”, che doveva tornare al suo ruolo di magistrato e che poi, comunque, fu “licenziato” dalla politica perché troppo libero.Ecco perché con questi paragoni, ed anche altri alle spalle, l’altalena cui è sottoposta Salis fa un po’ girare la testa indipendentemente da come la pensi l’interessata.In settimana è uscito un altro articolo su “Il Fatto Quotidiano””, come ha ben raccontato Primocanale, che annuncia il lancio definitivo verso l’empireo della sindaca di Genova. Un libro, uno show e poi, magari, un film, visto che in famiglia li sanno fare bene per il salto definitivo a conquistare il ruolo chiave nella corsa verso Palazzo Chigi.Da cronisti anche vecchi, e quindi un po’ opachi, dobbiamo continuare a credere alle affermazioni della signora sindaca, che ha più volte smentito la sua aspirazione alternativa a fare il sindaco bene per tutti e cinque gli anni del suo prezioso mandato.Si comprende anche che, se le chiedono un impegno diverso, lei un pensierino ce lo faccia, come dichiarò qualche tempo fa a Bloomberg.Se a me avessero chiesto, ai miei tempi, come avrei reagito alla prospettiva di fare il direttore di “Repubblica” o de “Il Secolo XIX”, che sono i giornali dove più ho lavorato, altro che un pensierino ci avrei fatto!Ma detto questo fermate quell’altalena, perché fa male alla sindaca e fa un gran male a Genova, alla quale se permettete teniamo molto di più che a tutto il resto.La politica è molto diversa da quella che noi abbiamo conosciuto nelle diverse età della vita professionale, fatta di repentine ascese, di immagine, di mediaticità spinta, perfino ossessiva, ma anche di folgoranti cadute, scomparse ( dove è per esempio Beppe Grillo e dove è Giovanni Toti?), evaporazioni….Ma alla fine la polpa, la sostanza, è se chi la fa , la politica, l’amministrazione, è realmente capace di cambiare le cose, di lavorare per il bene comune, compito principale, e non per se stesso o se stessa. E il presupposto è di impegnarsi a tempo pieno per quello, fatte salve le legittime ambizioni di miglioramento che ognuno coltiva sempre, nel presente e nel futuro.L’altalena genovese è distorsiva, sta troppo a quel gioco mediatico che noi per primi alimentiamo sempre di più e in definitiva allontana dalla politica perché non sta dentro ai problemi della gente.Ma attenzione l’altalena come si può fermare?Lo abbiamo imparato tutti da bambini. La ferma chi la spinge, magari imprimendo slanci sempre meno forti e può anche fermarla chi è sopra. Sappiamo come, dissuadendo chi spinge, agevolando lentamente il suo rallentamento, fino a poggiare i piedi per terra e scendere.Se poi l’altalena è spinta solo dall’esterno allora abbiamo capito male. Capita.

Preghiera da vecchio cronista di tanti decenni di Genova e delle sue successive classi dirigenti politiche, i sindaci, le sindache, gli assessori, le assessore, i presidenti, i deputati, i senatori, i consiglieri comunali regionali e financo provinciali, che oggi si chiamano metropolitani.
Fateci scendere da questa altalena che un giorno candida la signora Salis Silvia coniugata Brizzi a chissà cosa nell’empireo della politica nazionale e l’altro la rimette al suo posto sul trono di Palazzo Tursi.
A parte che le attività della sindaca sono spesso talmente esterne al Palazzo e incessanti che facciamo fatica a immaginarla nel suo bureau, in quello lassù in alto sotto Castelletto e in quello di rappresentanza in basso verso via Garibaldi, stupendo e molto soggiogante, dove da ragazzo mi impressionavo nell’entrata a leggere l’elenco di tutti i nomi dei predecessori del primo cittadino, che sarei andato a trovare o a intervistare.
A parte questo alludiamo al ruolo al cento per cento di sindaca, che pensa a quello e nient’altro che, vi assicuro per averlo visto decine di volte, chi fa il sindaco non ha ben altro a cui pensare. Anche se oggi, come si può banalmente dire, “tutto fa brodo”.
Perchè avete mai visto un sindaco o una sindaca precedente pensare in stretta prospettiva quotidiana ad altro oltre a quello che sta facendo?
Lo immaginate uno come Pertusio, che se ne andò dopo 13 anni e mai nel suo favoloso mandato pensò ad altro, tanto che dopo lasciò la politica deluso da essa stessa?
O uno come Fulvio Cerofolini, che poi fece il deputato e il consigliere regionale , ma mai se ne sarebbe andato da Tursi ed era per eccellenza solo e soltanto “u’sindacu”. Per dieci anni filati.
O Beppe Pericu, grande professore che lasciò cattedra e studio professionale per farlo, che alla fine era un po’ stanco e magari, se gli avessero offerto uno strameritato scranno alla Corte Costituzionale per il suo “dopo”, lo avrebbe accettato eccome. Anche qui dieci anni filati.
Ma durante? Per carità non ho visto sindaci pensare ad altro e a muoversi se non nell’esclusiva prospettiva di lavorare per la città prima di tutto.
Lasciamo stare chi chi è stato strappato un po’ di forza dal ruolo, come lo stesso Marco Bucci, che secondo me avrebbe preferito continuare il suo lavoro a Tursi e magari finirlo o Adriano Sansa, l’”ex pretore d’assalto”, che doveva tornare al suo ruolo di magistrato e che poi, comunque, fu “licenziato” dalla politica perché troppo libero.
Ecco perché con questi paragoni, ed anche altri alle spalle, l’altalena cui è sottoposta Salis fa un po’ girare la testa indipendentemente da come la pensi l’interessata.
In settimana è uscito un altro articolo su “Il Fatto Quotidiano””, come ha ben raccontato Primocanale, che annuncia il lancio definitivo verso l’empireo della sindaca di Genova. Un libro, uno show e poi, magari, un film, visto che in famiglia li sanno fare bene per il salto definitivo a conquistare il ruolo chiave nella corsa verso Palazzo Chigi.
Da cronisti anche vecchi, e quindi un po’ opachi, dobbiamo continuare a credere alle affermazioni della signora sindaca, che ha più volte smentito la sua aspirazione alternativa a fare il sindaco bene per tutti e cinque gli anni del suo prezioso mandato.
Si comprende anche che, se le chiedono un impegno diverso, lei un pensierino ce lo faccia, come dichiarò qualche tempo fa a Bloomberg.
Se a me avessero chiesto, ai miei tempi, come avrei reagito alla prospettiva di fare il direttore di “Repubblica” o de “Il Secolo XIX”, che sono i giornali dove più ho lavorato, altro che un pensierino ci avrei fatto!
Ma detto questo fermate quell’altalena, perché fa male alla sindaca e fa un gran male a Genova, alla quale se permettete teniamo molto di più che a tutto il resto.
La politica è molto diversa da quella che noi abbiamo conosciuto nelle diverse età della vita professionale, fatta di repentine ascese, di immagine, di mediaticità spinta, perfino ossessiva, ma anche di folgoranti cadute, scomparse ( dove è per esempio Beppe Grillo e dove è Giovanni Toti?), evaporazioni….
Ma alla fine la polpa, la sostanza, è se chi la fa , la politica, l’amministrazione, è realmente capace di cambiare le cose, di lavorare per il bene comune, compito principale, e non per se stesso o se stessa.
E il presupposto è di impegnarsi a tempo pieno per quello, fatte salve le legittime ambizioni di miglioramento che ognuno coltiva sempre, nel presente e nel futuro.
L’altalena genovese è distorsiva, sta troppo a quel gioco mediatico che noi per primi alimentiamo sempre di più e in definitiva allontana dalla politica perché non sta dentro ai problemi della gente.
Ma attenzione l’altalena come si può fermare?
Lo abbiamo imparato tutti da bambini. La ferma chi la spinge, magari imprimendo slanci sempre meno forti e può anche fermarla chi è sopra. Sappiamo come, dissuadendo chi spinge, agevolando lentamente il suo rallentamento, fino a poggiare i piedi per terra e scendere.
Se poi l’altalena è spinta solo dall’esterno allora abbiamo capito male. Capita.
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