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Con “La Stampa” diretta da Di Rosa più occhi su Genova e la Liguria

Дата публикации: 19-07-2026 03:56:43

https://www.youtube.com/embed/hdHXhDJqddg?si=v37jcGAUFmPJ-i6ZC’è un po’ di Genova nella nuova direzione de La Stampa, lo storico quotidiano di Torino e del Piemonte. C’è un po’ di Genova perché il nuovo direttore del giornale, un tempo bandiera degli Agnelli, oggi di un nuovo gruppo editoriale è un giornalista dalla vasta esperienza che per quasi cinque anni ha vissuto a Genova, dirigendo Il Secolo XIX. Si tratta di Antonio Di Rosa, lunga carriera dalla Gazzetta del Popolo al Corriere della Sera, poi alla Gazzetta del Sport e infine a La Presse e alla Nuova Sardegna. In mezzo, dal 1999 al 2004 a guidare il Decimonono e il sottoscritto a fare da suo vicedirettore fino al passaggio alla direzione di Primocanale. Gli anni con Di Rosa li ricordo con grande piacere, per lo spessore del direttore che riusciva così bene a coniugare la specificità regionale del Secolo XIX, carta vincente del quotidiano dei Perrone, editori con la E maiuscola, e una vocazione nazionale ben calibrata.Ecco che il suo arrivo alla Stampa mi fa pensare che saprà ancora rafforzare in questo storico quotidiano quello spirito local insieme alla posizione nazionale.“Ricordo con piacere la nostra squadra nella mente e nel cuore. Sarà una Stampa glocal, cioè parleremo del mondo e delle nostre parti. Certe volte le notizie che arrivano da Torino e dal Piemonte hanno una forte valenza nazionale. E la Stampa è sempre stata attenta alla politica nazionale e internazionale. L’Avvocato diceva che la Stampa poteva essere il ponte italiano per l’Europa, ma purtroppo non è stato così”.Ma la chiacchierata che con Antonio Di Rosa ho fatto per Primocanale mi ha fatto ricordare subito, quei drammatici giorni del G8 quando vivevamo e lavoravamo in redazione a Piccapietra al confine con le barriere della “Zona Rossa”, quell’area off-limits di Genova riservata ai Grandi tutti a dibattere peraltro con scarsissimi risultati concreti tra la mura sagge del Palazzo Ducale di Andrea Doria.Di Rosa ha ricordato subito l’emozione di quei giorni. “La nostra Francesca Paci era a Genova come noi. Leggendo il pezzo che ha scritto mi sono emozionato ripensando a quei giorni difficili, quando credevamo che fosse il finimondo. Un ragazzo ucciso, le violenze, le torture alla Diaz Un disastro . Nessuno di noi immaginava che a Genova si sarebbe riversato un flusso enorme non solo di black block, ma di gente, di popolo, di famiglie che volevano far sentire la loro voce. Un giorno richiamai i cronisti alle 18 perché avevamo paura davvero. I cronisti coraggiosi hanno rischiato”. Mi ha fatto anche piacere la conferma del rinnovato interesse da “torinese” al ruolo di Genova, quella posizione che faceva della nostra città un angolo indispensabile del cosiddetto Triangolo o più comprensibilmente, lasciando da parte la geometria, quel GE del Ge.Mi.To. che avrebbe dovuto essere un’ alleanza per lo sviluppo di piattaforme comuni, sui temi della mobilità, dell’innovazione e dello sviluppo turistico. Avrebbe dovuto essere la costruzione di un nuovo distretto industriale, ispirato al futuro la macro-regione del nord Italia e delle città Metropolitane.Poi sappiamo come è andata a finire, con un indecente disastro autostradale e ferroviario che ha reso Genova soprattutto, ma non solo, una sorta di isola raggiungibile con lunghe sofferenze. Tutto questo mentre ancora qualcuno rivangava la geniale idea del Terzo Valico, tradito. Bene, Di Rosa per nostra fortuna crede al progetto ormai pare vicino del Terzo Valico anche per tutta l’area piemontese. E nell’intervista a Primocanale ne ribadisce i motivi partendo dal valore del nostro porto, ma aggiungendo anche le offerte dell’innovazione tecnologica e , logicamente, i valori di un turismo che tra Liguria e Piemonte è storicamente molto vivace: i piemontesi che scendono sulle nostre riviere e liguri che salgono verso le colline e montagne, in inverno e in estate. “Genova? Ce ne occuperemo perché non puoi essere lontano da una città che ha quasi la metà degli abitanti della Liguria e un porto per l’Europa che col Terzo valico diventerà indispensabile. Dunque un grande interesse. Penso che Liguria sconti la crisi dell’industria, dell’automotive. Porto eccellente e terzo valico diventeranno un punto di crescita. Ma le regioni vanno sostenute anche dai giornali e dal governo nazionale spesso distratto su un Nord Ovest che ha dato tanto e che dovrà dare tanto, con un Piemonte industriale per tradizione e Genova un porto naturale. Certo si passa da un sistema industriale tradizionale a uno diverso.”Difficile oggi guidare un giornale…..come si fa?“Bella domanda. Una volta erano più densi, ma non voglio fare l’amarcord. Ci sono grandi difficoltà: prima si camminava e si vedeva di più, senza telefonini e altri nuovi mezzi di comunicazione. Non spostarsi e vedere da lontano penalizza i contenuti. Così ai miei ho chiesto di vedere tutto, di andare sui fatti. Come lo sta dimostrando la nostra inchiesta sulla vita difficile degli anziani”.
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C’è un po’ di Genova nella nuova direzione de La Stampa, lo storico quotidiano di Torino e del Piemonte. C’è un po’ di Genova perché il nuovo direttore del giornale, un tempo bandiera degli Agnelli, oggi di un nuovo gruppo editoriale è un giornalista dalla vasta esperienza che per quasi cinque anni ha vissuto a Genova, dirigendo Il Secolo XIX. Si tratta di Antonio Di Rosa, lunga carriera dalla Gazzetta del Popolo al Corriere della Sera, poi alla Gazzetta del Sport e infine a La Presse e alla Nuova Sardegna. In mezzo, dal 1999 al 2004 a guidare il Decimonono e il sottoscritto a fare da suo vicedirettore fino al passaggio alla direzione di Primocanale.

Gli anni con Di Rosa li ricordo con grande piacere, per lo spessore del direttore che riusciva così bene a coniugare la specificità regionale del Secolo XIX, carta vincente del quotidiano dei Perrone, editori con la E maiuscola, e una vocazione nazionale ben calibrata.
Ecco che il suo arrivo alla Stampa mi fa pensare che saprà ancora rafforzare in questo storico quotidiano quello spirito local insieme alla posizione nazionale.

“Ricordo con piacere la nostra squadra nella mente e nel cuore. Sarà una Stampa glocal, cioè parleremo del mondo e delle nostre parti. Certe volte le notizie che arrivano da Torino e dal Piemonte hanno una forte valenza nazionale. E la Stampa è sempre stata attenta alla politica nazionale e internazionale. L’Avvocato diceva che la Stampa poteva essere il ponte italiano per l’Europa, ma purtroppo non è stato così”.
Ma la chiacchierata che con Antonio Di Rosa ho fatto per Primocanale mi ha fatto ricordare subito, quei drammatici giorni del G8 quando vivevamo e lavoravamo in redazione a Piccapietra al confine con le barriere della “Zona Rossa”, quell’area off-limits di Genova riservata ai Grandi tutti a dibattere peraltro con scarsissimi risultati concreti tra la mura sagge del Palazzo Ducale di Andrea Doria.

Di Rosa ha ricordato subito l’emozione di quei giorni. “La nostra Francesca Paci era a Genova come noi. Leggendo il pezzo che ha scritto mi sono emozionato ripensando a quei giorni difficili, quando credevamo che fosse il finimondo. Un ragazzo ucciso, le violenze, le torture alla Diaz Un disastro . Nessuno di noi immaginava che a Genova si sarebbe riversato un flusso enorme non solo di black block, ma di gente, di popolo, di famiglie che volevano far sentire la loro voce. Un giorno richiamai i cronisti alle 18 perché avevamo paura davvero. I cronisti coraggiosi hanno rischiato”.
Mi ha fatto anche piacere la conferma del rinnovato interesse da “torinese” al ruolo di Genova, quella posizione che faceva della nostra città un angolo indispensabile del cosiddetto Triangolo o più comprensibilmente, lasciando da parte la geometria, quel GE del Ge.Mi.To. che avrebbe dovuto essere un’ alleanza per lo sviluppo di piattaforme comuni, sui temi della mobilità, dell’innovazione e dello sviluppo turistico. Avrebbe dovuto essere la costruzione di un nuovo distretto industriale, ispirato al futuro la macro-regione del nord Italia e delle città Metropolitane.

Poi sappiamo come è andata a finire, con un indecente disastro autostradale e ferroviario che ha reso Genova soprattutto, ma non solo, una sorta di isola raggiungibile con lunghe sofferenze. Tutto questo mentre ancora qualcuno rivangava la geniale idea del Terzo Valico, tradito.
Bene, Di Rosa per nostra fortuna crede al progetto ormai pare vicino del Terzo Valico anche per tutta l’area piemontese. E nell’intervista a Primocanale ne ribadisce i motivi partendo dal valore del nostro porto, ma aggiungendo anche le offerte dell’innovazione tecnologica e , logicamente, i valori di un turismo che tra Liguria e Piemonte è storicamente molto vivace: i piemontesi che scendono sulle nostre riviere e liguri che salgono verso le colline e montagne, in inverno e in estate.

“Genova? Ce ne occuperemo perché non puoi essere lontano da una città che ha quasi la metà degli abitanti della Liguria e un porto per l’Europa che col Terzo valico diventerà indispensabile. Dunque un grande interesse. Penso che Liguria sconti la crisi dell’industria, dell’automotive. Porto eccellente e terzo valico diventeranno un punto di crescita. Ma le regioni vanno sostenute anche dai giornali e dal governo nazionale spesso distratto su un Nord Ovest che ha dato tanto e che dovrà dare tanto, con un Piemonte industriale per tradizione e Genova un porto naturale. Certo si passa da un sistema industriale tradizionale a uno diverso.”

Difficile oggi guidare un giornale…..come si fa?
“Bella domanda. Una volta erano più densi, ma non voglio fare l’amarcord. Ci sono grandi difficoltà: prima si camminava e si vedeva di più, senza telefonini e altri nuovi mezzi di comunicazione. Non spostarsi e vedere da lontano penalizza i contenuti. Così ai miei ho chiesto di vedere tutto, di andare sui fatti. Come lo sta dimostrando la nostra inchiesta sulla vita difficile degli anziani”.

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