PERUGIA - Una foto dietro il bancone della sua tabaccheria, nel cuore di San Marco. Sigaretta accesa in bocca e mani alte sopra la testa a reggere una riproduzione di un fucile Umarex calibro 68....
A Perugia fa discutere il post del noto tabaccaio Enrico Bizzarri
di Egle Priolo
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domenica 26 luglio 2026, 07:38
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PERUGIA - Una foto dietro il bancone della sua tabaccheria, nel cuore di San Marco. Sigaretta accesa in bocca e mani alte sopra la testa a reggere una riproduzione di un fucile Umarex calibro 68. E un messaggio: «Io sto con Roggero. 13 ore al giorno di lavoro per un pezzo di pane, in mano a pazzi e drogati, stranieri irritanti ed arroganti. Noi paghiamo le tasse. Dopo 4 rapine sono pronto alla soluzione H. Non vi regalo neanche un centesimo. Vi aspetto». Questo il post pubblicato ieri da Enrico Bizzarri, già noto gestore di locali notturni, con parole e immagini che hanno creato dibattito in città. Tra chi appoggia la sua esternazione e chi lo invita a comportamenti più prudenti.
«La verità – ha raccontato lui al Messaggero, spiegando il suo appoggio al gioielliere finito in carcere per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo – è che siamo soli. Qui non si vive più. Io vannacciano? Sono socialista, della Quarta internazionale, sono lontanissimo dalle idee del generale. Io aiuto tutti, ho fermato ladri di anziani, vengo dall'esercito e ora ospito il figlio di un ex commilitone con cui ho operato in Somalia. Faccio raccolte di cibo per le famiglie bisognose. Aiuto tutto il quartiere. Ma non si può più vivere così». Il suo acceso sfogo parte da quanto accaduto giorni fa, dopo che lui e le sue collaboratrici, davanti a testimoni, sono stati minacciati di morte da un “californiano iraniano” per una lite su un prodotto acquistato al distributore. «Mi ha detto che avrebbe tagliato la testa a me e alla mia famiglia, ha offeso pure mia madre – spiega Bizzarri, da sempre conosciuto come Camoscio -. Tutto per un accendino. Ho subito 4 rapine in 15 anni e alla fine hanno tolto a me il porto d'armi perché per la legge sono pericoloso. Ma qui tocca difendersi da soli, se chiedi aiuto non arriva mai nessuno». «Qui non si parla più di integrazione, ma di violenza sulle nostre famiglie - conclude Bizzarri -. Se non reagiamo così le mie collaboratrici chi le difende? Qui passa di tutto, ogni giorno ubriachi, violenti. A questa gente diamo la possibilità di fare tutto e non possiamo difenderci? La situazione è drammatica e va trovata una soluzione. E io sono pronto».