Nell'estate caldissima dei binari, l'entrata nel mercato tedesco del trasporto ferroviario da parte di Italo, ha una certa rilevanza. La Germania è un grande mercato. I tedeschi...
Nell'estate caldissima dei binari, l'entrata nel mercato tedesco del trasporto ferroviario da parte di Italo, ha una certa rilevanza. La Germania è un grande mercato. I tedeschi utilizzano quotidianamente i treni come mezzo di trasporto. Con un paradosso. Hanno una rete arretrata e un operatore, Deutsche Bahn, che sulla puntualità lascia molto a desiderare. In Germania solo 6 treni su dieci arrivano puntuali, gli altri quattro ritardano.
Per anni Berlino non ha investito sull'infrastruttura per rispettare il vincolo costituzionale del pareggio di Bilancio. Ora che quel vincolo è stato eliminato, si è iniziato a riammodernare i binari. Per un concorrente questo è probabilmente il momento più opportuno per farsi avanti. Con un'avvertenza. Il mercato ferroviario tedesco è una sorta di monopolio. Oltre il 90 per cento del trasporto a lunga percorrenza è appannaggio di Deutsche Bahn. Che non è una impresa qualunque perché è controllata direttamente dallo Stato e, dunque, dal governo. Quello stesso Stato e quello stesso governo che dettano le regole anche sui binari e sugli slot necessari a Italo per far funzionare il piano industriale.
Si potrebbe osservare che le condizioni non sono poi tanto diverse da quelle che la società dei treni oggi partecipata con una quota di maggioranza dalla Msc di Gianluigi Aponte, ha dovuto affrontare in Italia quando ha sfidato le Ferrovie dello Stato e Rfi. Così come si può certamente dire che la decisione di acquistare i treni tedeschi della Siemens è stata strategicamente intelligente. Italo entra nel mercato tedesco portando in dote una commessa rilevante, di 3,6 miliardi di euro, a un gruppo industriale di una nazione che sta affrontando probabilmente la sua più grande crisi produttiva dal dopoguerra (si pensi alla crisi della Volkswagen).
Non c'è solo questo, Italo in Italia ha dimostrato che la concorrenza è un bene per tutti. Non soltanto per i viaggiatori che possono avere alternative e prezzi migliori, ma per lo stesso operatore "storico". Le stesse Ferrovie, soprattutto per il contributo dei Frecciarossa, sono diventate profittevoli. C'è forse un'altra osservazione che vale la pena di fare. L'Italia con i suoi gruppi e il loro ingresso sul mercato tedesco, sta contribuendo con i fatti a rafforzare la struttura portante del mercato unico europeo. Vale ovviamente per Italo, che porterà senza dubbio una ventata di concorrenza in uno dei mercati del trasporto ferrovirio più ostici (ma anche più promettenti), del Vecchio Continente. Ma vale anche per Unicredit, che ha saputo convincere il mercato della bontà della sua offerta su Commerzbank, nonostante la contrarietà non solo del governo tedesco, ma anche dei sindacati e dei lavoratori.
L'Italia più che predicarla, l'Europa, almeno quella economica, sta contribuendo a costruirla. Ed è un frutto anche della stabilità politica, dei conti pubblici in ordine, della capacità delle imprese di innovare e vincere la sfida sui mercati anche in un mondo reso molto più complesso dall'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca e dall'imposizione dei dazi.